43 anni dall’omicidio di Guido Rossa. Borzani: «Mai avrebbe immaginato tanta parte del lavoro senza dignità e diritti»

Genova ha ricordato il sacrificio di Guido Rossa, operaio e sindacalista dell’Italsider, assassinato dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979. Le tappe del ricordo: la deposizione della corona in via Fracchia, le iniziative nello stabilimento Acciaierie d’Italia di Genova Cornigliano, alla Camera del Lavoro e, infine, in largo XII Ottobre davanti al monumento dedicato a all’operaio e sindacalista con una cerimonia organizzata da Cgil, Cisl e Uil

Questa mattina, dopo la deposizione di una corona presso il cippo nei giardini di via Fracchia, dove Guido Rossa venne ucciso, il sindacalista è stato ricordato dai rappresentanti delle istituzioni e dell’Anpi.

Alla cerimonia commemorativa, organizzata dal Comune di Genova in collaborazione con Anpi Oregina e Municipio I Centro Est, era presente anche una rappresentanza di studenti della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo Statale Oregina “Gastaldi”.

A loro si è rivolto Italo Porcile, dell’Anpi di Oregina, invitando a ricordare l’esempio di Guido Rossa, «uomo che amava l’alpinismo e le “cordate”, simbolo di collaborazione, e che nel tragico momento della sua uccisione venne lasciato solo». Sono poi intervenuti l’assessore del Municipio Centro Est Federica Cavalleri e il presidente provinciale Anpi Genova Massimo Bisca che, oltre a ricordi personali del suo rapporto con Guido Rossa, ha in particolare richiamato i valori costituzionali difesi dal sindacalista con il suo sacrificio.

Dopo l’assessore regionale alla cultura Ilaria Cavo, è intervenuto il sindaco di Genova Marco Bucci. «Ricordo il giorno del funerale di Guido Rossa – ha detto il sindaco –, una giornata triste in una piazza De Ferrari sotto la pioggia. Io avevo poco più di 19 anni e mi chiedevo, insieme con i miei amici, cosa sarebbe stato di noi se le persone migliori, quelle che avevano il coraggio di denunciare e di seguire i propri ideali e i propri valori, venivano così barbaramente uccise. Oggi siamo qui a testimoniare che quelle pratiche sono state sconfitte e che grazie anche al sacrificio di gente come Guido Rossa possiamo vivere in un sistema democratico che permette di pensare al proprio futuro con fiducia».

Nel corso della cerimonia è stata richiamata la mostra “Guido Rossa fotografo. Anche in una piccola cosa”, ospitata in Sala Liguria di Palazzo Ducale fino al 20 febbraio. Si tratta di circa 70 scatti aventi come oggetto la montagna, l’alpinismo e i temi riguardano la natura e la storia dei luoghi. Un’occasione per ricordare l’uomo Guido Rossa e le sue passioni.

La giornata è proseguita poi nello stabilimento Acciaierie d’Italia di Genova Cornigliano dove è intervenuto ancora il sindaco insieme con Armando Palombo della Fiom Cgil Genova, e alla Camera del Lavoro in via San Giovanni D’Acri”; presente per il Comune di Genova l’assessore allo Sviluppo economico Stefano Garassino.

L’orazione presso la sede della Camera del Lavoro Cgil è stata tenuta da Luca Borzani, direttore de “La Città”, giornale di società civile.

L’ᴏʀᴀᴢɪᴏɴᴇ ᴅɪ Lᴜᴄᴀ Bᴏʀᴢᴀɴɪ ᴀʟʟᴀ Cᴀᴍᴇʀᴀ ᴅᴇʟ Lᴀᴠᴏʀᴏ ɪɴ ᴏᴄᴄᴀsɪᴏɴᴇ ᴅᴇʟ ǫᴜᴀʀᴀɴᴛᴀᴛʀᴇᴇsɪᴍᴏ ᴀɴɴɪᴠᴇʀsᴀʀɪᴏ ᴅᴇʟʟ’ᴏᴍɪᴄɪᴅɪᴏ ᴅɪ Gᴜɪᴅᴏ Rᴏssᴀ ᴘᴇʀ ᴍᴀɴᴏ ᴅᴇʟʟᴇ Bʀ.

