Adunata degli Alpini, l’Usb attacca: «Genova blindata, servizi sotto pressione e lavoratori reclutati»

Il sindacato contesta la gestione dell’evento dall’8 al 10 maggio e parla di una città messa in tensione: viabilità stravolta, sanità potenziata come per un’emergenza, scuole chiuse, mercati sospesi e personale pubblico chiamato a reggere l’impatto dell’arrivo previsto di centinaia di migliaia di persone

A pochi giorni dalla novantasettesima Adunata nazionale degli Alpini, in programma a Genova dall’8 al 10 maggio, l’Usb Liguria interviene con una presa di posizione durissima contro l’organizzazione dell’evento. Nel comunicato diffuso, il sindacato contesta la narrazione della manifestazione come semplice festa popolare e sostiene che la città si stia preparando a tre giorni di forte pressione sui servizi pubblici, sulla mobilità, sulla sanità, sulla scuola, sui mercati e sui lavoratori chiamati a garantire il funzionamento della macchina urbana.

La critica dell’Usb parte dalla viabilità. Il sindacato parla di una Genova “blindata”, con due grandi aree pedonali alpine destinate a incidere su centro storico, Foce, Caricamento, corso Buenos Aires e Borgo Pila. Dentro questi perimetri, viene ricordato, sono previsti divieti di circolazione e sosta con rimozione forzata, mentre le deroghe riguardano mezzi di soccorso, corpi militari dello Stato, logistica notturna e veicoli autorizzati con contrassegno legato all’Adunata. Secondo il sindacato, deviazioni dei bus, spostamenti dei capolinea e limitazioni alla mobilità rischiano di trasformare i cittadini in ostaggi di una viabilità costruita attorno all’evento.
Il fronte più sensibile resta quello sanitario. L’Unione sindacale di base richiama l’arrivo atteso di circa 400 mila persone e parla di un piano emergenziale senza precedenti, con pronto soccorso rafforzati, tre postazioni mediche avanzate previste al Porto Antico, in piazza De Ferrari e in piazza della Vittoria, e ambulanze aggiuntive distribuite sul territorio. Il sindacato, però, sostiene che il tema non riguardi soltanto l’emergenza visibile, ma l’intera organizzazione ospedaliera, dai reparti alle portinerie, dagli uffici tecnici alla manutenzione, dagli impianti alla continuità dei servizi.
Nel comunicato viene denunciato il coinvolgimento dei servizi minimi essenziali e la richiesta a lavoratrici e lavoratori di modificare turni e presenze, anche nella giornata di domenica, con il rischio di comprimere riposi e organizzazione personale. L’Unione sindacale di base sottolinea anche il ruolo del personale tecnico, chiamato a garantire che durante l’Adunata non si verifichino guasti, blocchi agli ascensori, problemi agli impianti o interruzioni nei sistemi informatici. La sintesi del sindacato è netta: la struttura ospedaliera sarebbe stata messa in tensione come se la città si preparasse non a una festa, ma a un’emergenza di protezione civile.
Un passaggio specifico riguarda l’ospedale Galliera, indicato come uno dei presidi cittadini di riferimento e collocato dentro la zona rossa dell’Area pedonale alpina. L’Unione sindacale di base solleva interrogativi sull’accessibilità dei mezzi di soccorso tra strade sbarrate e folla, ma anche sulla possibilità per i lavoratori di raggiungere regolarmente il proprio turno. Il sindacato contesta inoltre la centralità comunicativa dell’ospedale da campo dell’Associazione Nazionale Alpini, definendola propaganda bellica e non una risposta strutturale ai bisogni sanitari dei cittadini.
La protesta investe anche scuole, parchi e mercati. L’Unione sindacale di base Scuola Liguria aveva già criticato la chiusura degli istituti l’8 e il 9 maggio, interpretandola come una resa della città alle esigenze di una componente delle forze armate. Nel comunicato vengono richiamati anche i parchi storici chiusi dal 7 all’11 maggio per prevenire danni al patrimonio paesaggistico e la cancellazione dei mercati di via Tortosa e Terralba il 9 maggio, con operatori lasciati senza lavoro e senza reddito e, secondo il sindacato, senza un confronto preventivo.
Altro capitolo riguarda Palazzo Reale e i Musei nazionali, dove l’Unione sindacale di base parla di ferie di fatto negate e di personale costretto a turni pesanti per garantire aperture straordinarie. Il sindacato ricorda che i musei opererebbero già con una dotazione di personale molto ridotta e rivendica lo stato di agitazione proclamato, collegando il caso alla carenza di assunzioni e alla pressione prodotta dagli eventi collegati all’Adunata.
La lettura politica del sindacato è ancora più ampia. L’Unione sindacale di base inserisce l’Adunata dentro un quadro che definisce di militarizzazione della mobilità e dei territori, richiamando il programma europeo Military Mobility, pensato per facilitare lo spostamento rapido di truppe e mezzi attraverso il continente, e il ruolo logistico di Genova, anche per il collegamento ferroviario Reno-Alpino tra porto e Rotterdam. Secondo il sindacato, bloccare la città per tre giorni, gerarchizzare la circolazione e testare la tenuta dei servizi essenziali significherebbe verificare in condizioni reali la capacità di gestire uno snodo logistico strategico.
Nel comunicato viene citato anche l’assessore ai Lavori pubblici e Manutenzioni Massimo Ferrante, che aveva spiegato come la gestione dell’Adunata passi attraverso il Centro operativo comunale, struttura normalmente convocata per le emergenze, e aveva paragonato l’arrivo previsto di 400 mila persone al raddoppio della popolazione residente. Per l’Unione sindacale di base, proprio queste parole confermerebbero la natura straordinaria dell’evento e la pressione a cui saranno sottoposti servizi, lavoratori e città.
Il sindacato conclude negando che si tratti soltanto di una festa. Nella sua ricostruzione, l’Adunata sarebbe un’operazione politica che, dietro la dimensione folkloristica e popolare, mostra una città piegata a logiche di ordine, mobilità gerarchizzata e militarizzazione, mentre il governo aumenta la spesa militare e l’Unione europea costruisce quella che il comunicato definisce “Schengen militare”. Una posizione destinata ad alimentare il confronto già acceso intorno all’evento, tra chi vede nell’Adunata una grande occasione di partecipazione e indotto e chi, come l’Unione sindacale di base, la considera una prova di stress imposta alla città e ai suoi lavoratori.
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