Acciaierie d’Italia, sciopero a Genova: «Rischiamo il raddoppio della cassa integrazione, il Governo dia risposte»

Presidio dei lavoratori davanti alla portineria mentre a Roma si tiene l’incontro con l’esecutivo. La RSU: «Situazione gravissima, non pagheremo errori altrui»

Sciopero e presidio stamattina ai cancelli dello stabilimento genovese di Acciaierie d’Italia, dove i lavoratori hanno incrociato le braccia aderendo alla mobilitazione nazionale di 4 ore proclamata da Fim, Fiom e Uilm in tutti i siti del gruppo siderurgico. L’iniziativa coincide con l’atteso incontro convocato dal Governo a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali, per discutere del futuro del polo industriale e del destino di migliaia di lavoratori coinvolti nella crisi dell’ex Ilva.

A Genova la situazione è allarmante: secondo quanto riferito dalla RSU, si profila un raddoppio della cassa integrazione, con il numero dei lavoratori potenzialmente coinvolti che potrebbe passare da 190 a 400. “Un disastro – denunciano i rappresentanti sindacali – che colpirebbe in modo durissimo l’occupazione e la tenuta sociale del nostro territorio”.
Il presidio di questa mattina, organizzato davanti alla portineria dello stabilimento di Cornigliano, ha voluto essere un segnale forte e diretto all’esecutivo. “Non possiamo rimanere in silenzio – afferma la RSU – mentre la crisi viene scaricata sulle spalle dei lavoratori. A Taranto è rimasto attivo un solo altoforno, la produzione è al minimo, ma il conto non possiamo pagarlo noi. La responsabilità di questa situazione non è dei lavoratori, ma di scelte aziendali e politiche sbagliate”.
La protesta si inserisce in un contesto di grande incertezza: il futuro della produzione dell’acciaio in Italia resta appeso a un filo e il rischio è che, in assenza di un piano industriale serio e condiviso, si assista a un progressivo smantellamento degli impianti.
“Serve una strategia nazionale – dicono i sindacati – e servono investimenti, non solo tagli. Il Governo deve decidere se crede davvero in un futuro per l’acciaio italiano oppure se intende abbandonare un settore strategico per il Paese”.
Il messaggio che parte oggi da Genova è chiaro: i lavoratori non sono disposti a subire in silenzio. E mentre a Roma si tiene il vertice, il presidio di Cornigliano ricorda a tutti che la partita dell’ex Ilva si gioca anche e soprattutto sulla pelle di chi, ogni giorno, varca quei cancelli.
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