Commenti contro lesbiche e gay sotto il post di Paola Bordilli, bufera dopo 24 ore online: «Non basta cancellare»

La consigliera delegata alle Pari Opportunità del Municipio Centro Est Paola Olivieri condanna le frasi comparse sotto un post della capogruppo comunale della Lega. Il caso era stato sollevato anche dall’assessora Rita Bruzzone: «Chi ha ruoli pubblici custodisca lo spazio democratico, anche digitale»

Commenti violenti contro persone lesbiche e gay, rimasti online per circa 24 ore sotto un post pubblico della capogruppo comunale della Lega Paola Bordilli e cancellati solo ieri sera, quando le polemiche hanno cominciato a crescere. È questo il caso che sta facendo discutere a Genova, dopo lo scambio tra due utenti social donne in cui sono apparse frasi che evocavano la “lapidazione” delle lesbiche, la “galera” per i gay e immagini di persone omosessuali “appese al filo spinato”. Commenti che, secondo la consigliera delegata alle Pari Opportunità del Municipio I Centro Est Paola Olivieri, non possono essere liquidati come provocazioni o “uscite infelici”, ma rappresentano un linguaggio di odio che chiama in causa anche la responsabilità politica di chi gestisce spazi pubblici di discussione.

La vicenda è esplosa dopo che l’assessora comunale alle Pari Opportunità Rita Bruzzone, esponente del Partito Democratico, ha pubblicato un post in cui ha messo in fila la propria identità politica e personale, rivendicando di essere «donna del Pd», femminista e transfemminista, a favore della libertà religiosa, della libertà di amare, amica di gay e lesbiche e presente alle manifestazioni e al Pride. Rita Bruzzone ha richiamato direttamente i commenti comparsi sotto il post dell’esponente della Lega, chiedendosi quale indignazione pubblica sarebbe dovuta arrivare davanti a frasi di quel tenore e chiudendo con un riferimento ironico alla sindaca Silvia Salis, che nei giorni precedenti aveva invitato a fare attenzione al contesto storico delle parole.
La presa di posizione più formale arriva ora da Paola Olivieri, consigliera delegata alle Pari Opportunità del Municipio I Centro Est, che interviene anche a nome della presidente del Municipio Simona Cosso, della giunta e della maggioranza municipale. La condanna è netta: le frasi comparse online vengono definite «affermazioni apertamente violente e intrise di odio nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali, asessuali e delle altre identità della comunità», con particolare accanimento verso donne lesbiche e uomini gay. Per Olivieri, quelle parole non appartengono al campo dell’esagerazione polemica, ma a quello della violenza simbolica, perché evocano punizione, segregazione e cancellazione di persone reali.
Il punto politico, secondo la consigliera municipale, riguarda anche il contesto in cui quei commenti sono comparsi. Non si tratta di una chat privata o di un angolo marginale della rete, ma di uno spazio pubblico riconducibile al confronto politico. Per questo, sostiene Paola Olivieri, chi ricopre responsabilità istituzionali non può permettersi ambiguità né silenzi e ha il dovere di isolare e respingere con chiarezza ogni forma di odio e discriminazione. La cancellazione dei commenti, arrivata solo dopo l’avvio delle polemiche, viene considerata insufficiente se non accompagnata da una presa di posizione pubblica.
«Chi ricopre ruoli pubblici ha una responsabilità in più: custodire lo spazio democratico, anche quello digitale. Quando in quello spazio compaiono parole che evocano lapidazione, galera e filo spinato contro persone lesbiche e gay, non basta cancellare. Occorre prendere posizione, con chiarezza», afferma Paola Olivieri, chiedendo a tutte le forze politiche, senza distinzione, di uscire da ogni ambiguità. La consigliera insiste sul fatto che nessuna persona debba avere paura per ciò che è o per chi ama e che l’odio non possa essere normalizzato attraverso il silenzio.
Per il Municipio I Centro Est, la questione dovrà ora essere affrontata nelle sedi opportune. La consigliera delegata annuncia la volontà di valutare, in accordo con la presidente Simona Cosso e con la giunta municipale, ogni possibile iniziativa istituzionale, anche in raccordo con l’Ufficio per le persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali, asessuali e con l’assessorato comunale alle Pari Opportunità. L’obiettivo dichiarato è tutelare la dignità delle persone e i principi costituzionali della convivenza civile.
La consigliera municipale richiama anche il lavoro culturale da costruire sul territorio: sostegno alle associazioni, momenti di incontro, iniziative di sensibilizzazione e contrasto concreto a ogni forma di discriminazione. La sua posizione è che parole di questo tipo non restino mai isolate dentro un commento social, ma contribuiscano a costruire un clima ostile, capace di rendere più fragile la sicurezza quotidiana delle persone bersagliate. Per questo, dice, le istituzioni non possono tollerare, minimizzare o lasciare scivolare nel silenzio frasi che evocano violenza contro una parte della cittadinanza.
Il caso si inserisce in un clima politico già acceso intorno ai temi dei diritti, della presenza pubblica delle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali, asessuali e della responsabilità del linguaggio usato online. Da una parte c’è la libertà del confronto politico, anche duro; dall’altra, sottolineano le esponenti delle Pari Opportunità, c’è un limite che non può essere superato: quello dell’istigazione all’odio o della normalizzazione della violenza. Ed è proprio su questo confine che ora si concentra la richiesta di una presa di posizione pubblica: non solo rimuovere i commenti, ma dire chiaramente che frasi su lapidazione, galera e filo spinato non hanno cittadinanza nel dibattito democratico.
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