Cultura 

Volontari al posto di lavoratori al Muma, la Cgil: «Il lavoro va pagato. Il volontariato si fa nella carità, non nella cultura»

Di fatto, il volontario iperqualificato per sei mesi di lavoro totalmente gratuito con impegno orario organizzato da mettere a disposizione, andrebbe a svolgere i compiti di una lavoratrice con lunga esperienza e grandi capacità andata da poco in pensione e che non è stata rimpiazzata nei suoi compiti specifici. Infantino, segretario generale Fp Cgil: «Il Comune copra la figura con un bando interno: ci sono tra i dipendenti persone con professionalità adeguate»

La vicenda del bando per trovare un volontario che lavori gratis per sei mesi, fino a 4 giorni la settimana e fino a 4 ore al giorno, al Muma e al Mei (Museo dell’Emigrazione), sollevata nei giorni scorsi da Genovaquotidiana, sta facendo scalpore. Migliaia e migliaia le letture, le condivisioni e i commenti critici dei lettori. La questione è stata ripresa e rilanciata anche da altri media. Tra questi, “La Repubblica” che ne ha chiesto ragione alla direzione. Questa ha fatto spere al quotidiano che la richiesta di un profilo così specifico e qualificato (madrelingua o bilingue inglese, conoscenza della storia, capacità di produrre testi, capacità di social media managing) sarebbe dovuta all’intenzione di inserire una figura simile in organico in un’«ottica di crescita del Mei» e che non sarebbe possibile procedere al momento all’assunzione perché «il Mei è ancora in fase di start-up e il consiglio di amministrazione non è ancora formato». Peccato che una figura che svolgeva quei compiti con grande competenza ed esperienza ci fosse tra il personale del Muma, è andata qualche mese fa in pensione e non è stata rimpiazzata nei compiti specifici. È entrata al suo posto una persona in comando da un’istituzione nazionale, molto qualificata e con concrete esperienze pregresse nel campo dell’archivistica ed è stata giustamente piazzata all’archivio fotografico del Muma dove nel frattempo è scaduta l’annualità di volontariato di due persone, reclutate con un bando simile a quello aperto per il Mei fino al 31 gennaio. Insomma, quella di rappezzare le carenze di organico con “volontariato” al Muma è diventata un’abitudine. Per quanto riguarda il volontariato che si tenta di sostituire al lavoro retribuito in maniera organizzata, con impegni fissi e orari definiti, il segretario della Funzione Pubblica Cgil dice che «Crea anche false aspettative in chi aderisce, sperando in un posto di lavoro futuro». Le assunzioni negli enti pubblici procedono tutte tramite bando e concorso e chi aderisce al volontariato sarà a pari con tutti gli altri candidati. Il volontariato non potrà diventare titolo di merito né tantomeno viatico per l’assunzione. In sostanza, chi aderirà non potrà avere che un foglio di partecipazione che non può rappresentare un titolo.

Tutto il personale del Mei, come tutto quello del Muma (il personale del Mei è quello del Muma) è comunale. I consigli di amministrazione del Muma e del Mei sono entrambi in attesa di definizione. Quello del Muma è scaduto col cambio di giunta, dal Bucci 1 al Bucci 2. Non si ha notizia del rinnovo a sette mesi dalle elezioni. Il Mei è, invece, una fondazione nazionale a cui partecipano Comune, Regione e Ministero. Possibile che tra le tre realtà non si trovi una persona con le competenze specifiche da destinare senza fare ricorso al volontariato che in un contesto come questo è lavoro non pagato? «Il volontariato – attacca Luca Infantino – si fa nella carità, non nella cultura». Tanto più se questo volontariato richiede professionalità iperqualificate, a stretto contatto con la direzione e con compiti delicati e centrali per l’attività dell’istituzione culturale.

«Di fatto, la persona ricercata “in volontariato” andrebbe a coprire e sottrarre un posto di lavoro part time – dice Infantino -. Fa specie il disinvestimento del Comune sulle professionalità, cosa che spesso nel mondo del “pubblico” sfocia in processi di esternalizzazione e questo ci preoccupa. Il sindaco Marco Bucci, pochi giorni fa, al congresso della Cgil, è venuto a dire che si punta a creare molti posti di lavoro. Il bando per il volontariato dice una cosa diversa, in aperta contraddizione. Secondo l’Amministrazione, la cultura rappresenterebbe un ambito centrale, poi succedono cose come questa del bando sul “volontariato” che dice l’esatto contrario».

«La cultura non può essere tema di volontariato, richiede professionalità specifiche – prosegue Infantino -. Se si disinveste sulla cultura si crea una visione di società che non è diretta verso la crescita. Inoltre a Genova c’è un tasso di descolarizzazione crescente che fa paura. Questo nasce dal fatto che si disincentivano le prospettive di lavoro. L’elemento del bando sul volontariato è emblematico. Se la prospettiva è quella di fare i volontari, perché mai si dovrebbe studiare per specializzarsi e acquisire competenze? Sicuramente chiederemo spiegazioni all’Amministrazione comunale sul perché non è stato lanciato un bando per cercare figure professionali esistenti all’interno del Comune di Genova, ad esempio nelle biblioteche che possono contare su figure professionali molto qualificate». Biblioteche che al momento avrebbero persino scarsità di fondi per acquisire le nuove pubblicazioni, altro problema enorme per l’ambito culturale nella nostra città.

«Io credo che il lavoro vada pagato sempre e comunque – prosegue il segretario generale della Fp Cgil -. Quello di disinvestire sul personale della Cultura è, purtroppo, un metodo: parlo ad esempio delle forti carenze di organico nei musei. Questo vale anche per le istituzioni nazionali e penso al nostro Archivio di Stato che è uno dei più ricchi e preziosi d’Italia. Solo inserendo il personale necessario, con professionalità specifiche, si può pensare di portare avanti la cultura a pieno regime. Il volontariato si fa quando si può, quando si ha un po’ di tempo libero da dedicare, non con orari fissi e compiti prestabiliti su cui si regge un intero ambito, qualsiasi ambito sia. Anche la presenza di tanti consulenti nel settore della Cultura del Comune è un arretramento rispetto alla valorizzazione delle professionalità interne, che ci sono». Quanti lavoratori si potrebbero pagare con i fondi destinati alle consulenze nella Cultura, visto che le professionalità interne che possono portare avanti quanto affidato ai consulenti ci sono?

«Il lavoro, lo ripeto, va pagato, altrimenti non è lavoro e il volontariato che ha una progettualità specifica, centrale e qualificata e che impegna con compiti stabiliti e orari non può essere volontariato – conclude Infantino -. In qualche modo il discorso sulla continuità e sulla necessità di non sperperare le competenze vale anche per i tecnici assunti a tempo determinato per portare avanti gli interventi del Pnrr. Quando gli interventi saranno terminati ci troveremo con moltissime persone iperspecializzate senza un lavoro dall’oggi al domani e si disperderà un enorme patrimonio di capacità ed esperienza. La precarietà, spinta ulteriormente in campo nazionale insieme ai voucher, danneggia famiglie e società». Ad esempio disincentivando la propensione alla spesa delle famiglie e mettendo la palla al piede dell’Economia oltre che alla serenità dei cittadini.

Sotto, l’articolo pubblicato due giorni fa con tutte le specifiche del bando attuale e di quello precedente

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