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Aggressione al capotreno, in Consiglio comunale volano accuse di neofascismo dai banchi del Pd. Parole al vetriolo e discordia in maggioranza

La discussione è degenerata in uno scontro diretto tra il capogruppo del Pd, Simone D’Angelo, e il sindaco Marco Bucci, tanto che il presidente del consiglio comunale Carmelo Cassibba ha dovuto sospendere la seduta più volte. Kaabour (anche lui Pd): «Sciacallaggio politico». Battibecco tra Bucci e Gozzi (Vince Genova). Veroli si astiene. Ecco come è andata

Bagarre in Consiglio comunale durante la discussione su un ordine del giorno presentato dal Partito Democratico in merito al recente accoltellamento di un capotreno. La proposta, avanzata dai consiglieri Simone D’Angelo e Davide Patrone, era legata a una mozione del consigliere Filippo Bruzzone (Lista Rossoverde) per migliorare i servizi ferroviari nella parte occidentale della città e affrontava anche il tema della sicurezza dei lavoratori. Tuttavia, il riferimento critico a Matteo Salvini, a Edoardo Rixi e alla Lega ha provocato l’accusa di strumentalizzazione da parte del centrodestra.

Durante il dibattito, Simone D’Angelo ha citato un comunicato dell’assessora leghista Francesca Corso che accusava il Pd di atteggiamento “politicamente corretto buonista” verso i nordafricani, generando una reazione ancora più accesa da parte della maggioranza.

«L’ordine del giorno collegato alla mozione presentata dai colleghi Bruzzone e Ghio (entrambi della lista Rossoverde n. d. r.) – ha spiegato il capogrippo Pd in consiglio vuole porre l’accento rispetto all’ultimo dei diversi episodi che hanno visto protagonisti lavoratori e lavoratrici della rete ferroviaria italiana di violenze da parte degli utenti della rete ferroviaria stessa. Questo ordine del giorno vuole solamente impegnare il sindaco e la giunta a non riempirsi la bocca di ipocrisia di frasi indegne come quelle ascoltate dalla segretaria provinciale della Lega Francesca Corso (che è anche assessore comunale n. d. r.), ma di mettere al centro…». A questo punto, il capogruppo del Pd (che è anche segretario provinciale del partito) è stato interrotto dal presidente del consiglio Cassibba, dalla maggioranza che rumoreggiava e dal sindaco Marco Bucci che ha accusato il capogruppo Dem di mentire. Il sindaco ha gridato all’indirizzo del consigliere «Vergognati, Genova non ha bisogno di te» e ha intimato a D’Angelo di uscire dall’aula, anche se questo non è tra le prerogative di un sindaco. «Non vi vergogno – ha ribattuto il consigliere Dem -. La vergogna è un sentimento che dovete provare voi». Le parole del capogruppo Pd sono state definite inaccettabili. «Anche il razzismo è inaccettabile Presidente, anche il razzismo è inaccettabile – ha commentato il consigliere di opposizione -. Lo so che siete alleati di Vannacci però, onestamente, credo che voi dobbiate anche imparare ad accettare le opinioni altrui». Poi, rivolgendosi a Cassibba, gli ha chiesto «Può far stare zitti gli eredi dell’Msi?». Quindi ha ripetuto più volte «Non abbiamo bisogno delle elezioni dei neofascisti, non abbiamo bisogno delle lezioni dei neofascisti, non abbiamo bisogno delle lezioni dei neofascisti». A quel punto, il Presidente ha interrotto la seduta per una riunione dei capigruppo. ,

Al rientro, D’Angelo ha potuto leggere il proprio ordine del giorno che recita: «Preso atto che gli episodi di violenza ai danni dei lavoratori delle lavoratrici della rete ferroviaria sono in drammatico aumento considerato che il ministro Salvini e il viceministro Rixi hanno più volte ripetuto che saranno intraprese azioni in difesa dei lavoratori senza però che oggi ve ne sia traccia si impegnano al sindaco raggiunta ad attivarsi presso il governo al fine di attivare con l’impegno diretto del ministero una capillare azione di tutela dei lavoratori delle lavoratrici della rete ferroviaria».

