Battaglia social sull’evento milionario Genova Jeans. Polemica sul reclutamento di volontari a costo zero

Il capogruppo Pd a Tursi Alessandro Terrile e l’assessore comunale al Bilancio Pietro Piciocchi si scontrano sulle spese dell’evento che si terrà dal 2 al 6 settembre. Il consigliere Dem: «Un milione e 200 mila euro tra cui 120.000 euro per il sito internet, 67.000 per spese di viaggio e 170.000 per un’agenzia di comunicazione». L’assessore: «Gli eventi che si svolgeranno a settembre saranno di livello altissimo, eserciteranno grande capacità attrattiva e faranno parlare della Città nel mondo della moda e non solo»

Ammettendo anche la più rosea previsione di ricaduta sul territorio (50 euro per visitatore, di più non fanno nemmeno i più bravi) dovrebbero arrivare 44.800 visitatori al giorno da fuori città per pareggiare l’investimento. Il responso sulla reale attrattività della kermesse la daranno tra poco più di un mese i dati sull’occupazione delle camere d’albergo.

Quale dovrebbe essere il ritorno di visitatori da fuori Genova per andare in pari? Se ogni visitatore lasciasse al territorio 100 euro dovrebbero esserci 22.400 persone al giorno venute apposta e con grande capacità di spesa. Ma se prendiamo il dato già straordinario dei 50 € di media (li raggiungono solo i più bravi, come il Festivaletteratura di Mantova), i visitatori dovrebbero essere 44.800 al giorno che moltiplicato per i 5 giorni di manifestazione farebbe 224.000 per finire quasi in pari. Visitatori in arrivo da fuori città, s’intende.

C’è poi, è vero, una ricaduta sull’immagine della città. Se sarà adeguata lo scopriremo a settembre.

Sotto: il primo contrappunto sui social tra Terrile e Piciocchi, avvenuto ieri

Ad avvelenare la discussione è arrivato ieri un post dell’ex assessore Elisa Serafini.

Piciocchi ha spiegato così su Facebook la posizione del Comune

Risponde a sua volta il capogruppo Pd

Altri assessori (Paola Bordilli, responsabile del Commercio, che ha firmato con Piciocchi una delle delibere per la concessione dei fondi. l’assessore al marketing territoriale Laura Gaggero e l’assessore alla Cultura Barbara Grosso) e il vicesindaco Massimo Nicolò sono corsi in soccorso di Piciocchi con post sulla propria bacheca.

I quesiti di Terrile che sono stati poi ribaltati in un comunicato del gruppo Pd:

– Perché una manifestazione di 5 giorni che doveva costare 550.000 euro arriverà a costare oltre 1,2 milioni?
– Perché il contributo a carico del Comune è passato da 100.000 a 650.000 euro?
– Non esisteva un modo più efficace di spendere un milione di denari pubblici, magari puntando alla riqualificazione di via del Campo e di via Prè?
– Davvero si spenderanno 120.000 euro per il sito internet di Genova Jeans, 67.000 per spese di viaggio e 170.000 per un’agenzia di comunicazione, come emerge dall’ultima versione del budget?


Vero è che Ice sta per “Istituto per il Commercio Estero” e che quindi quei 470 mila euro mai sarebbero arrivati per il recupero di Pré. L’Ice è l’agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, è l’organismo attraverso cui il Governo favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico-commerciale delle nostre imprese sui mercati esteri. Agisce, inoltre, quale soggetto incaricato di promuovere l’attrazione degli investimenti esteri in Italia. 

Vero è anche che con l’intera cifra, 1 milione e 200 mila euro, ci si sarebbe potuta organizzare una mostra come quella dedicata a Van Dyck che si è tenuta al Ducale nel 1997 e che ha portato per mesi turisti nella nostra città, nei suoi alberghi, nelle sue attività di ristorazione, nei suoi negozi, facendo fare un balzo in avanti alla vocazione turistica di Genova generando molta ricchezza per l’indotto. Riuscirà a fare altrettanto un evento decisamente non originale (negli ultimi decenni solo a Genova sono state organizzate due mostre e diversi eventi dedicati al jeans), di appeal poi non così certo, forse più usabile come evento da allestire in altre città italiane ed estere per fare conoscere Genova che come motivo di richiamo? La risposta agli interrogativi sulla reale attrattività dell’evento la daranno a settembre i dati delle notti di occupazione degli alberghi al netto delle presenze degli allestitori del Salone Nautico (si terrà dal 16 al 21 settembre) che saranno già presenti. Capiremo, insomma, se la vocazione pop di questa giunta sarà una scommessa vinta sulla cui falsariga continuare o una debacle tale da scoraggiare ulteriori tentativi e tornare a programmazioni più “ortodosse”.