Ecco alcuni passi e l’audio integrale

«La storia di Guido Rossa è inscindibile da un’idea di politica. È inscindibile da un’idea bella della politica, dove emancipazione, solidarietà, moralità convivono insieme ed è l’insieme, è l’essere insieme per cambiare le cose così come in quegli anni si era tanto cambiato in Italia grazie al movimento dei lavoratori. Quelle conquiste sociali e politiche erano messe in discussione dal delirio ideologico, la ferocia, la violenza delle Brigate rosse e della lotta armata, che peraltro alimentavano anche quelle pulsioni mai sopite di trovare una soluzione autoritaria alla nostra democrazia. Io credo che dobbiamo ripetere sempre che è impossibile separare Guido Rossa dal suo partito e dal suo sindacato, slegare la sua coerenza da un progetto di trasformazione e di di crescita di una democrazia più avanzata

Il tema delle riforme radicali, il tema della giustizia sociale. È in questo c’è la coerenza, il filo della coerenza , che era innanzitutto il fare e poi l’assunzione di responsabilità che ha fatto sì che lui si comportasse in modo diverso da come altri non si sono comportati o non avrebbero fatto. Al di là delle facili retoriche, è questo il legame vero tra Guido Rossa è la generazione e precedente della Resistenza: la scelta, la dimensione della scelta. Permettetemi di dire che c’è una straordinaria differenza non solo semantica, ma etica, tra scelta personale e soluzione personale. Credo che valga la pena di essere consapevoli di questo. E allora, l’invito di Guido Rossa a imboccare la strada di radicali riforme io credo che sia di una straordinaria attualità per oggi. Così come ci riguarda direttamente il tema di una bella politica non ripiegata su se stessa, esausta. Una politica capace di rimobilitare, di cambiare le cose, perché, come veniva ricordato prima, ci troviamo per motivi pur profondamente diversi dentro una situazione straordinariamente difficile e dove la pandemia ha aumentato le diseguaglianze, le povertà, la frammentazione sociale, la fragilità delle istituzioni e dove – guardate che questo sarebbe stato immaginabile per Guido Rossa – tanta parte del lavoro è senza dignità e senza diritti. Non l’avrebbe immaginato.Nei primi anni del decennio successivo si chiude quella terribile stagione, si chiude con molti vuoti e molte rimozioni. Si disse che aveva vinto lo Stato. Io credo che sia molto più giusto dire che aveva vinto la forza della democrazia. E per quanto possa apparire lontanissimo usare questo termine, “forza della democrazia”, in un’età segnata invece dalla crisi e dalla fragilità della democrazia, dalla libertà slegata dalla responsabilità, da una dimensione istituzionale che troppo spesso e molto spesso è chiusa e distante, però nella lezione di Guido Rossa, c’è che la democrazia si difende quanto più là si riporta vicina, quanto più là si rende meno distante, quanto più è capace di dare risposta alle domande di giustizia sociale. Credo proprio che sia una consapevolezza che abbiamo bisogno di ricordarci e di ridirci oggi».

La figura di Guido Rossa, l’operaio ucciso dalle Brigate Rosse 43 anni fa, è stata ricordata nel pomeriggio di oggi in Largo XII Ottobre a Piccapietra, con una cerimonia organizzata da Cgil, Cisl e Uil, ai piedi della statua che ricorda il sacrificio del sindacalista dell’Italsider.

Per le organizzazioni sindacali erano presenti Shiba Servetto segretaria provinciale Uil Liguria, Elena Bruzzese della segreteria della Camera del Lavoro di Genova e Marco Granara segretario dell’area metropolitana della Cisl.

Ha preso parte alla cerimonia, in rappresentanza del sindaco Marco Bucci, l’assessore alla sicurezza Giorgio Viale che al termine della cerimonia ha posto una corona di fiori ai piedi del monumento in bronzo. 

«Oggi siamo qui a 43 anni da quel tragico avvenimento – ha detto Viale – per celebrare Guido Rossa, l’operaio che per primo si oppose al muro di silenzio che nella sua fabbrica attorniava le azioni delle Brigate Rosse. Ha pagato con la vita il coraggio di essersi schierato con le istituzioni, senza tentennamenti né timori. Un esempio per tutti noi. Il suo sacrificio serve a ricordare alle istituzioni e a tutti coloro che credono nei valori della democrazia, che non ci si deve mai arrendere di fronte alla violenza, da qualsiasi parte essa provenga».

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