Strage di cinghiali con la “pig brig trap”, bufera su Regione Liguria per uso di trappole cruente e soldi pubblici – VIDEO

Associazioni animaliste ed Europa Verde denunciano: “Guerra alla fauna selvatica finanziata con i soldi dei cittadini”. Tutto questo mentre, in campo nazionale, il disegno di legge sulla caccia del ministro di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida viene definito da Legambiente e Avs uno «Scempio legislativo» che determinerebbe il « rischio di sterminio fauna selvatica»

Una cucciolata di cinghiali e i loro genitori intrappolati, uccisi a sangue freddo dagli agenti della Vigilanza Faunistico-Ambientale della Regione Liguria e, in parte, ceduti ai cacciatori per l’autoconsumo. È quanto accaduto due giorni fa a Levanto, dove una Pig Brig Trap, una sofisticata trappola americana dal costo di oltre 2.600 euro, ha catturato 17 esemplari, in gran parte cuccioli. Un episodio che ha sollevato un’ondata di indignazione tra le associazioni animaliste e l’area ambientalista ligure.

La denuncia arriva da un ampio fronte associativo: Animalisti Genovesi, GAIA Animali e Ambiente, LAV, La Collina dei Conigli, AnimaLiberAction, Etica Animali Ambiente, UNA Uomo Natura Animali, che puntano il dito contro l’impiego di metodi considerati “cruenti, costosi e inefficaci”, finanziati con fondi pubblici. “Non vogliamo che i soldi dei cittadini siano usati per sovvenzionare questa guerra alla fauna selvatica – affermano –. La Pig Brig è una macchina di morte che infligge ore di agonia a interi gruppi familiari di cinghiali prima di condannarli all’abbattimento”.
La trappola in questione, importata dagli Stati Uniti, è composta da una rete di nylon ancorata a terra, attivata dopo giorni di foraggiamento con mais, per attirare il maggior numero possibile di animali. L’anno scorso, secondo i documenti ufficiali, la Regione ha acquistato 20 quintali di granaglia da una ditta genovese per quasi 800 euro, da utilizzare proprio per questo scopo.
L’accusa è pesante: “Si preferisce investire in strumenti letali anziché in misure di prevenzione etiche e scientificamente validate – spiegano le associazioni –. Le alternative esistono: recinzioni, dissuasori, soluzioni ecocompatibili. Ma si continua a proteggere una minoranza legata al mondo venatorio e all’industria delle armi”.
A schierarsi contro l’uso delle Pig Brig Trap è anche Europa Verde Liguria, che parla senza mezzi termini di “strage ingiustificabile”. “Quella di Levanto – denunciano i co-portavoce regionali Simona Simonetti e Andrea Bassoli – è una prova tangibile di come la Regione abbia scelto la strada dell’accanimento, anziché della convivenza. Siamo ben oltre qualsiasi logica di contenimento: è una guerra alla fauna selvatica, condotta con strumenti disumani, senza alcuna visione ecologica di lungo periodo”.
Il gruppo ambientalista chiede l’immediato ritiro della Pig Brig Trap dal territorio ligure, una moratoria sugli abbattimenti indiscriminati e l’adozione di un piano regionale strutturato, basato su prevenzione e convivenza. “In un territorio già martoriato dall’urbanizzazione e dalla perdita di habitat – aggiungono – è irresponsabile rispondere con l’eliminazione sistematica di una specie. Servono trasparenza e responsabilità nell’uso dei fondi pubblici”.
Anche i candidati alle prossime amministrative di Genova per Europa Verde – Maria Giovanna Occhipinti, Rudy Benvenuto, Francesca Facco – hanno espresso la loro ferma opposizione: “La politica deve smettere di essere complice di interessi ristretti e riconoscere che la tutela del territorio non può coincidere con la sua militarizzazione contro gli animali selvatici”.
L’episodio di Levanto, dunque, si trasforma in un caso politico e simbolico. Una cartina tornasole di come in Liguria, per molti, la gestione faunistica abbia preso una deriva repressiva e costosa, incapace di garantire né l’equilibrio ecologico né la coesione sociale.
Il messaggio è chiaro: “Basta con l’uso di soldi pubblici per strumenti di morte. Serve una svolta culturale, serve civiltà”.
Tutto questo accade mentre il disegno di legge sulla caccia del ministro di Fratelli d’Italia Francesco Lollobrigida viene definito da Legambiente e Avs uno «Scempio legislativo» che determinerebbe il « rischio di sterminio fauna selvatica»
Il disegno di legge sulla caccia promosso dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida sta accendendo un fronte di durissima opposizione da parte delle associazioni ambientaliste e delle forze politiche ecologiste. Le critiche si concentrano su quello che viene definito un vero e proprio “attacco alla fauna selvatica” e alla legge 157/92, considerata da decenni un baluardo della tutela ambientale in Italia.
Il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, è netto: “Un testo inaccettabile che, se approvato, cancellerebbe oltre 60 anni di impegni a difesa della fauna e calpesterebbe l’articolo 9 della Costituzione, che dal 2022 impone allo Stato di garantire la tutela degli animali e dell’ambiente”. L’associazione, nel giorno del decimo anniversario dell’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale, ha lanciato un appello diretto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Impedisca questo scempio legislativo e rilanci invece la lotta contro i crimini contro gli animali, dal bracconaggio ai traffici illegali di specie protette, come prevede la direttiva UE”.
Anche in Parlamento si leva la voce preoccupata dell’Alleanza Verdi-Sinistra (AVS). Secondo Luana Zanella, capogruppo alla Camera, “il vero problema non è la legge 157, ma il ministro Lollobrigida stesso, che con il suo disegno di legge si consegna alle lobby venatorie e degli armieri, minando l’equilibrio dell’ecosistema e ignorando i reali bisogni del mondo agricolo”.
A sottolineare la gravità della proposta è anche Fiorella Zabatta, co-portavoce di Europa Verde: “Mentre il cambiamento climatico minaccia già oltre 3.500 specie animali, il Governo spalanca la porta alla deregolamentazione della caccia, autorizzando i fucili perfino di notte, sulle spiagge e nelle aree protette. È una follia che ignora la scienza, la sicurezza e il buon senso”. Zabatta chiede la creazione di un “fronte comune tra mondo agricolo, scientifico e ambientalista” per fermare l’assalto alla biodiversità.
Nel mirino anche l’articolo 842 del Codice civile, che consente ai cacciatori di entrare armati nei fondi rustici privati: “Un privilegio anacronistico che andrebbe abolito – sottolineano sia Zanella che Zabatta –. Nessun altro cittadino può varcare una proprietà privata con un’arma in mano”.
Il messaggio che arriva dalle forze ecologiste è chiaro: questo disegno di legge non rappresenta una gestione razionale e moderna della fauna selvatica, ma un atto ideologico e regressivo, che favorisce pochi interessi a scapito di tutti. Le opposizioni promettono battaglia nelle aule parlamentari, nelle Regioni e nelle piazze.
“La fauna selvatica è un patrimonio indisponibile dello Stato, non una riserva di caccia per pochi. Tutela, equilibrio, convivenza e responsabilità ecologica devono restare i cardini della politica ambientale italiana” – concludono gli ambientalisti.
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