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31 anni dopo la morte di Freddie Mercury, i Queen pubblicano una sua canzone inedita

Si chiama “Face it alone” ed è stata ripulita e ricucita dai tecnici del suono della band. Il brano risale alle sessions dell’album The Miracle, uscito nel 1989 due anni prima della morte di Mercury, ma faceva parte delle tracce scartate. È già ascoltabile su Youtube. Ascoltatela (in fondo all’articolo) con noi e diteci cosa ne pensate

I fan la attendevano perché Brian May e Roger Taylor, il chitarrista e il batterista dei Queen, avevano annunciato di aver trovato le tracce di “Face it alone” tra le registrazioni dell’album “The Miracle”, il penultimo disco della band a cui ha preso parte il cantante zanzibarino. Erano 30 i brani registrati e Face it alone, mai ascoltato prima, sarà pubblicato per la ristampa dell’album che uscirà il prossimo 18 novembre.

L’annuncio era stato dato poco prima del Giubileo di Platino della Regina Elisabetta II: «Abbiamo trovato una piccola chicca con Freddie, di cui ci eravamo quasi dimenticati», avevano dichiarato i Queen.

Il lavoro dei tecnici del suono è stato lungo e meticoloso, necessario per ripulire il nastro e resuscitare la voce di Freddie. Ascoltarla è un’emozione incredibile.

“Face it Alone” farà parte di un cofanetto, “The Miracle Collector’s Edition”, che uscirà il 18 novembre e che comprenderà 6 inediti, takes e outtakes delle sessioni di registrazione dell’album, interviste, versioni demo. Dal 18 novembre sarà disponibile anche un vinile 7 pollici a tiratura limitata.

Il video del brano, pubblicato su Youtube, ha raggiunto in poche ore quasi un milione di visualizzazioni.

[Continua sotto]

Non si tratta della prima canzone cantata da Mercury pubblicata dopo la morte, ma dalle ultime sono passati 8 anni e prima dell’annuncio del ritrovamento nessuno pensava che potesse esistere un altro brano inedito. Nell’album Queen Forever del 2014, infatti, la band aveva incluso tre brani inediti cantati da Mercury: Let Me in Your Heart Again, Love Kills e There Must Be More to Life Than This.

Nella canzone c’è tutta la consapevolezza di un uomo che sa quale sarà la sua fine, che non può dire a nessuno quel che sta passando e sa lucidamente che la morte dovrà affrontarla da solo, come la malattia. Non recrimina, non accusa, si prende le proprie responsabilità nei confronti di se stesso (in questo Freddie mette in luce la sua fede zoroastriana, religione per cui il bene e il male si auto determinano), ma non rimpiange nulla. È una sorta di testamento emotivo ed etico e trova la sua forza nella semplicità del concetto espresso da chi la situazione descritta la sta vivendo direttamente e faticosamente.
L’Aids è stato riconosciuto per la prima volta nel 1981. Mercury scopre di essere malato alla fine del 1987. Nel frattempo non erano stato scoperti farmaci che salvassero o rallentassero la morte e non era ancora molto diffuso nella comunità gay l’uso di precauzioni, come i preservativi. La consapevolezza della comunità gay della necessità di proteggersi, molti anni dopo, poterà al sorpasso dei malati eterosessuali su quelli omosessuali. Molto, in questo senso, fece lo storico attivista delle battaglie contro l’Aids, John Giorno, poeta e performer più volte ospite a Genova del Festival Internazionale di Poesia, che era stato amico e amante del re della Pop Art, Andy Warhol (Giorno è l’interprete del lungometraggio Sleep, diretto nel 1963 proprio da Wharhol) e dello scrittore Beat William Burroughs.

Freddie registra nel 1988 la maggior parte di “The Miracle”, che uscirà poi nel maggio 1989. Solo alla fine del 1989 Mercury dirà agli altri componenti della band di avere l’Aids. Questa canzone è scritta prima. Da questo album in poi i componenti dei Queen non firmano più solo le canzoni che scrivono, ma tutti gli elementi della band firmano ogni canzone, che abbiano partecipato a scrivere parole e musica o no. Tuttavia, essendo lo stato d’animo sovrapponibile al vissuto del musicista, è ragionevole pensare che il testo sia stato scritto proprio da lui e che forse lui stesso l’abbia scartata, forse perché non era pronto a fare i conti in pubblico con la sua situazione di salute.

Solo nel 1996 si avrà una svolta nella cura della sindrome da immunodeficienza acquisita, quando fu messa in commercio la prima terapia che arrestava gli effetti mortali del virus: la mortalità, nel corso degli anni successivi e degli sviluppi farmacologici, decrebbe drasticamente, Mercury era morto il 24 novembre del 1991, cinque anni prima.

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