Silvia Salis sindaca di Genova al primo turno, accolta al suo point da applausi e cori: «La città aveva bisogno di un vento nuovo»

Via Carducci chiusa al traffico per la grande quantità di sostenitori accorsi a festeggiarla. La nuova sindaca dedica al padre, da poco scomparso, la vittoria di larga misura contro l’avversario Pietro Piciocchi e il centrodestra. La prima cosa da fare: la riforma dei municipi



“Felice, soddisfatta e soprattutto orgogliosa”. Silvia Salis, nuova sindaca di Genova, non nasconde l’emozione nelle prime dichiarazioni pubbliche dopo la netta vittoria al primo turno che ha sancito la fine dell’era Bucci e l’inizio di una nuova stagione per la città. “Questa è la vittoria di una coalizione che ha creduto fin dall’inizio nell’unità del campo progressista. È la vittoria di chi ha saputo restare sui contenuti, sulla sobrietà, sulla politica intesa come servizio. E sì, è anche la vittoria di uno stile”.

La Salis ha ringraziato la sua squadra, la famiglia e la città. Un ringraziamento speciale è andato al padre, scomparso pochi giorni prima dell’inizio della campagna elettorale, al quale ha dedicato questo risultato. “In un momento così difficile, sapere di avere una famiglia unita e forte è stato fondamentale. Mio padre mi avrebbe detto che è fiero di me, e questo pensiero mi accompagna fin dal primo giorno di questa sfida”.
Il peso dell’unità e la lezione alla politica nazionale
Secondo la nuova sindaca, l’elemento determinante è stato l’unità del fronte progressista: “Abbiamo messo da parte le differenze per concentrarci su ciò che ci unisce, e questo ha convinto le persone. Quando il campo progressista è unito, non deve temere nessuna sfida, né a livello locale né nazionale. La destra si è spesso legittimata solo grazie alle nostre divisioni. A Genova, per la prima volta da tempo, ci siamo presentati compatti. E i cittadini lo hanno capito”.
La Salis ha sottolineato come l’elezione genovese possa rappresentare un esempio a livello nazionale: “Non pretendiamo di dare lezioni, ma un dato è evidente: abbiamo dimostrato che si può vincere senza alzare i toni, senza attacchi personali, senza cedere alla semplificazione. La nostra è stata una campagna elettorale condotta con dignità e rispetto, e questo ha fatto la differenza”.
Un’altra idea di città: tra infrastrutture sociali e ascolto
Nel merito del programma, Salis ha rivendicato la centralità di un approccio che non ignora i grandi progetti infrastrutturali, ma che allo stesso tempo pone attenzione alla quotidianità dei cittadini. “Non basta parlare di grandi opere. Servono anche le ‘infrastrutture sociali’: scuole, asili, illuminazione, marciapiedi sicuri. Una città vive se si prende cura delle persone, se riduce le disuguaglianze, se è inclusiva. La destra si è dimenticata di tutto questo”.
Il progetto per Genova, ha spiegato, parte dalla consapevolezza di una città che ha bisogno di ritrovare fiducia e speranza: “Abbiamo ereditato una città sfiduciata, stanca, spesso abbandonata nei suoi quartieri. Ora è il momento di ricostruire, con realismo e pragmatismo, ma anche con visione. Vogliamo amministrare per tutti, anche per chi non ci ha votati”.
Il rapporto con la Regione e l’impegno istituzionale
Alla domanda sul possibile rapporto con il presidente della Regione Marco Bucci, la sindaca ha risposto con fermezza: “Non ho ancora avuto modo di sentirlo. Ma ora io sono la sindaca di Genova, e pretendo rispetto per il ruolo istituzionale che rappresento. Il mio atteggiamento sarà di apertura e collaborazione, purché reciproca. Dopo dieci anni in cui Comune e Regione sono stati governati dallo stesso colore politico, è tempo di dimostrare che si può lavorare insieme anche da posizioni diverse, se c’è rispetto delle istituzioni e delle persone”.
La riforma dei Municipi: la priorità dei primi 100 giorni
Una delle promesse più chiare fatte in campagna elettorale sarà anche il primo banco di prova del nuovo mandato: la riforma dei Municipi. “Genova è una città articolata, con quartieri molto diversi tra loro. I Municipi devono tornare ad avere un ruolo vero, non solo simbolico. Restituire loro poteri, risorse e capacità decisionale è una delle cose che faremo nei primi cento giorni. Basta con i Municipi ridotti a sportelli per le lamentele: devono essere strumenti di democrazia e prossimità”.
Un nuovo stile, dentro e fuori Palazzo Tursi
Alla domanda se questa sia un’esperienza momentanea o un progetto a lungo termine, la sindaca risponde senza esitazione: “Mi prendo questi cinque anni con tutto il mio impegno. Poi decideranno i cittadini se vorranno riconfermarmi. Ma oggi non penso a carriere personali, penso solo a servire Genova”.
E sul clima politico cittadino assicura: “Porterò un nuovo stile. Il rispetto per i dipendenti comunali, per i giornalisti, per tutte le istituzioni sarà un tratto distintivo. Sono figlia di due dipendenti comunali e so bene quanto contino le persone che ogni giorno mandano avanti la macchina amministrativa. Chi urla e insulta si circonda di mediocri. Io voglio intorno a me persone capaci, anche se mi contraddicono”.
Il futuro: sport, cultura e partecipazione
Salis, olimpionica e dirigente sportiva, non nasconde un sogno: “Mi piacerebbe portare a Genova gli Europei di calcio. Sarebbe un’occasione straordinaria per rilanciare la città e lasciare un’eredità concreta, non solo in termini sportivi, ma anche infrastrutturali e di immagine”.
Intanto, guarda al referendum previsto tra due settimane: “Voterò sì a tutte le domande. E trovo inaccettabile che istituzioni spingano le persone a non votare. È un segnale pericoloso. Le istituzioni devono promuovere la partecipazione, non il disimpegno”.
Una città risvegliata
Infine, un messaggio che sintetizza il senso di questa vittoria: “Questa campagna elettorale ha risvegliato la coscienza civica della città. L’aumento dell’affluenza lo dimostra. Le persone hanno ricominciato a credere che la politica possa cambiare le loro vite. E io farò di tutto per non tradire questa fiducia”.
Silvia Salis, 39 anni, ex campionessa olimpica, è la nuova sindaca di Genova. La seconda donna a guidare la città dopo Marta Vincenzi, e forse – come lei stessa ha detto – la prima a voler cambiare davvero stile, metodo e priorità.
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