Quartieri 

Omicidio in vico Mele, grido di dolore del centro storico al Prefetto: «Abbiamo bisogno di risposte concrete per evitare tragedie annunciate»

Christian Spadarotto, presidente dell’associazione “Via del Campo e Caruggi, lancia un appello a Renato Franceschelli: «Non ci venite a parlare di caso isolato, non ci fornite casi rassicuranti. Pretendiamo che il capitolo sicurezza venga finalmente considerato come una necessità impellente. Il centro storico è una polveriera sociale»

È sconvolto, Spadarotto. Il tam tam di radio vicoli dava un miglioramento il quarantunenne peruviano colpito stanotte da una freccia e, nella preoccupazione per il grave fatto di cronaca, molti abitanti stavano tirando un mezzo sospiro di sollievo, continuando a discutere, però, della sicurezza e della vivibilità nella città vecchia. Le voci, nei vicoli, non si sa come nascano e spesso si propagano senza essere fondate. Purtroppo era vero l’esatto contrario. Miranda Romero Javier Alfredo è morto nella rianimazione dell’ospedale San Martino dove era stato portato nella notte. Alle 3 i sanitari hanno cominciato a operarlo per estrarre la freccia tirata da un abitante della zona, un’italiano di 63 anni che ora è stato di arresto per omicidio volontario. Ma lo straniero non ce l’ha fatta e alle 13:05 è spirato.

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«Proprio ieri abbiamo sfiorato una situazione analoga nel Ghetto – dice Spadarotto, commentando il suo post su Facebook di questa mattina, che potete leggere sopra -. Un residente al primo piano ha gridato a un pusher di andarsene e questo ha tentato di scalare il palazzo salendo per i tubi. C’è mancato un soffio che venissero alle mani e chissà come sarebbe finita . La tragedia di stanotte è ben diversa, parliamo di schiamazzi e non di spaccio. Comunque, nessun atto di aggressione è mai giustificato: bisogna chiamare le forze di Polizia, non reagire con le mani o, peggio, con le armi, come è successo stanotte. Certo è che quanto è accaduto stanotte è la cronaca di una morte annunciata. Gli abitanti sono stremati per il rumore notturno, per lo spaccio, per le violenze, per i problemi di vivibilità come di quelli di criminalità. Nessuno è giustificabile se uccide, ma il rischio che qualcuno perdesse la trebisonda e passi alle mani o, peggio, alle armi, era nell’aria da tempo. È per quello che abbiamo lanciato continui appelli negli ultimi mesi. Che sono rimasti inascoltati. Il centro storico è una polveriera sociale».

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Intanto nei social, tra i commenti addolorati che condannano l’omicidio (la maggior parte), ce ne sono alcuni che, purtroppo, lo giustificano, quasi sempre in chiave razzista.

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