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Iniziative pro Palestina, il rabbino Cipriani: «Manifestare è un diritto, ma l’apologia di terrorismo e l’istigazione all’odio sono reati»

«Al di là delle legittime differenze di opinione e della volontà di pace che è condivisa, le organizzazioni citate, diffondendo orrori come “chiamando terrorista quella che altro non è una lotta legittima di resistenza” legittimano il pogrom del 7 ottobre e si affiancano quindi ai terroristi»

Il rabbino Haim Fabrizio Cipriani, commenta sui social sotto gli articoli relativi alla manifestazione di ieri pomeriggio davanti alla Rai, in corso Europa.

«Se il servizio svolto dalla Rai è spesso di livello piuttosto basso, in questo caso aveva semplicemente tentato, seppur tardivamente e in modo non particolarmente efficace, di riequilibrare i pesi fornendo una visione diversa da quella a senso unico che era stata espressa in precedenza – scrive Cipriani -. Al di là delle legittime differenze di opinione e della volontà di pace che è condivisa, le organizzazioni citate, diffondendo orrori come “chiamando terrorista quella che altro non è una lotta legittima di resistenza” legittimano il pogrom del 7 ottobre e si affiancano quindi ai terroristi. Come tali vanno quindi intese sotto ogni punto di vista. Slogan come “Con la Palestina fino alla vittoria” raggiungono e alimentano inoltre il più bieco antisemitismo, giacché la resistenza a cui inneggiano ha il progetto esplicito e costituzionale di sterminare tutti gli ebrei. Queste organizzazioni, e tutte le persone che prendono parte a queste manifestazioni, vanno quindi considerate come mandanti morali e responsabili dello stato di pericolo costante che i membri della comunità ebraica e le persone ad essa vicine corrono quotidianamente, di cui io e altri abbiamo già fatto le spese. Una responsbilità pesantissima in termini umani e certamente anche normativi»

«Manifestare è un diritto, ma l’apologia di terrorismo e l’istigazione all’odio sono reati‚ aggiunge il rabbino.

«Mi permetto di segnalare che la mattina della mia aggressione di ottobre io avevo preparato una lettera per protestare contro l’enormità di scritte spesso minacciose che infestano letteralmente la città e il clima di pericolo per la popolazione ebraica non ma vicina a Israele, avevo contattato le redazioni di differenti organi stampa per essere certo che questa lettera fosse pubblicata. Poche ore dopo fui aggredito e naturalmente la lettera non partì mai. Le scritte sono ancora tutte lì, creando un clima insopportabile, il fatto che non vengano cancellata dona poi una sorta di patente ai messaggi in esse contenute, e anche su questo aspetto esistono responsabilità che andrebbero approfondite. Io ho subìto la settimana scorsa una nuova aggressione (quelle verbali sono quotidiane) e credo che la misura sia colma. Questo tipo di manifestazioni, naturalmente espressioni di un legittimo diretto sono purtroppo usate per diffondere i peggiori pregiudizi antiebraici, e questo deve finire, è un preciso compito delle amministrazioni operare in tal senso». Questo aggiunge Cipriani che conclude con la parola “Shalom”, cioè “pace”.

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