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Un nome per la ciclabile di corso Italia, un sondaggio dice: “Rocco Rinaldi”

Ecco i risultati del sondaggio realizzato da FIAB Genova e #genovaciclabile sul nome da dare alla pista ciclabile di Corso Italia, Secondo il 79,9% dei votanti la pista va intitolata al ciclista settantenne morto a seguito di un incidente proprio sulla strada. I risultati sono stati inoltrati al Sindaco

Un mese fa FIAB Genova e #genovaciclabile lanciavano un sondaggio, fra i propri soci e simpatizzanti, per dare un nome alla pista ciclabile di Corso Italia facendo scegliere fra due ciclisti vittime della violenza stradale.

I nominativi sottoposti all’attenzione dei votanti erano due:

Michele Scarponi. Ciclista su strada, professionista dal 2002, soprannominato L’Aquila di Filottrano per le sue caratteristiche di scalatore, vinse la Tirreno-Adriatico 2009 e, dopo la squalifica di Alberto Contador, il Giro d’Italia 2011. Il 22 aprile 2017, mentre si stava allenando per le strade di Filottrano, sua città di residenza, veniva mortalmente investito da furgone che non
aveva rispettato lo stop.

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Rocco Rinaldi. Ciclista amatoriale genovese di 70 anni, il 5 marzo 2015, stava percorrendo in bicicletta Corso Italia, urtato dalla portiera di un’auto, aperta all’improvviso, cadeva sull’asfalto e veniva investito da uno scooter che sopraggiungeva. Trasportato all’ospedale moriva poco dopo.

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Dei 562 che si sono espressi il 79,9% ha votato per Rocco Rinaldi, il restante 20,1% per Michele Scarponi. I risultati del sondaggio sono stati inviati oggi al Sindaco di Genova sotto forma di petizione.

Romolo Solari, presidente di FIAB Genova, ha commentato così i risultati ottenuti:
“Indipendentemente dal nome scelto riteniamo che il sondaggio sia stato un successo. Pubblicizzato fra ciclisti ed a questi dedicato ha evidenziato come la sicurezza per chi si muove in bici sia una questione seria. Anche ricordando i nostri morti in strada si contribuisce a tenere caldo il problema sicurezza la cui soluzione non può essere disattesa dalle autorità preposte”

Alessandra Repetto, fondatrice del gruppo #genovaciclabile ha rimarcato: “Non dobbiamo però fermarci all’alto valore simbolico di una pista ciclabile intestata ad un ciclista vittima della violenza stradale. Vanno aggiunte azioni concrete per rendere davvero sicure le nostre strade: altre piste ciclabili protette e strade urbane ai 30 km/h (veri) utilizzando dissuasori della velocità”.

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