Il consigliere del saluto romano torna alla carica: «Gino Strada? Che bruci all’inferno»

Ha commentato così Francesco Biamonti il consigliere comunale di minoranza di Cogoleto (noto all’Italia intera per quella mano tesa in consiglio proprio nel Giorno della Memoria) sulla pagina del senatore leghista Francesco Calderoli. Il commento è sparito, forse cancellato da lui, forse dal titolare della pagina, forse da Facebook dopo la valanga di segnalazioni al social network. Intanto Biamonti, sospeso dalla Lega, continua a rappresentare i cittadini in Consiglio

Calderoli ha condiviso sulla propria bacheca Facebook un articolo dell’Ansa per ricordare una persona che non la pensava come lui, ma al quale ha ritenuto di tributare gli onori che spettano a un «grande combattente».

Intendiamoci, Biamonti (che è stato anche candidato per la Lega alle ultime elezioni regionali) non è stato l’unico a superare i limiti della netiquette, sono stati in parecchi a commentare in maniera pesante, anche attaccando la scelta del senatore leghista. Ben 117 (alle ore 23:00 del 14 agosto) hanno commentato con l’emoticon della risata la morte di un uomo. Alcuni di uguale parte politica hanno invece condiviso l’impostazione di Calderoli mentre altre persone, a sinistra, hanno sottolineato la correttezza del senato che, pur continuando a non condividere gli ideali di Gino Strada, gli ha riconosciuto la capacità di combattere strenuamente per i suoi ideali.



Come si è detto, Biamonti non è stato l’unico a criticare. Però ha superato i limiti gettando il suo odio sui social dove è spesso critico (per usare un eufemismo) nei confronti degli stranieri. Però, siede ancora in un consiglio comunale della Liguria, anche se sospeso dalla Lega. Nonostante il saluto romano fatto insieme ad altri due consiglieri l’ex candidato sindaco Mauro Siri e Valeria Amadei, anche loro ancora a rappresentare il popolo di Cogoleto.

«Gino Strada? Un insopportabile compagno che voleva africanizzare l’Italia. Che bruci all’inferno» ha scritto il consigliere che si è esibito in un saluto romano inconfondibile il 27 gennaio scorso, nel giorno in cui si ricordava la strage nazista degli ebrei. L’apostrofo dopo l’articolo indeterminativo lo abbiamo tolto noi, ma c’era. Un ripassino all’ortografia prima di scrivere sui social non guasterebbe.

Il leader ligure del partito, Edoardo Rixi, aveva detto annunciando la sospensione. <Biamonti è un consigliere che milita in Lega da 30 anni. Qualora si acclarassero comportamenti non accettabili per il nostro movimento che nasce con radici diverse, valuteremo l’espulsione. La Lega da sempre sostiene i valori della Repubblica e della Resistenza. Però condanniamo la “caccia al mostro” con messaggi disgustosi sui social e con minacce esplicite. Chiedo che ci sia un ritorno alla forma e alla sostanza nell’ambito di un ragionamento democratico per non creare il contrario di quello che si deve difendere>. Pare evidente che Biamonti la forma e la sostanza, nel frattempo, non le ha interiorizzate.

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