Possetti: «Sentiamo la presenza dello Stato, ma qualcuno tenta di chiudere il vaso di Pandora»

Il primo pensiero è stato per Gino Strada, il medico fondatore di Emergency morto ieri «perché era sempre dalla parte delle vittime». Poi la presidente del comitato dei parenti delle vittime del Ponte Morandi ha parlato di “vasi di Pandora” che qualcuno tenta di chiudere malgrado la «Forze presenza dello stato» attraverso le indagini della Guardia di Finanza e della Procura e delle «pretese sempre più avide del concessionario» per il contratto di acquisizione di Autostrade da parte del consorzio guidato da Cassa depositi e prestiti

«Chi ha gestito incautamente le nostre infrastrutture oggi dovrebbe essere con le spalle al muro, dal 14 agosto di tre anni fa il vaso di Pandora si è aperto su un sistema senza dignità e umanità, ma la sensazione è che chi cerca di richiudere quel vaso, per dimenticare quanto accaduto e creare nuovi vasi di Pandora» ha detto, ricordando quel giorno in cui la sorella Claudia, il cognato e i suoi due nipoti sono morti nel crollo. «Sono passati tre anni da quel giorno, le urla, la pioggia, le lacrime, la polvere, sono ancora nel nostro cuore, questa vergogna resterà incisa indelebilmente nella nostra anima, stiamo aspettando segnali tangibili di giustizia ma sono ancora troppo pochi», ha proseguito con le lacrime agli occhi.

«Le indagini certosine della Guardia di Finanza e il lavoro strenuo della Procura ci hanno fatto sentire forte la presenza dello Stato – ha aggiunto Possetti -, purtroppo non vediamo adeguate penalizzazione per chi gestiva le infrastrutture. Il contratto di acquisizione in itinere anzi ha previsto ulteriori risposte alle pretese del concessionario, richieste sempre più avide».

Alle 9:45 era stato dato il via ai lavori nei palazzi di via Porro e via del Campasso non abbattuti e che diventeranno residenze per giovani e anziani alla demolizione delle strutture dove era la pila 9 ponte e dove sarà costruito il futuro Memoriale. L’architetto Stefano Boeri ha presentato il progetto alle autorità: «Ormai un anno e mezzo fa abbiamo visitato questo spazio, sono stati i familiari delle vittime a volere che fosse realizzato qui, dove c’era la pila 9. La forza delle macerie era già un invito a costruirlo qui». All’avvio dei lavori erano presenti anche l’ex procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, il questore Vincenzo Ciarambino e il prefetto Renato Franceschelli.

Foto di Antonio De Marco

Alle ore 11.36, nell’orario esatto del crollo di Ponte Morandi, il minuto di silenzio con il suono di tutte le sirene delle navi in porto e di tutte le campane dell’Arcidiocesi mentre sulla passerella sul Polcevera (nota come “ponte delle rattelle” e da ieri, ufficialmente ponte “14 agosto 2018”) ai 43 rintocchi di una campana tibetana gli sfollati a seguito del disastro hanno lanciato 43 rose bianche nel greto del torrente.

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