Toti, l’Anpi, le bandiere della Nato e quelle della pace: lo spin off ligure della polemica nazionale è servito

Il presidente della Regione: «La Nato è l’ombrello che difende tutti noi e ha difeso la nostra libertà dalla seconda Guerra Mondiale a oggi e non credo che rinnegare la Nato sia qualcosa che si lega ai valori della Resistenza». Gli risponde Massimo Bisca, presidente Anpi Genova: «Le bandiere della pace e quelle dell’Anpi parlano per tutti e per tutto». Sullo sfondo, la polemica nazionale che assume sempre di più i toni della politica contingente a chilometri zero (col rischio di tensioni in alcuni cortei nelle diverse città d’Italia) invece che della Politica nel senso alto del termine. Oggi Luca Borzani su Repubblica, titolando “25 Aprile da custodire. Un esercizio di memoria civile”, scrive: «Dobbiamo evitare di buttare nelle logiche e nelle beghe di un politicismo tutto italiano sia quell’esercizio di memoria, la rottura con il fascismo, sia quell’esame di coscienza laico che ci impone una prova durissima e imprevedibile»

La linea nazionale dell’associazione è «Né con Putin né con la Nato. Con gli ucraini, purché non li armiamo noi». Non tutti, però, sono d’accordo. Leandro Agresti, 98 anni, il partigiano Marco (uno dei pochi rimasti in vita tra quelli che la Resistenza l’hanno fatta davvero) ha dichiarato chiaro e tondo a Repubblica: «Dopo la guerra erano tutti eroi e noi non eravamo nessuno. Ma noi s’è fatta la Resistenza e s’è preso le armi per questo Paese. Per difendere un Paese le armi servono – ha detto il partigiano Marco -. E gli vanno mandate a chi deve resistere. Come facevano una volta con noi partigiani gli americani e gli inglesi. Me li ricordo i lanci che ci facevano, specie quando ero sul Pratomagno: se non c’era chi ci mandava le armi, come si sarebbe fatto?». Un altro partigiano, Carlo Smuraglia, 99 anni, presidente onorario dell’Anpi, in un’intervista di Leonardo Filippi su Left spiega che quella degli ucraini è Resistenza.: «Ogni volta che è necessario contrapporsi a minacce alla libertà di un Paese, entra in campo la possibilità di resistere» dice. E aggiunge «Quella del sostegno alla resistenza armata ucraina è una materia di ampia discussione. Quando ci troviamo di fronte ad una situazione di oppressione, dove una parte più forte opprime la più debole, il nostro primo istinto ci suggerisce di sostenere i più deboli. E di farlo con tutti gli strumenti possibili, dunque in questo caso anche fornendogli delle armi. Qualcuno però ribatte “fornire armamenti può essere pericoloso, perché può ampliare la guerra”. Ho capito, però questo pericolo va sempre valutato per quello che è realmente. Quando c’è un simile conflitto in atto, con una tale disparità di condizioni, il mio parere è che il soggetto oppresso e più debole debba essere sempre sostenuto in ogni modo, anche con lo strumento delle armi. Ciò può rappresentare un rischio, certo, ma pur di difendere il più debole occorre correre qualche rischio».

A Milano Davide Romani, direttore del Museo della Brigata Ebraica, ha chiesto all’Anpi locale di poter portare la bandiera della Nato alle celebrazioni della Liberazione, ma pare gli sia stato chiesto di non farlo per evitare polemiche anche se il presidente locale dell’associazione, Roberto Cenati, non ha posizioni sovrapponibili a quelle della presidenza nazionale. Alla fine, Romani ha comunicato che, «per motivi di sicurezza e per evitare polemiche», ha deciso di lasciar perdere. Le porteranno i Radicali, insieme a quelle europea, italiana e israeliana,

Roberto Cenati ha più volte spiegato la sua opinione: «Non ci può essere giustificazione all’aggressione della Russia ad uno stato sovrano, un atto di guerra che fa precipitare l’Europa sull’orlo di un conflitto globale. E non ci può essere equidistanza nel valutare quanto sta accadendo. L’invasione dell’Ucraina dimostra che il presidente russo Putin ha scelto di usare la forza delle armi per poter ridefinire l’architettura della sicurezza europea, a scapito del rispetto per la democrazia. La partecipazione più dolorosa è per le sofferenze del popolo ucraino, vittima di eccidi di civili inermi, costretto a lamentare perdite umane gravissime che colpiscono bambini, donne, anziani, sottoposti a pesanti bombardamenti». Poi ha sollecitato la ripresa delle trattative per la pace: «L’Italia e l’Unione Europea devono svolgere un ruolo importante attraverso le armi della diplomazia per la cessazione delle ostilità e una soluzione pacifica del conflitto».

Nel capoluogo lombardo, “Milano contro la guerra”, un ampio coordinamento che va dai centri sociali, alle organizzazioni pacifiste, alle Ong, fino a molti circoli Anpi e Cgil che si riconoscono nella posizione del presidente nazionale Anpi Gianfranco Pagliarulo. Proprio per le differenze di posizione nel centrosinistra, il livello di attenzione sulla manifestazione milanese si è elevato.

