Il “presepe morente”, flash mob pro Palestina. Fagottini bianchi sotto l’albero Natale a De Ferrari – VIDEO

Le associazioni: «La strage degli innocenti e l’industria della morte sono il nostro Natale»

«”La strage degli innocenti” raffigurata in un presepe morente, oggi vuole commemorare i più di 800 neonati uccisi nella Striscia di Gaza, in un angolo di quella terra chiamata “Santa” – spiegano gli attivisti che hanno organizzato il flash mob -. Oggi in questa piazza vogliamo ricordare i bambini che cercano l’ultimo respiro d’aria da sotto le macerie e i neonati che sono morti per mancanza di cure, per malnutrizione e malattie respiratorie a causa dei bombardamenti israeliani sugli ospedali nella totale violazione del diritto internazionale».

Il 5 novembre Adele Khodr direttrice regionale dell’UNICEF, ha dichiarato “Neonati vulnerabili e bambini malati e feriti che necessitano di cure intensive muoiono nelle tende, nelle incubatrici e tra le braccia dei loro genitori”.
Ma la denuncia arriva anche da organizzazioni umanitarie internazionali come Save the Children, Medici senza Frontiere, Amnesty international, Defence for children, Human Rights Watch. Una commissione speciale delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto che accusa Israele di condurre azioni compatibili col genocidio a Gaza, e la Corte internazionale di giustizia dell’Aja ha ordinato a Israele di adottare “tutte le misure in suo potere per prevenire e punire l’incitamento al genocidio”.

«In questo mese dovrebbero nascere 4000 bambini in tutta la Striscia di Gaza – continuano le associazioni -. Sono 60.000 le donne incinte a Gaza. Esse vivono nella paura per ciò che potrebbe succedere ai loro bambini non ancora nati, mentre i bombardamenti delle forze di occupazione israeliane e la carestia deliberatamente creata non risparmiano nessuno. La maggior parte dei neonati nasce gravemente sottopeso e in cattive condizioni di salute a causa della malnutrizione delle madri che percorrono lunghe distanze a piedi e sono costrette a sopportare spostamenti fisicamente estenuanti, che possono durare ore o addirittura giorni, durante i quali devono trasportare carichi pesanti e sono private del riposo e dell’assistenza sanitaria. I bambini prematuri hanno bisogno di incubatrici o di ventilatori per garantire che ricevano ossigeno a sufficienza. Ma questi beni sono fermi nei magazzini al valico di Rafah insieme agli aiuti umanitari sequestrati dal governo israeliano in quanto ritenuti oggetti pericolosi».
«Quello che sta accadendo a Gaza è un profondo fallimento morale della comunità internazionale, che ha permesso che queste atrocità persistessero senza controllo. I principi umanitari impongono di proteggere i civili, in particolare i bambini e le donne incinte – aggiungono gli attivisti -. Quante altre immagini di bambini morti e smembrati saranno necessarie perché le potenze mondiali fermino questo genocidio? L’articolo 11 della Costituzione italiana dichiara che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” ma purtroppo questo concetto è stato rinnegato più volte dal nostro Governo Meloni che si è astenuto alle risoluzioni ONU contro il cessate il fuoco su Gaza. I governi devono smettere di alimentare il conflitto con la fornitura di armi e munizioni. Oggi denunciamo le aziende che producono morte e distruzione, le banche armate che appoggiano i sistemi militari, l’Unione Europea che commercia con gli insediamenti illegali. Secondo l’Osservatorio delle spese militari italiane Milex, nel 2025 con il Governo Meloni le spese militari saliranno a 32 miliardi, di cui 13 miliardi destinati ai produttori di nuove armi, per l’acquisto di nuovi carri armati, aerei e navi da guerra. Un vero e proprio business delle armi che prepara un futuro di guerra per le giovani generazioni. Possiamo fermare questo sistema malato e corrotto? Un mondo più giusto è possibile solo con gesti umani, scelte etiche e azioni solidali a partire già da ora e dal nostro quotidiano. Prepariamoci al Natale accogliendo il grido di dolore dei bambini morenti!».
Le associazioni aderenti
AssopacePalestina, Genova che osa, ARCI, Young Caritas Genova, Sanitari per Gaza, La Piuma odv, Ora in Silenzio Contro la Guerra, Viva Viva Palestina, Associazione Liguria Palestina, Rete Kurdistan Liguria, Associazione Senza Paura, NWRG New Weapons Research Group, Git Banca Etica di Genova e La Spezia, Emergency Genova, Comitato Piazza Carlo Giuliani odv, Defence for Children International Italia, UDAP Genova, Nuovi Profili, Giuristi Democratici, CoCIMA – Coordinamento Cittadini ItaloMarocchini, API Associazione Palestinesi in Italia, Music for Peace


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