Tossicodipendenze nei vicoli, da luglio spazi protetti per i casi più critici nel centro storico

Regione Liguria, Azienda territoriale sanitaria Liguria, servizio per le dipendenze, Comune e Prefettura lavorano a una sperimentazione estiva per accogliere temporaneamente le persone in maggiore fragilità, agganciarle ai servizi e avviare percorsi di cura. L’assessore Massimo Nicolò rivendica gli investimenti regionali e richiama il Comune alle sue responsabilità su degrado e sicurezza urbana

Spazi protetti per accogliere temporaneamente le situazioni più acute legate al consumo di sostanze nel centro storico di Genova. È la sperimentazione che Regione Liguria, attraverso Azienda territoriale sanitaria Liguria e il servizio per le dipendenze, avvierà da luglio in collaborazione con Comune di Genova e Prefettura. L’obiettivo è intervenire sulle criticità che da mesi si concentrano nei vicoli, dove fragilità sanitaria, dipendenze, marginalità sociale e percezione di insicurezza si intrecciano ogni giorno negli spazi pubblici.

Il progetto accompagnerà il periodo estivo e sarà costruito con il coinvolgimento del privato sociale accreditato, chiamato a mettere a disposizione luoghi dedicati all’accoglienza temporanea delle persone in condizioni più critiche. Le strutture e le modalità operative saranno definite nelle prossime settimane attraverso incontri tecnici tra i soggetti coinvolti. La direzione, però, è già tracciata: togliere dalla strada le situazioni più gravi, offrire un ambiente protetto, garantire una presenza sociosanitaria qualificata e provare a trasformare l’intervento d’urgenza in un primo passo verso la presa in carico.

La sperimentazione nasce in un momento in cui il tema delle tossicodipendenze nel centro storico è diventato uno dei nodi più sensibili del confronto pubblico cittadino. Da un lato ci sono i residenti, i commercianti e chi vive quotidianamente i vicoli, alle prese con situazioni di degrado, persone in stato di alterazione e criticità che incidono sulla vivibilità. Dall’altro ci sono persone spesso in condizioni di estrema vulnerabilità, per le quali la sola risposta di ordine pubblico non basta e rischia di spostare il problema senza affrontarne le cause sanitarie e sociali.
«Regione Liguria ha deciso di sostenere questo progetto per dare una risposta concreta a una situazione che richiede attenzione e interventi mirati», spiega l’assessore alla sanità, politiche sociosanitarie e sociali, terzo settore Massimo Nicolò. Secondo l’assessore, l’obiettivo è offrire a persone fragili un ambiente protetto e un supporto qualificato, non limitandosi alla gestione dei casi più critici che emergono nel centro storico, ma cercando di avviare percorsi di recupero, rieducazione e reinserimento. Il punto centrale, nella lettura della Regione, è creare le condizioni perché chi oggi resta ai margini possa essere accompagnato verso una presa in carico sociosanitaria e un progetto concreto di cura.
All’interno degli spazi individuati sarà garantita la presenza di personale sociosanitario messo a disposizione da Azienda territoriale sanitaria Liguria attraverso il privato sociale accreditato. Gli operatori avranno funzioni assistenziali, educative e di orientamento. Dovranno intercettare le persone, costruire un rapporto di fiducia, favorire l’aggancio ai servizi territoriali e accompagnare, quando possibile, l’avvio di percorsi di cura e recupero. È una fase delicata, perché nelle situazioni di dipendenza più radicata il primo ostacolo è spesso proprio la difficoltà di stabilire un contatto stabile con i servizi.
Il progetto punta quindi a mettere insieme tutela della salute, inclusione sociale e sicurezza urbana. Non si tratta di aprire semplicemente un luogo dove trasferire temporaneamente le criticità, ma di costruire un presidio capace di lavorare sulla relazione, sull’orientamento e sulla continuità della presa in carico. La presenza del servizio per le dipendenze e del privato sociale accreditato sarà decisiva per evitare che l’accoglienza resti un intervento isolato e per provare a trasformarla in una porta d’ingresso verso un percorso più strutturato.
Nei prossimi giorni saranno definiti gli aspetti organizzativi: sedi, modalità di accesso, criteri di attivazione, presenza degli operatori, rapporti con i servizi territoriali e raccordo con le istituzioni coinvolte. Il fatto che la sperimentazione sia stata condivisa anche con Comune e Prefettura indica la volontà di affrontare il problema con un metodo interistituzionale, in cui la dimensione sanitaria non venga separata da quella della gestione degli spazi pubblici.
Nella parte finale del suo intervento, però, Nicolò introduce anche un elemento politico. L’assessore ricorda che Regione Liguria ha investito oltre 9 milioni di euro negli ultimi anni sul tema delle dipendenze, ha ottenuto altri 7,2 milioni per rafforzare i servizi, coordina il gruppo interregionale sulle dipendenze e sostiene i servizi per le dipendenze presenti sul territorio. Per questo rivendica che la Regione stia facendo più di quanto richiesto, anche per aiutare il Comune di Genova.
Il richiamo al Comune è esplicito. L’assessore sottolinea che il presidio del territorio, il contrasto al degrado urbano, la gestione degli spazi pubblici e le politiche di sicurezza cittadina rientrano nelle responsabilità dell’amministrazione comunale. La sperimentazione sanitaria e sociosanitaria, dunque, viene presentata come una risposta concreta a un pezzo del problema, ma non come l’unica soluzione possibile. Per la Regione, la presa in carico delle persone fragili deve andare di pari passo con il governo dello spazio pubblico e con le misure di sicurezza urbana.
Il centro storico diventa così il banco di prova di un intervento che prova a superare la contrapposizione tra assistenza e controllo. Le dipendenze producono effetti sanitari, sociali e urbani insieme: pesano sulle persone coinvolte, sui servizi, sui residenti, sulle attività economiche e sulla percezione di sicurezza. La sperimentazione di luglio nasce per intervenire proprio in questo punto di frattura, offrendo luoghi protetti e operatori qualificati, ma anche cercando di ridurre la pressione sulle strade e sui vicoli più esposti.
Il risultato dipenderà dalla capacità di rendere operativa la rete tra Regione, Azienda territoriale sanitaria Liguria, servizio per le dipendenze, privato sociale, Comune e Prefettura. Se gli spazi protetti resteranno solo un contenitore temporaneo, l’effetto rischierà di essere limitato. Se invece diventeranno un punto di aggancio reale ai servizi, potranno rappresentare uno strumento utile per affrontare una delle emergenze più complesse della città: quella in cui la sofferenza individuale diventa anche problema di convivenza urbana.
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