Albaro, il vicino vede dalla finestra un “sequestro” in salotto e chiama il 112. Le volanti arrivano in forze, ma era solo una prova teatrale

Scene da poliziesco in un appartamento del levante cittadino, dove – complice un vicino di casa ficcanaso – una prova dello spettacolo di Lucia Vita è stata scambiata per una vera aggressione. Risultato: incursione nell’appartamento, perquisizioni, tensione alle stelle e il teatro che, ancora una volta, ha dimostrato di saper confondere benissimo la realtà

A Genova, si sa, il teatro può sopravvivere a tutto. Ai tagli, agli ego, ai critici, ai registi permalosi, ai direttori illuminati solo a giorni alterni. Ma forse nessuno immaginava che dovesse sopravvivere anche a un intervento in piena regola della polizia di Stato durante le prove in salotto. E invece è successo davvero, in un appartamento di Albaro, dove una scena un po’ energica, un frustino agitato con convinzione, un uomo costretto a salire su una sedia e una pistola puntata addosso hanno convinto un vicino un po’ ficcanaso di trovarsi davanti non a un momento di arte drammatica, ma a un regolamento di conti da cronaca nera.

La scena, vista dalla finestra, doveva effettivamente avere una sua forza. Da una parte una donna con piglio minaccioso, dall’altra un uomo in posizione tutt’altro che rilassata. In mezzo, il dettaglio non irrilevante della pistola. Se poi si aggiunge che il padrone di casa era un ex dirigente della polizia di Stato, oggi in pensione, uno che in passato aveva lavorato anche alla polizia postale e in questura a Savona, il film mentale del vicino si è probabilmente scritto da solo: vendetta tardiva, criminali tornati a saldare i conti, resa dei conti post pensionamento. A quel punto il 112 è sembrato meno un numero di emergenza e più un dovere civico.

Le volanti sono quindi arrivate in fretta, e ci mancherebbe. Peccato che il “crimine” da sventare non fosse un delitto, ma una prova teatrale. Dentro quell’appartamento, infatti, Lucia Vita, attrice e regista, stava lavorando con uno degli attori che tra poco saliranno con lei sul palco della Sala Diana, mentre il figlio trentacinquenne stava controllando il copione seduto sul divano. Nessun sequestro, nessuna vendetta, nessun noir da quartiere bene: soltanto il rodaggio di “Eppure sopravvive”, spettacolo in cartellone il 22 e 23 maggio per il Teatro Garage.
Ed è qui che la faccenda si fa ancora più gustosa, perché il testo di Dario G. Martini, scritto negli anni Settanta del Novecento, se la prende proprio con i mali del teatro, distribuendo colpi satirici a critici, registi, direttori, manager e in generale a quella vasta umanità che frequenta palcoscenici e retropalchi con l’aria di chi custodisce i destini del mondo. Una commedia corrosiva, tragicomica, piena di staffilate e umorismo. Insomma, un testo che già sulla carta prende a frustate il sistema. E che, per una sorta di perfetta coerenza con il copione, è riuscito a scatenare pure una scena da vero intervento di polizia prima ancora di andare in scena.
Secondo il racconto della stessa Lucia Vita, alla porta si sono presentati gli agenti convinti che in casa si stesse consumando qualcosa di molto grave. Lei avrebbe aperto e sarebbe stata immediatamente bloccata, fatta voltare verso il muro e perquisita da un agente uomo (nonostante fosse presente una collega donna), dettaglio che l’ha infastidita ancora di più per le modalità con cui sarebbe avvenuto l’intervento, con le pistole puntate in mano agli agenti piazzati a gambe larghe come in un film poliziottesco anni ’70 o come una serie americana dei giorni nostri. Dentro casa, intanto, il clima era passato nel giro di pochi secondi dalla concentrazione teatrale a un realismo fin troppo riuscito. Solo dopo minuti di tensione, l’attore che stava provando con lei, ex poliziotto, sarebbe riuscito a spiegare ai colleghi più giovani che no, nessuno stava per morire in salotto, che sì, era tutto finto, e che la pistola era soltanto un’arma di scena. E la scena un po’ commedia dell’equivoco e un po’ “Romanzo Criminale” è terminata lì.
A quel punto il sipario, almeno per quella sera, è calato senza morti, senza arresti e senza rapinatori in fuga. Ma non senza una certa coda scenica, perché quando l’attrice-regista è uscita per tornare a casa, tre volanti erano ancora sotto il palazzo, come se da qualche parte, tra copione e realtà, fosse rimasto il sospetto che quel teatro fosse fin troppo credibile.
La morale, se proprio se ne vuole trovare una, è che il teatro italiano potrà anche arrancare, litigare con se stesso e sopravvivere per miracolo, ma una cosa la sa ancora fare benissimo: essere più vivo del previsto. In questo caso così vivo da far scattare un allarme vero per una scena finta. E in fondo non è nemmeno il peggior complimento che si possa fare a chi sta provando uno spettacolo.
Se volete andare a vedere lo spettacolo, trovate tutte le info a questo link.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.