«L’ho detto che non mi ritrovo in tante dichiarazioni di Gianfranco Pagliarulo – ha dichiarato il sindaco del capoluogo lombardo Beppe Sala -. Lui ci sarà alla manifestazione del 25 Aprile a Milano, ma non credo sarà quello il momento per chiarire. Mi piacerebbe che chiarisse meglio il suo pensiero in questi giorni e magari aiuterebbe un po’ la serenità di quella data. Credo che si debba stare inequivocabilmente dalla parte dell’Ucraina, credo che sia corretto fornire loro le armi per combattere, d’altro canto festeggiamo la Liberazione che non è stata ottenuta con le margherite in mano. Tutti desideriamo la pace e una tregua, la possibilità di non vedere più vittime ma quella oggi è la situazione». Sala parla anche di «chi si dichiara equidistante tra un Paese democratico aggredito e un dittatore come Putin che ordina l’invasione di un Paese libero». E aggiunge «Insomma, non si può far finta di non notare che c’è chi non riesce a prendere una posizione chiara e netta al riguardo», spiegando di parlare di «una parte dell’area antagonista e purtroppo, anche se in maniera più ponderata e moderata, anche all’interno dell’Anpi ci sono posizioni poco chiare. Parlo soprattutto dell’Anpi romana e nazionale. A Milano per fortuna le cose stanno in maniera ben diversa».

Oggi, a Bari, Gianfranco Pagliarulo ha detto di essere «amareggiato» per «la demonizzazione» della posizione del vertice Anpi contro l’invio di armi in Ucraina. Anche la comunità ebraica gli ha contestato che dopo aver condannato «fermamente il massacro di Bucha», ha invocato «una commissione d’inchiesta internazionale guidata dall’Onu e formata da rappresentanti di paesi neutrali, per appurare cosa davvero è avvenuto, perché è avvenuto, chi sono i responsabili». Dui media sono stati recuperati vecchi post social in cui scriveva, nel 2014, del “Regime nazistoide di Kiev” denunciando anche l’espansionismo della Nato. E pezzi di analogo tenore sono comparsi sulla rivista dell’Anpi Patria Indipendente in difesa della Russia e contro i “nazisti’ ucraini.

Oggi Pagliarulo ha detto di non aver dubbi sul fatto che la Russia di Putin sia «l’invasore da condannare senza se e senza ma», responsabile dello «scempio di umanità e di vita del popolo ucraino, cui ha fatto e sta facendo seguito una legittima resistenza armata», ma non recede dalle posizioni contro l’invio di armi.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nei giorni scorsi, è stato chiaro: «La pace non è arrendersi di fronte alla prepotenza». Una presa di posizione netta condivisa dalla vice presidente nazionale di Anpi Albertina Soliani dice che «Dobbiamo riconoscere che quando politica e trattative non hanno fatto abbastanza prima, viene il momento in cui non resta altro che mettere la propria vita a difesa dei valori dell’umanità per fermare l’invasore e l’oppressore». Ma qualcuno, nell’Anpi, le contesta di essersi astenuta, anziché votare contro, in consiglio, per poi prendere le distanze dal presidente e dalla linea nazionale dell’associazione.

Fin qui la situazione nazionale. Veniamo a quella locale.

«La Nato è l’ombrello che difende tutti noi e ha difeso la nostra libertà dalla seconda Guerra Mondiale a oggi e non credo che rinnegare la NATO sia qualcosa che si lega ai valori della Resistenza – ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti -. “Liliana Segre dice una parola definitiva: quando un Paese è invaso – ha aggiunto Toti – non si può essere né indifferenti, né equidistanti. È ovvio che si sta accanto a chi oggi subisce un’odiosa aggressione e si difende in tutti i modi possibili. Non c’è nessuna polemica con Anpi. Il 25 aprile noi celebreremo coloro che hanno combattuto e sono morti per la nostra libertà e lo hanno fatto con un fucile in mano, dato dalle potenze amiche. Ci sono valori – ha concluso Toti – per cui vale la pena combattere e morire, questo vale per l’Italia e per gli amici ucraini.

«Sa di polemica elettorale a tutti i costi l’insistenza del presidente Toti sulle bandiere Nato alle manifestazioni del 25 aprile – commenta Massimo Bisca, presidente genovese di Anpi -. Le bandiere della pace e quelle dell’Anpi parlano per tutti e per tutto. Il presidente si concentri se mai sull’evitare condiscendenze verso troppi nostalgici del ventennio. La Resistenza è una cosa seria».

Oggi, su Repubblica, Luca Borzani, affrontando il “tema 25 Aprile” sotto una prospettiva completamente differente da quella della politica partitica contingente: «Dobbiamo evitare di buttare nelle logiche e nelle beghe di un politicismo tutto italiano sia quell’esercizio di memoria, la rottura con il fascismo, sia quell’esame di coscienza laico che ci impone una prova durissima e imprevedibile – scrive -. Una nuova assunzione di responsabilità che riguarda il paese, l?Europa, ciascuno di noi nel costruire concretamente la pace e nel non accettare la logica della guerra imposta dall’autocrazia rissa. Siamo davanti ad un altro complesso spartiacque della nostra storia. E dove la querelle sulle armi non può diventare ideologica o cancellare un terreno comune prioritario che è quello del metter fine alle parole delle armi. Terreno su cui predominano ancora troppe incertezze e una ben poco incisiva azione comune europea. E il tempo che scorre è solo un tempo di sangue in cui si cambia in peggio. Questo deve essere il significato del 25 aprile 2022. Testimoniare il legame tra pace e democrazia come condizioni del futuro possibile che poi fu il senso profondo della lotta contro il fascismo».

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