Silvia Salis entra a Palazzo Tursi: «Il Comune sarà una casa aperta, inclusiva e attenta a tutte e tutti»

Primo giorno di lavoro da sindaca per Silvia Salis: accolta dai dipendenti comunali, ha aperto le porte del suo ufficio al sesto piano per un messaggio di trasparenza e vicinanza

Con emozione e determinazione, Silvia Salis ha varcato per la prima volta da sindaca la soglia di Palazzo Tursi. Dopo la proclamazione ufficiale avvenuta nella serata di ieri, venerdì 30 maggio è iniziato il primo giorno di lavoro per la nuova prima cittadina di Genova, che ha scelto di segnare il debutto istituzionale con un gesto simbolico ma fortemente rappresentativo: l’apertura del suo ufficio al sesto piano, per sottolineare trasparenza e spirito di servizio.
Ad accoglierla, questa mattina alle 10, una rappresentanza dei dipendenti comunali, che hanno salutato l’avvio del nuovo mandato. «Entrare oggi in Comune come sindaca è stata per me un’emozione profonda e una grande responsabilità», ha dichiarato Salis nel suo primo intervento da sindaca all’interno di Tursi. «Voglio ringraziare di cuore tutti i dipendenti per la calorosa accoglienza e la disponibilità. Questo palazzo rappresenta il cuore della nostra città e sarà un luogo aperto, inclusivo, attento ai bisogni di tutte e tutti».
La giornata è poi proseguita con una serie di incontri operativi e una visita agli uffici comunali, durante la quale la sindaca ha ribadito la volontà di costruire un rapporto diretto e costante con la cittadinanza. «Voglio essere una sindaca presente e in ascolto», ha detto, «perché da oggi comincia un lavoro quotidiano per dare risposte concrete, costruire il futuro della città e fare della nostra comunità un esempio di partecipazione, sostenibilità, sviluppo e giustizia sociale».
Con l’ingresso di Silvia Salis si apre ufficialmente una nuova stagione politica per Genova, che vedrà la neo-sindaca impegnata nella realizzazione del programma progressista che ha convinto gli elettori al primo turno. Il suo primo giorno a Tursi è stato all’insegna della sobrietà e dell’impegno operativo, ma anche di un messaggio chiaro: «Il Comune non sarà una torre d’avorio, ma una casa aperta dove ogni cittadino potrà sentirsi ascoltato e rappresentato».

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