Oggi a Genova 

La verità, vi prego, sulla sicurezza. Lo scontro di ideologie sulla pelle di Genova e dei genovesi

La destra affida tutto alla risposta che le divise, anche quelle comunali, riescono a dare senza applicare sufficienti misure di prevenzione di carattere sociale (che prevedono risposte a medio-lungo periodo, ma solide) e non fa autocritica sui disastri delle ricadute sul territorio della sua legge sull’immigrazione che è una fabbrica di delinquenza a cui vengono di fatto consegnati i migranti lasciandoli senza alternative. Certa sinistra, invece, vaneggia di mancate competenze della polizia locale (ma la legge, invece, dice altro) e parla già di “non sovrapporla” all’operato delle forze dell’ordine. Che evidentemente non bastano visto che in centro storico e nei servizi ad alto impatto interforze la PL l’ha voluta il Prefetto. E anche i risultati ottenuti, prima inimmaginabli, rispetto a una situazione decisamente molto peggiorata (per ragioni nazionali) non vengono tenuti in considerazione. Se si vuole davvero il bene di Genova e dei genovesi è l’ora di superare i conflitti ideologici e mettere in campo tutti gli strumenti che abbiamo. Seriamente

Da una parte si vorrebbe solo il sociale, dall’altra solo i muscoli delle divise. In entrambi i casi si tratta di soluzioni parziali e ugualmente insufficienti, perché sono – dovrebbero essere – le due parti di un unico progetto. Da sole non possono avere che risultati monchi, anche con l’impegno massimo e la massima qualità delle misure messe in atto.

Dalla leggenda metropolitana che la polizia locale non abbia competenze e che non abbia formazione si dirama una serie di ragionamenti che, a cascata, sono sostanzialmente farlocchi.

Cosa dice la legge

La legge conferisce agli operatori di polizia locale le funzioni di ufficiale o agente di Polizia Giudiziaria, a seconda del grado o della qualifica, come stabilito dall’articolo 5 della Legge n. 65/1986 e dall’articolo 57 del Codice di procedura penale. Di conseguenza, la loro competenza nel rilevare reati è equiparabile a quella delle forze di polizia statali, limitata solo dalla condizione di essere in servizio al momento del reato e dai confini territoriali del Comune, fatta eccezione per i casi di flagranza o per deleghe di indagine dell’Autorità Giudiziaria, che possono consentire di derogare i limiti territoriali, magari per concludere indagini in corso.

La polizia locale in centro storico

Gli agenti di Polizia locale nel centro storico sono tanti (non altrettanto si può dire di quelli di polizia di Stato e dei carabinieri, ma questo è un problema nazionale) e sono giovani. Nel 2017 l’età media era arrivata a a 58 anni per gli ufficiali e 54 per gli agenti e, peraltro, per strada c’erano non più di 300 persone in tutta Genova, dove ora sono quasi mille. Il blocco nazionale del turnover e scelte di bilancio locali stavano portando, praticamente alla chiusura del Corpo. In tutto il centro storico c’erano solo 2 agenti per turno sui soli due turni di mattina e pomeriggio: non bastavano nemmeno ad evadere gli esposti dei cittadini. Oggi sono un centinaio, compreso il Gocs, il gruppo operativo di contrasto agli stupefacenti. In più sono attrezzati meglio di chiunque altro.

Dotazione e formazione

Ad esempio, il Corpo ha fatto studiare appositamente giubbotti speciali che attutiscono le percosse eventualmente subite. I giubbotti antiproiettile non servono e sono pesanti, limitano l’operatività. Gli anti taglio non bastano. Le situazioni che vengono spesso a crearsi nel centro storico necessitano di grandi numeri di agenti e di dotazioni, oltre che di formazione. E anche qui sta un’altra leggenda metropolitana da sfatare. La Polizia locale ha una propria palestra (dove si tengono corsi di difesa personale) e un poligono di tiro virtuale al Matitone. Da sempre esiste una Scuola di formazione interregionale per la Polizia locale dove tra i tanti temi, si affrontano anche quelli relativi alla PG. Quello di cui davvero gli agenti di polizia locale non godono, in tutta Italia, rispetto alle altre Divise, sono le tutele. Un esempio: se un agente di polizia locale si fa male in servizio e diventa inabile, tecnicamente, potrebbe anche essere licenziato e non ricollocato ad altro incarico come avviene nella polizia di Stato e nei carabinieri. La legge nazionale che consentirebbe di equiparare le tutele pare non stia in cima ai pensieri né della destra né della sinistra, visto che è arenata da tempo immemore. Ma questa è un’altra storia.

Presupposti non veritieri

Recentemente il centrosinistra all’opposizione del Municipio Centro Est ha prodotto una richiesta di commissione (si terrà oggi) che giustamente chiede di fare il punto, alla luce della situazione della sicurezza in centro storico (uno dei limiti di questa amministrazione è stato indubbiamente quello di estromettere i municipi da fondi e partecipazione), ma lo fa su presupposti basati, appunto, sulle leggende metropolitane prive di fondamento di cui abbiamo parlato sopra. Vero è che l’accoglienza dei migranti, del tutto inadeguata consegna gli stranieri – impossibilitati a sopravvivere e, banalmente, a mangiare – nelle mani della criminalità, ma questo è un problema nazionale. Vero è anche che mancano abbondantemente progetti sociali locali e nazionali mirati all’inclusione.

