Scompare Ursula. Raccontiamo la sua storia e quella delle trans nel Ghetto

Per l’anagrafe è morto Antonio Salvo. Perché Ursula, pur potendolo fare, non aveva mai cambiato il suo nome con quello con cui tutti la conoscevano. Quando si è aperta legalmente la possibilità, probabilmente stava già perdendo la ragione ed era finita in pasto a loschi individui che si erano installati nel suo basso usandolo come luogo di spaccio e le avevano rubato tutti i soldi. Sono state le persone del quartiere a chiedere aiuto alla Polizia locale che è riuscita a sottrarla ai suoi sfruttatori e, coinvolgendo i servizi sociali, era riuscita a farla ricoverare in una Rsa dove ha trascorso i suoi ultimi mesi di vita. La ricorda Rossella Bianchi, presidente dell’Associazione Princesa, fondata da don Gallo. Qualche giorno fa, in occasione di un tour della zona, Rossella aveva raccontato la storia delle trans e del Ghetto

«Chi ha letto il mio secondo libro “Angeli con le ali bagnate” ricorderà senz’altro il patetico personaggio di Ursula. Nel mio racconto parlavo di una certa propensione alla demenza senile. Era un’ intuizione che col tempo e diventata realtà. Peggiorata e ridotta pressoché in stato di schiavitù, derubata e percossa e ridotta alla fame, ci siamo adoperate con assistenti sociali e Polizia locale fino ad ottenerne il ricovero in una Rsa. Sembrava un epilogo “quasi felice” , ma stasera la triste notizia: Ursula non c’è più. Ricordiamola ancora felice ai tempi del famoso calendario voluto da Don Andrea Gallo. Adesso lo ha raggiunto». Così Rossella Bianchi, scrittrice, trans del Ghetto, presidente dell’Associazione Princesa ha dato, martedì sera, sulla propria bacheca Facebook la triste notizia della scomparsa di Ursula.

La trans ha vissuto per molti anni tra il basso di vico Untoria e l’appartamento al piano superiore, entrambi di sua proprietà. Negli ultimi tempi, approfittando delle condizioni di Ursula, alcuni soggetti si erano insediati a casa sua ed erano diventati i suoi aguzzini. Alcuni dei residenti del quartiere avevano chiesto aiuto alla Polizia locale raccontando che Ursula aveva perso la capacità di intendere e volere e, forse cercando il loro aiuto, permetteva a questi loschi individui di accedere alle sue proprietà, purtroppo in cambio ha ricevuto molestie, percosse e l’utilizzo dei suoi beni lasciandola in uno stato di prostrazione ed indigenza. Inoltre, con violenza e prevaricazione, secondo i residenti della zona questi avevano dato vita a un vero e proprio mercato della droga all’interno dell’appartamento di Ursula e nelle scale del palazzo. Se ne è interessato il nucleo Centro Storico dell’Unità territoriale Centro della Pl, riuscendo a seguire tutta la vicenda e coinvolgendo gli assistenti sociali e tribunale fino ad arrivare al completo sgombero degli immobili e al ricovero della povera Ursula vittima di abusi e sopraffazioni. In quell’occasione, uno straniero era stato denunciato per furto aggravato, circonvenzione di incapace e lesioni. C’è chi dice, però, che a parte questo episodio avvenuto quando non era più in sé, Ursula fosse troppo buona e per questo in molti, durante gli anni, avessero approfittato di lei.

Qualche anno prima, era stata uno dei soggetti del Calendario voluto da Don Gallo per promuovere l’associazione Princesa, fondata nel 2009 da Andrea Don Gallo, che si occupa dei diritti delle persone transgender e delle sexworkers transgender. E un pittore aveva anche realizzato dei quadri utilizzandola come modella.

Ursula faceva parte di un mondo che sta scomparendo. Da tempo non si aggiungono giovani trans a quelle rimaste nel Ghetto: il mondo è cambiato, per fortuna. Una transessuale (che sia operato o no) può vivere la propria vita, cambiare il nome di battesimo, vestendosi da donna (una volta era un reato) se lo desidera e anche sposarsi. La prostituzione non è più la sola strada e chi decide di prostituirsi (usando chat, messaggerie e siti internet) non è costretto a farlo in un basso tra piazza della Nunziata e via del Campo. Un quartiere che una volta, a metà degli anni Sessanta, era brulicante di vita e di attività economiche e adesso è una tutta una fila di saracinesche chiuse. Ci sono interi palazzi (anche di unica proprietà) fatiscenti e in tanti appartamenti affittati od occupati vivono decine di “fantasmi”, persone sconosciute a censimenti e forze di polizia fino a quando non vengono fermati dalle Divise, per poi tornare nell’oblio del dedalo dei carruggi. Per molti anni l’unico presidio di “sicurezza” del quartiere sono state proprio le trans. Questo mondo, da cui molte di loro sono scomparse a causa della droga, cercando rifugio dalla cattiveria della società che non le accettava nell’eroina e nelle antiche pietre del cuore del centro storico, sta evaporando. Ne racconta la storia Rossella Bianchi in un video che abbiamo girato in occasione delle visite accompagnate a tema storico nel Ghetto durante Genova Jeans, quando l’associazione culturale Fondazione Amon, per conto del Comune, ha allestito un percorso che ha fatto tappa in diversi secoli, dalla congiura di Vacchero fino agli anni Sessanta e Settanta.

Il nostro titolo del video, “È morto Antonio”, «Non non mi piace molto in effetti – commenta Rossella Bianchi – ma lo accetto perché in coscienza Ursula non ha mai rinnegato l’Antonio che l’ha generata ed anzi del suo passato ne è sempre stata orgogliosa ed il punto di vanto che più amava pubblicizzare era proprio il suo passato di calciatore quando difendeva gagliardamente la porta della Salernitana e della nazionale militare».

Il titolo forte è voluto: sintetizza anni di battaglie che le trans del Ghetto hanno fatto per lo più a vantaggio delle generazioni successive. Quando la legge ha concesso di cambiare legalmente il nome, probabilmente Ursula stava già male. Forse non l’ha voluto fare, forse non le importava, forse era già malata e non ce l’ha fatta, chissà? Fatto sta che sulla denuncia al suo aguzzino lei è indicata come vittima col nome di battesimo.

I funerali di Ursula si terranno giovedì 14 ottobre alle 10 nella chiesa di San Siro.

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