Morto Bozano, il “biondino della spider rossa” condannato per l’omicidio di Milena Sutter

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Ha avuto un malore in mare, mentre faceva il bagno all’Isola d’Elba al largo della spiaggia di Bagnaia. Aveva 76 anni di cui 40 passati tra prigione e 2 in semilibertà

Sono passati 50 anni dalla morte di Milena Sutter (6 maggio 1971), 42 da quando Lorenzo Bozano, è stato condannato all’ergastolo lo per l’omicidio della tredicenne. Il 12 febbraio 2019 il “Biondino della spider rossa” ha ottenuto la semilibertà dal tribunale di sorveglianza di Firenze. Era la seconda volta che la otteneva. La prima fu nel 1989, ma la perse perché aveva evaso il fisco. Nel 1997 era stato anche condannato per aver tentato di molestare una ragazza di 16 anni a Livorno e per questo ha perso tutti i permessi premio e fino al 2002. Negli ultimi 2 anni qualcuno lo aveva rivisto sporadicamente a Genova, arrivato dalla Toscana a bordo di uno scooter Dink. In semilibertà, Bozano poteva uscire dal carcere durante il giorno per lavorare e per svolgere attività a favore delle persone più deboli. Ormai da 17 anni Bozano godeva di 45 giorni di permessi premio l’anno che trascorre fra l’Isola d’Elba e la visita ai famigliari a Genova. Da 4 anni prestava opera di volontariato presso l’Associazione Dialogo di Portoferraio all’Isola d’Elba.

L’omicidio della tredicenne

Milena Sutter, figlia dell’industriale svizzero naturalizzato italiano, Arturo Sutter (quello della cera) sparisce alle 17 del 6 maggio 1971. Ha la stessa età in cui è morta Yara Gambirasio quando è stata uccisa a sua volta.
Milena esce dalla Scuola Svizzera, all’epoca in via Peschiera, sopra a Brignole, ma non è mai arrivata nella sua casa di via Antonio Mosto, in Albaro, dove alle 17,30 doveva cominciare una ripetizione di storia. L’autopsia stabilisce che Milena viene uccisa poco dopo, tra le 18 alle 18:30 tra Quarto e Quinto e seppellita in una fossa sul Monte Fasce. Il giorno dopo il suo aguzzino la disseppellisce e la getta in mare con sei piombi da sub da un chilo addosso. Due settimane dopo, il 20 maggio, il corpo viene visto galleggiare a 300 metri della spiaggia di Priaruggia da due pescatori dilettanti, Paolo Schenone e Giampaolo Olia che si trovavano a bordo di una barca. Il cadavere viene recuperato dai sommozzatori dei carabinieri. Il giorno dopo la sua scomparsa il padre riceve una telefonata anonima con cui una voce maschile chiede un riscatto di 50 milioni (una cifra da alcuni ritenuta poco credibile, perché il padre era molto ricco e in un solo anno guadagnava più di 60 mila euro): “Se volete Milena viva, prima aiuola corso Italia”. Poi, fino al giorno del ritrovamento del cadavere, più nulla. Nell’aiuola, che poi all’epoca era una grossa fioriera, qualche giorno dopo viene trovata la borsa della ragazza scomparsa.

Il corpo della povera adolescente, quando viene ripescato, è irriconoscibile. Il viso è stato letteralmente mangiato dai pesci durante i 10 giorni in cui è rimasto in acqua. Mancano pezzi di carne in altre parti del corpo. La salma viene trovata supina (solitamente i cadaveri galleggiano a faccia in giù) con addosso la camicetta a fiori, il maglione giallo e la blusa blu che aveva il giorno del rapimento. Manca, invece, la parte inferiore dell’abbigliamento, fatta eccezione per un paio di calze-mutande a collant con ricami sui bordi. Nonostante non sia possibile attribuire subito un nome a quel corpo martoriato, si pensa subito a Milena la cui sparizione aveva suscitato clamore in città. È il medico legale Giorgio Chiozza a stabilire con certezza che si tratta della salma della ragazzina, grazie a una medaglietta con inciso il suo nome che le era stata regalata dalla madre alcuni anni prima e a un braccialetto.


Il venticinquenne Lorenzo Bozano, che veniva tenuto sotto controllo da qualche giorno, viene arrestato la stessa sera.