Meno corretta (ci sono tre cose non vere in tre righe) è la premessa del documento. Questa che leggete sotto.

La protesta del sindacato

La Cisl Fp ha inviato una lettera al consiglio di Municipio Centro est in cui dice, tra le altre cose «Come sindacato di categoria, è nostra prassi rimanere neutrali nel dibattito politico, tuttavia, riteniamo che in esso i toni debbano sempre essere rispettosi delle lavoratrici e dei lavoratori e della loro professionalità, senza strumentalizzazione alcuna». E ancora «Desideriamo sottolineare che i lavoratori della Polizia Locale del Comune di Genova, ai quali, come Cisl Fp Liguria, esprimiamo il nostro sostegno, operano quotidianamente in contesti complessi e sfidanti – qual è anche la realtà del Municipio Centro Est –, affrontando situazioni di lavoro significative. A dimostrazione dell’impegno e professionalità del lavoro svolto dagli operatori di polizia locale sicuramente avranno qualche valore le dichiarazioni pubbliche della Procura di Genova e le attività di indagini da questa assegnate, di volta in volta, ai diversi nuclei». Per poi concludere «non appare corretto non riconoscere l’impegno di questi operatori e/o non valorizzarne la professionalità a presidio del territorio».

Il riconoscimento di Prefettura e Procura

Oltre a quello della Procura, un riconoscimento implicito viene anche dalla Prefettura. La polizia locale è infatti inserita proprio dalla Prefettura nelle operazioni interforze ad alto impatto su tutto il territorio cittadino insieme a polizia di stato, carabinieri e guardia di Finanza. In questi controlli entrano diverse specialità: i nuclei Commercio a quello Antidegrado del reparto Sicurezza Urbana, il reparto di Pg, il reparto Sicurezza Stradale, il Gocs. Inoltre, le attività nella città vecchia sono state organizzate sotto il coordinamento del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal Prefetto, e comprendono il coinvolgimento delle forze di polizia, inclusa la polizia locale. Per la prima volta in Italia, la polizia locale ha partecipato al controllo “a rotazione” delle diverse aree del centro storico, affiancata dalle forze di polizia dello Stato. La collaborazione non si limita alla prevenzione, ma anche alle attività investigative.

Fatti e numeri smentiscono le “teorie”

Quanto di diverso si racconta è pura ideologia senza riscontro fattuale. Dal 2022 ad oggi il solo Gocs (composto da 11 persone, 2 ufficiali e 9 agenti) ha all’attivo 283 arresti per spaccio e 516 denunce in stato di libertà. A questa attività si somma quella del nucleo Centro Storico di cui il Gocs fa parte e quella del reparto Sicurezza urbana.

Se la Prefettura ha ritenuto di mettere in campo anche la polizia locale è evidente che tutte le altre forze in campo non sono numericamente sufficienti.

A smentire che «la polizia municipale difficilmente interviene», dunque, sono i fatti, i numeri di arresti e denunce che non sono soggetti a interpretazione se non meramente ideologica e basata sui presupposti che abbiamo visto falsi. Va bene lo scontro ideologico della politica: ci sta, ogni fazione ha i sui cavalli di battaglia. Ma se questo va a influire negativamente sulla vita quotidiana dei cittadini e va a negare il grande impegno quotidiano di centinaia di donne e uomini della polizia locale, che operano anche a rischio della loro sicurezza si è superato abbondantemente il limite.

L’unica salvezza del centro storico è abbandonare le ideologie

Quanto al centro storico, da una parte c’è la necessità di aumentare esponenzialmente le azioni sociali, i progetti positivi, le iniziative che portino a migliorare il clima nonostante il contesto nazionale (cose non fatte dal centrodestra nella misura e nella qualità in cui andavano fatte), dall’altra c’è l’altrettanto importate necessità, da parte della candidata sindaca di centrosinistra di ascoltare la gente. Non solo i gruppi notoriamente ideologizzati, ma la gente comune di tutto il territorio della città vecchia. Sarà la gente – al netto della politica – a dire cosa fa davvero la polizia locale in centro storico, cosa sarebbe stato se non ci fosse stata e cosa rischia di diventare se non ci sarà o se la presenza sarà diminuita.

Non è un caso che sia l’intervento sull’uomo che tentava di colpirne un altro con un machete in piazza Caricamento sia su quelli che hanno tagliato la gola a un ragazzo in vico del Serriglio, sia quelli – a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro – degli accoltellatori in Sottoripa (qui il secondo caso, con un uomo finito in prognosi riservata) siano stati messi in atto in tempo reale dalla polizia locale. Molto semplicemente, perché sul territorio c’è e i fatti contano più delle parole, non solo in campagna elettorale.

Poi, vero è che sotto altri profili, ad esempio quelli della rigenerazione urbana del centro storico, il centrodestra non ha fatto tutto quello che aveva promesso nei tempi promessi ed è vero anche che non ha ascoltato il territorio per molte altre cose. Però questa è un’altra storia ed è su questa, non sul dissolvimento dell’impegno della polizia locale, che i progressisti devono puntare se, al di là della campagna elettorale, vogliono davvero migliorare le cose nella città vecchia.


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