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Ennesimo djset in piazza Don Gallo. Abitanti esasperati

L'(un)conference/festival del Radical Film Network è tornato in piazza con la proiezione di “La bataille de la Plaine” di Sandra Ach, Nicolas Burlaud, Thomas Hakenholz. Si parla di gentrificazione. Sarebbe anche interessante se, ancora una volta, non si fosse preteso di finire tutto con musica ad alto volume

Sono ormai moltissimi i residenti della zona che chiedono un regolamento per evitare che ogni occasione sia buona per finire la serata in piazza Don Gallo nel baccano che impedisce agli abitanti di riposare.

Sì va dalle feste di compleanno alle iniziative delle associazioni fino agli eventi dei centri sociali (stavolta è l’AutAut 357) come quello di stasera.

Il programma prevedeva, dalle 19:00, aperitivo pop in Piazza Santa Fede e a seguire dalle 20:00 in poi doppia proiezione, in Piazza Don Gallo con sottotitoli in italiano e dentro l’AutAut (accesso con scalini) con sottotitoli in inglese.
A seguire musica e djset a cura di Carlos.

Di cosa parla il film? Dal 2016 alla fine del 2019, il quartiere della Plaine nel centro di Marsiglia – dove si tiene tre volte alla settimana il più importante mercato popolare della città – è stato teatro di una battaglia tumultuosa. Da un lato, i servizi urbanistici dell’amministrazione comunale, decisi a realizzare un grande programma di “riqualificazione” del quartiere, dall’altro gran parte degli abitanti organizzati in una “assemblea popolare” che hanno percepito questo programma come un’operazione di gentrificazione, pretendendo di essere inclusi nel dibattito sui lavori.
Questa epica battaglia di tre anni si è conclusa con la costruzione di un muro di cemento alto 2,5 metri tutto intorno alla piazza per garantire che i lavori andassero avanti.
Il film, che oscilla tra il documentario e la finzione, ispirato a La Commune di Peter Watkins, dà conto di questa avventura umana dove è nata un’altra idea di costruzione della città.

Un tema che merita certamente di essere discusso e che è centrato sul diritto dei cittadini di pensare la propria città come vogliono. Peccato, però, che sia l’ennesima occasione per privare gli abitanti dell’ex ghetto ebraico di vivere il venerdì sera come desiderano. Magari dormendo.

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