Delitto sul regionale 8844 La Spezia Centrale-Genova Voltri, il giallo di Paolo Fizzarotti

Michele Giordano recensisce “Carnaio 8844”, tra la denuncia dei disagi dei pendolari e la citazione letteraria, con un occhio alla cronaca nera

Senza andare troppo lontano, citando il modello alto dell’inarrivabile Antonio Tabucchi (Il filo dell’orizzonte, ambientato in una città che pare proprio essere Genova), i romanzi noir che hanno come teatro la Liguria stanno avendo un esito importante: da quelli, una decina, giunti alla fama nazionale, firmati da Bruno Morchio, a quelli di Antonio Paolacci e Paola Ronco, fino al recente Troppe buone ragioni di Mario Paternostro. Giunge ora, postrema autem non minimus (la citazione latina rende tutto più austero in una recensione, ma potevo semplicemente scrivere ‘buon ultimo’), ecco il volume di Paolo Fizzarotti (Carnaio 8844, edizioni L’Orto della Cultura).

Fizzarotti, già giornalista a Il Lavoro e poi a La Provincia pavese, ha voluto (forse memore di uno degli omicidi di Donato Bilancia che, però, ne ha compiuti altri 16 contro i 6 del killer del regionale 8844 La Spezia Centrale- Genova Voltri) inventarsi, su un convoglio reale, quotidiano, una vicenda alla Assassinio sull’Orient Express di Agatha Christie, in salsa locale, almeno per quanto riguarda il collocamento su binari. Niente contesse, principesse e attrici e, soprattutto, niente Hercule Poirot, ma poveri pendolari liguri che tutte le sante mattine vanno al lavoro con l’8844 subendo gli ormai abituali disagi di chi è schiavo di quel tipo di convogli: bagni rotti o sporchi, sovraffollamento, ritardi. Unica consolazione, la possibilità di fare amicizia (o meglio conoscenza, diretta o visiva, per chiacchierare o sparlare) dei compagni di viaggio, più o meno sempre gli stessi, finché una serie di orribili omicidi smuovono la noia di quei percorsi, omicidi che, però, non si concretizzano sul treno, ma lungo la riviera, sul territorio: quel che è certo, però, che il serial killer sceglie le sue vittime fra i passeggeri del 8844, le segue quando scendono dal vagone e le uccide come il mostro di Firenze asportando loro i genitali, maschi o femmine che siano.
Dopo la quinta vittima (apparentemente gli assassinati sono persone qualsiasi, ma esistono le persone qualsiasi?) la tensione sul treno si palesa con maggiore intensità, trasformandosi infine in, pur contenuto, terrore, un terrore assorbito dalla quotidianità: due amici che leggono il giornale leggendo della Sampdoria e polemizzando fra loro; una donna prima trascurata e stalkerizzata da un disgustoso persecutore e che poi, una volta libera dall’uomo molesto, si trasforma in una sorta di miss; ma, soprattutto, un vicequestore di polizia neo-fidanzato con una passeggera impiegata all’Agenzia delle Entrate.
Con un linguaggio libero e persino politicamente piuttosto scorretto (meno male…), Fizzarotti ci tiene in tensione fino all’epilogo che, ovviamente, non riveliamo.
Si parte da La Spezia alle 6.00 e si arriva a Voltri alle 8.31 (almeno sulla carta…): c’è tutto il tempo di attendere la catarsi finale.
Michele Giordano


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