Skymetro, Genova divisa: Linea Condivisa contro il progetto, il comitato per il Sì accusa la giunta Salis di voler perdere i fondi

Scontro politico e civico sulla linea sopraelevata per la Valbisagno. Da un lato l’accusa di “opera sbagliata e non cantierabile”, dall’altro il timore che dire no significhi rinunciare a 400 milioni di euro

Si accende il dibattito sullo Skymetro, il controverso progetto di prolungamento della metropolitana da Brignole a Molassana, e ancora una volta a infiammare la discussione sono le opposte letture politiche e civiche emerse dopo l’incontro tecnico avvenuto l’8 luglio scorso al Ministero.

Da una parte, la rete Linea Condivisa, che riunisce esponenti della maggioranza comunale e municipale vicini alla Sindaca Silvia Salis, ribadisce la propria contrarietà al progetto, giudicato “tecnicamente inadeguato, ambientalmente impattante e gestito in modo opaco”. Dall’altra, i Comitati per il Sì allo Skymetro accusano la nuova amministrazione di “sabotare il progetto per ragioni ideologiche”, portando Genova a rischiare la perdita del finanziamento statale da 398 milioni di euro, più i 19 milioni già spesi per la progettazione.
Linea Condivisa: “Progetto fallimentare, serve una visione nuova”
Nel comunicato firmato da esponenti di Linea Condivisa – tra cui i consiglieri comunali Filippo Bruzzone ed Erika Venturini, il consigliere regionale Gianni Pastorino e diversi amministratori municipali – si sottolinea come lo Skymetro sia stato “imposto dall’amministrazione Bucci senza reale confronto con i cittadini e senza valutare alternative più sostenibili”.
La decisione del Ministero di voler procedere con il progetto viene giudicata “miope e pericolosa”, soprattutto alla luce delle due bocciature ricevute dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, delle criticità idrauliche e paesaggistiche già note, e della mancata cantierabilità del progetto P4, che “oggi è privo di copertura finanziaria per il secondo lotto e per la ricostruzione dell’Istituto Firpo Buonarroti”.
«Accogliamo con favore la scelta dell’attuale giunta di interrompere l’iter – dichiarano – perché finalmente si apre uno spazio di trasparenza, partecipazione e responsabilità. Genova ha bisogno di soluzioni condivise, non di opere calate dall’alto destinate a fallire».
Comitati per il Sì: “La giunta Salis dice no per scelta politica”
Di tutt’altro avviso il Comitato per il Sì allo Skymetro, guidato da Claudio Regazzoni, che accusa apertamente la giunta Salis di aver detto no all’opera fin dall’inizio, utilizzando l’atteggiamento del Ministero come pretesto per giustificare la propria posizione.
«Nell’incontro a Roma – si legge nel comunicato – gli assessori del Comune hanno espresso chiaramente la volontà di non realizzare lo Skymetro, chiedendo una proroga per presentare un nuovo progetto alternativo. Il Ministero ha spiegato che ciò non è compatibile con il mantenimento del finanziamento».
Il Comitato denuncia quindi il rischio concreto che Genova debba restituire 400 milioni di euro e che il progetto venga accantonato, costringendo la Valbisagno ad attendere altri vent’anni per vedere una soluzione al nodo del trasporto pubblico veloce. Bocciata anche l’ipotesi di un tram, definita “inadeguata e fonte di ulteriori problemi per il quartiere”.
«Non ci fermeremo – conclude Regazzoni –. Chiediamo che si proceda immediatamente con il progetto esecutivo dello Skymetro, già approvato con prescrizioni. Serve coraggio per portare avanti ciò che serve alla città, non una ritirata mascherata da partecipazione».
Un’opera sempre più simbolo di divisione
Lo Skymetro è ormai molto più di un progetto infrastrutturale: è diventato il simbolo di due visioni opposte della città. Da una parte, chi chiede velocità d’azione e concretezza, anche a costo di sacrifici urbanistici e paesaggistici. Dall’altra, chi invoca una progettazione condivisa, sostenibile e rispettosa del territorio, anche a costo di tempi più lunghi e finanziamenti da ricercare nuovamente.
Nel mezzo, la Valbisagno, ancora in attesa da decenni di un sistema di trasporto pubblico efficace, resta spettatrice – e protagonista – di uno scontro che, al momento, non accenna a placarsi.
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