D’Angelo ha anche ricordato un episodio dell’ottobre 2022, quando i lavoratori di Ansaldo in sciopero avevano occupato l’aeroporto Cristoforo Colombo, e i commenti di Giovanni Toti e Marco Bucci che avevano condannato l’azione definendola “teppismo”.

Deciso, anche se più pacato, l’intervento di Simohamed Kaabour, Pd, primo consigliere comunale della storia di Genova di origine straniera: «Non si può far finta che tutta questa discussione non sia stata spostata su tutt’altro tema – ha detto -.. Voi (la maggioranza n. d. r.) parlate di strumentalizzazione io vorrei usare un’espressione un po più forte: sciacallaggio politico mediatico»

«In quanto persona italiana di origine nordafricana è chiaro che mi sento chiamato in causa laddove qualcuno dice “esprimetevi contro i nordafricani” – ha proseguito il consigliere Dem -. Io da padre sono nordafricano e sono italiano. Sono cittadino lavoratore di questa città, cresciuto in questa città. Certo sono anche nordafricano, ma sono italiano e genovese e quindi è chiaro che mi sento in parte tirato per la giacchetta, messo a confronto con chi commette un reato. Stiamo parlando di una persona che dovremmo definire senza troppi fronzoli “criminale”, punta e basta a mio avviso, senza stare a sottolineare quella che è la sua origine o quella che è la nazionalità. Ne approfitto per esprimermi su alcune questioni che ho sentito anche da parte di alcuni colleghi come Cruciali che parla di una mancata integrazione della maggior parte delle persone di origine straniera. Mi chiedo che persone frequenti perché io vivo in una città dove la maggior parte delle persone vivono e si danno l’obiettivo di essere cittadini attivi e persone che stanno dentro una cornice anche normativa e comportamentale, quindi nel rispetto delle leggi e delle persone con cui noi ci relazioniamo. Mi preoccupa l’atteggiamento che spesso finisce non per puntare il dito verso lo scorretto atteggiamento o il criminale atteggiamento, ma per indicare la persona per via di quella che è la sua origine e questo sappiamo bene che non fa bene a nostra città perché il processo di inclusione parte dal presupposto che io devo saper distinguere fra la persona per bene e quella che agisce nel male. Credo che sia abbastanza chiaro. Io rifiuto quell’atteggiamento per cui alcune persone e alcune figure politiche fanno sciacallaggio e scelgono di etnicizzare le persone non condannando il loro scorretto atteggiamento o reato. Finiscono per dare loro due possibilità o dare loro la possibilità di vivere un processo iniquo oppure un’esecuzione di massa che fondamentalmente è questo che noi vediamo».

Nell’ultima seduta di consiglio da sindaco, Marco Bucci, nominato proprio ieri presidente della Regione dalla Corte d’Appello, si è trovato a fare i conti anche con una reazione piccata del presidente del consiglio, Carmelo Cassibba (numero 1 di Vince Genova dopo lo stesso Bucci), perché, come è accaduto ogni volta che ci sono stati scontri tra maggioranza e opposizione, il primo cittadino ha detto a microfoni aperti, oltre a risposte al vetriolo all’opposizione, anche ordini allo stesso presidente sulla gestione dell’aula. «Per cortesia, signor sindaco, abbia pazienza – ha detto Cassibba -. Mi faccia fare il mio lavoro, grazie. Il mio lavoro è quello di gestire l’aula. Lei non deve suggerirmi. La sto gestendo. La sto gestendo a modo mio. Va bene? Grazie».

Al termine della seduta di Consiglio, Bucci e il consigliere Paolo Gozzi, ex capogruppo e consigliere di Vince Genova (un delle due liste del Sindaco), hanno avuto un duro confronto in aula. La discussione è stata scatenata dal voto di Gozzi a favore dell’ordine del giorno del Pd. Questa scelta, contraria alla linea di maggioranza, avrebbe infastidito Bucci, che però ha smentito che il motivo del contendere sia stato quello mentre Gozzi, apostrofato dal primo cittadino con un “vali zero”, ha confermato che il disaccordo era legato al voto in aula. Chicco Veroli, sempre di Vince Genova, sullo stesso ordine del giorno si è astenuto.

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