Il misterioso Claudio, il vero “biondino” che nessuno ha mai cercato

Lorenzo è imparentato con la famiglia di armatori Costa, allora proprietari di Costa Crociere. Viene soprannominato “il biondino della spider rossa” perché alcuni abitanti della zona dove abitava Milena hanno raccontano ai giornali di aver notato, appunto, un ragazzo magro dai capelli chiari seduto a bordo di una Alfa Romeo Giulia Spider. Qualcuno ha detto di aver visto la macchina anche nei dintorni della Scuola Svizzera. Ma Lorenzo era castano di capelli e la sua corporatura era più massiccia di quella descritta dai residenti di Albaro. In quel periodo girava per il quartiere un altro giovane davvero “biondino” e magro, di nome Claudio che aveva una spider rossa nuova nuova (al contrario di quella di Lorenzo), con la quale andava a studiare a casa di alcuni compagni di corso. Di Claudio, Milena scrive sul suo diario. Il nome di Claudio sta scritto sulla cartella della ragazza. Eppure mai nessuno lo cercherà. Nella Scuola Svizzera una trentina di persone riconoscono la spider rossa, ma le compagne di scuola di Milena non riconoscono Lorenzo, la migliore amica della tredicenne dice di non averlo mai visto e che se la Milena l’avesse conosciuto gliene avrebbe parlato. Il soprannome, però, rimane appiccicato a Bozano nei titoli dei giornali per tutta la vita.
I sospetti si concentrano su di lui anche perché 6 anni prima il padre, che lo considerava uno psicopatico, lo aveva segnalato alla Procura dei minorenni definendolo capace di qualsiasi delitto, cinico, bugiardo, ladro. Parliamo di 10 mila lire rubate a 10 anni dalla borsetta della maestra e di una certa quantità di dolci dallo spaccio scolastico, poi di porto abusivo di armi e furto di antiquariato dalla casa paterna. Paolo Bozano, padre di Lorenzo, parla anche di una forte pulsione sessuale del figlio. Ma le perizie psicologiche durante il processo e il recente libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media” scritto dalla criminologa Laura Baccaro, psicologa giuridica, con Maurizio CorteI, dicono che Bozano non è e non è mai stato un maniaco. Tanto che la condanna parla di omicidio a scopo di estorsione e le indagini dicono che l’ipotesi di violenza è assai remota.

Gli indizi e la condanna

Quando viene arrestato gli trovano in tasca il numero della Scuola Svizzera. Durante le indagini, gli investigatori rinvengono nella pensioncina dove il ragazzo abita un foglio con poche parole scritte: “Affondare (canale di calma Fiera), seppellire, murare”. Bozano non ha un alibi. Fa immersioni come sub e certamente era in possesso dei piombi (ma le sue cinture sono diverse da quella trovata attorno al corpo di Milena). C’è poi chi riferisce che abbia accennato in passato all’idea di compiere un sequestro. Lui spiega che si riferiva a discorsi a proposito del rapimento dell’imprenditore Sergio Gadolla, avvenuto a opera del brigatista Gruppo XXII Ottobre capitanato da Mario Rossi (lo stesso del rapimento Sossi e della rapina con omicidio di Alessandro Floris) nel 1970. Quel rapimento aveva fruttato 200 milioni e Bozano aveva detto ai suoi amici che anche lui ne sarebbe stato capace.
Contro Bozano vengono trovati 23 indizi di colpevolezza, ma nessuna prova certa. Non ci sono tracce del delitto sulla spider rossa. “Il biondino della spider rossa” viene assolto in primo grado per insufficienza di prove nel 1973. Nel 1975, in appello, viene però condannato all’ergastolo per rapimento a scopo di estorsione, omicidio con azione di strozzamento (e probabile soffocamento) e soppressione di cadavere. La condanna viene confermata dalla Corte di cassazione nel 1976.

La fuga

Bozano scappa in Francia, poi si sposta in Africa, infine torna in Francia dove viene fermato e arrestato nel gennaio 1979 perché guidava senza cintura di sicurezza. Viene anche accusato di truffa dalle autorità francesi. l’Italia chiede l’estradizione, la Francia la nega e lo espelle in Svizzera ed è questo Paese che, infine, lo estrada in Italia il 22 ottobre di quell’anno.

Condanna per molestie a una sedicenne ed evasione fiscale

Bozano sconta la pena nel carcere di Porto Azzurro, nell’Isola d’Elba. Ottiene la semilibertà nel 1989 – ottenne la semilibertà. Crea un allevamento di polli a Porto Azzurro, ma la Guardia di Finanza gli commina una multa da sei miliardi di lire per non aver dichiarato al fisco mezzo miliardo. Nel 1996 gli vengono stati sospesi i benefici di legge. Nel 1997 tenta di molestare una ragazza di 16 anni, a Livorno, spacciandosi per poliziotto; e per questo reato viene condannato nel 1999 a due anni di reclusione. Fino al 2002 non può più richiedere permessi.
La versione di Bozano (e la prima versione della ragazza, poi ritrattata in sede di dibattimento) dice cose diverse. Lorenzo parla del tentativo di fare un’azione che avrebbe potuto accelerare la sua libertà. Spiega di aver saputo che la ragazza stava spacciando col fratellino con sé e di averla avvicinata fingendosi un poliziotto e perquisita per assicurarla alla giustizia. Ma la ragazza, in una seconda versione, accusa l’ergastolano di molestie.

Bozano era davvero l’assassino di Milena?

Bozano a 74 anni aveva ottenuto di nuovo la semilibertà. Per la legge era l’omicida di Milena Sutter. Chissà se lo era davvero? Lui si è sempre proclamato innocente. Probabilmente non sapremo mai se non sia stato, invece, vittima di un processo indiziario condotto senza le moderne tecnologie (ad esempio l’analisi del Dna) e del soffiare sul fuoco della stampa che ne ha fatto sin da subito il colpevole perfetto.
Oppure se, al contrario, le moderne tecnologie, l’analisi del Dna, i messaggi whatsapp, la tracciatura degli spostamenti attraverso il cellulare, tutte tecniche attuali che all’epoca non c’erano, l’avrebbero inchiodato irrevocabilmente già al processo in Corte d’Assise.

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