Gira voce che la promotrice, Manuela Arata, stia premendo per realizzare proprio al Metelino, un museo del jeans, l’ennesimo museo in una città che fa fatica a mantenere i tanti che già ha, alcuni dei quali al momento sono chiusi. Un fiasco chiuderebbe la partita mentre un buon successo consentirebbe di pensare l’aggregazione ad altri percorsi espositivi già in essere, il Museo del Mare o il Diocesano, dove già ci sono gli “arazzi jeans”: tele blu dipinte a monocromo tra devozione popolare e arte colta, provenienti dall’abbazia benedettina di San Nicolò del Boschetto in Val Polcevera, realizzati in fibra di lino tinta con indaco e possono essere considerati a pieno titolo illustri antenati delle tele di Genova o jeans. Si tratta di quattordici teli, distinguibili in tre gruppi: il primo, comprendente i più grandi e datato al 1538, si ispira alle incisioni di Albrecht Durer; un secondo gruppo è ascrivibile a metà del Cinquecento mentre gli altri teli sono più tardi, fra il XVII e il XVIII secolo.
Un museo separato non ha alcun senso visto che i visitatori visitano mediamente uno, al massimo due musei per città e a Genova, dopo l’Acquario, ci sono Palazzo Rosso (attualmente chiuso, con i lavori da terminare urgentemente) e il Muma, oltre al Museo di arte orientale Chiossone e allo straordinario museo di Sant’Agostino (attualmente chiuso per lavori), più tutti gli altri.

Certo, se i dati in possesso di Terrile sono corretti, 120 mila euro per un sito internet sono veramente un’enormità e 170mila euro per la comunicazione una cifra stratosferica. A meno che la campagna non sia veramente mondiale. Mancano, a poco più di un mese dall’avvio dell’evento, reali informazioni che permettano di valutare. Il coinvolgimento di Pré e via del Campo pare consisterà in un evento espositivo e di promozione al prodotto-jeans di un noto marchio all’ormai ex mercato dello Statuto e in alcuni palchi sulla strada in cui suoneranno dei complessi giovanili. Se davvero è così, forse si poteva fare qualcosa di più innovativo e di diverso per la strada storica che ha urgente bisogno di recupero. Siamo confidenti che, quando l’evento sarà reso noto, gli eventi per il centro storico non si limiteranno a quello.

Sicuramente, la richiesta di volontari a costo zero (che tante critiche ha già creato sui social) a fronte di “spese di rappresentanza” e di comunicazione così alte, sarà difficile da far digerire ai genovesi. Possibile che su 1milione e 200 mila euro non si trovino i quattrini per congrui “rimborsi spese”? È appena terminata una “call” (come adesso piace chiamarla). «Per coloro che presenteranno la propria candidatura è previsto un ciclo di formazione sulle origini e sulla storia del jeans e sul tema della sostenibilità ambientale che sarà curato da autorevoli esperti di varia provenienza: arte, moda, cultura, impresa: tante voci e tanti mondi che daranno il loro contributo. Il ciclo di formazione di 12 ore sarà online sulla piattaforma Zoom – si legge sulla pagina web -. A tutti sarà inviato tramite mail il link per accedere alla riunione, ogni incontro sarà registrato e caricato online e potrete rivederlo in qualunque momento. Conclusa la formazione è previsto un incontro in presenza in cui verranno approfondite le tecniche di relazione con il pubblico richieste per svolgere al meglio l’attività di ”Jeans leaders” e si illustreranno le modalità operative. L’attività pratica dei Jeans Leaders avrà una durata variabile dalle 20 alle 40 ore con il compito di accogliere il pubblico che visiterà le varie tappe della manifestazione, svolgendo anche attività di divulgazione».
In pratica si chiede di lavorare gratis.

A reclutare, come si vede sia sul sito sia sulla pagina Facebook, è direttamente il Comune (le richieste vanno mandate a un indirizzo internet comunale) e non l’associazione presieduta dalla Arata a cui confluiranno i fondi e che sceglierà e pagherà i servizi.

Sulla pagina Facebook di Genova Jeans la questione non è stata presa con entusiasmo.

Un’altra call di genova Jeans, quella per il marchio, è andata a vuoto. A tutti i partecipanti è stato risposto che nessun marchio era meritevole. Così si sono risparmiati i 2.500 euro del premio promesso. E la manifestazione da 1.200 mila euro è senza logo.

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