Annullamento sanzioni semafori in Sala Rossa, quando quattro voti contano più della legalità

Quello che stiamo scrivendo piacerà a pochi. Non piacerà ai multati e non piacerà ad alcun partito, da destra a sinistra, senza eccezioni. Piacerà probabilmente solo a quelli che hanno perso un familiare agli incroci e a chi invoca legalità anche nella viabilità. Ieri i partiti del Consiglio comunale hanno trovato il compromesso storico, le convergenze parallele della prima Repubblica, come mai è avvenuto per temi ben più importanti. Tutti insieme appassionatamente, Sindaco compreso (che in pratica ha votato contro le decisioni della sua stessa giunta), hanno detto sì all’annullamento delle sanzioni dei semafori intelligenti in autotutela, cosa che non possono fare perché non sono legislatori nazionali. Per legge dello Stato l’autotutela, non si può attuare “a piacere”, ma in ben pochi e specifici casi e chi decidesse per annullamenti “a tappeto” sarebbe accusato di abuso d’ufficio e danno erariale

Non è chiaro se le forze politiche che hanno votato compatte l’ordine del giorno fossero al corrente di come funziona il meccanismo dell’autotutela. O i consiglieri arrivano in aula non sapendo quel che andranno a proporre e si preoccupano solo di piacere agli elettori o lo sanno benissimo e recitano a favor di telecamera. Ormai le riunioni del Consiglio comunale trasmesse in diretta sono per lo più uno show a favore degli elettori e si sente tutto e il contrario di tutto da tutti e non ci sarebbe, purtroppo, da stupirsi. La possibilità di annullare le multe in autotutela da parte della Polizia locale, scopo dell’ordine del giorno approvato per acclamazione e che ha passaggi che definire “curiosi” è un eufemismo, è in realtà ristretta per legge nazionale a un piccolo numero di casi. Non può essere decisa dal Consiglio Comunale, né dal Sindaco, non può essere “concessa” come una sorta di amnistia, non è questione che riguardi il Comune e su cui Tursi possa decidere, ma discende invece da una legge nazionale, il Codice della strada. Quindi, se siete tra le centinaia di persone che invocano l’autotutela e che ora si sentono al sicuro, sappiate che l’otterrete solo se siete morti e in pochissimi altri casi. Vediamo quali sono.

  • multa già pagata
  • errata trascrizione del numero di targa
  • errata rilevazione dei dati provenienti dai pubblici registri
  • veicolo oggetto di furto
  • decesso del proprietario del veicolo o del trasgressore
  • cessione del veicolo in data antecedente l’accertamento della violazione
  • conducente sprovvisto del certificato di assicurazione obbligatoria in caso di dimostrazione della sussistenza di copertura assicurativa 
  • violazioni rilevate da sistemi elettronici di accertamento remoto per ZTL e corsie riservate al TPL nei confronti di veicoli autorizzati
  • accertamenti d’infrazione non correttamente rilevati in quanto il fatto contestato non costituisce violazione
  • transito nelle corsie bus ovvero ZTL a carico di soggetti titolari di permessi speciali
  • verbale notificato oltre i termini previsti dal Codice della strada.

Annullare le multe in massa, quindi, sarebbe un illecito da codice penale e nessun funzionario sano di mente apporrebbe la sua firma sotto un’autotutela fasulla. Incorrerebbe nel reato di falso e, inoltre, dovrebbe vedersela con la Corte dei conti e rendere di persona quanto non affluito nelle casse dell’Amministrazione.

Eppure il bottoncino verde, in Sala Rossa, al momento del voto l’hanno pigiato tutti, perché “il popolo vuole così”. Questa è la cristallizzazione della situazione politica attuale non solo locale: non si fa quel che è giusto ma quello che chiedono, tra il “popolo”, quelli che gridano di più e non chi chiede legalità. In fondo, i morti agli incroci non votano più. E quindi ieri nessuno, in Consiglio comunale, ha avuto il coraggio di alzare il ditino per chiedere la parola e dire: <Scusate, ma non si può. Perché vogliamo illudere i cittadini?>. A questo punto, gli eletti si sono messi (abusivamente) nei confronti del popolo nel ruolo dei “buoni” e mettono la Polizia locale in una posizione senza scelta: dovrà dire “no” (pena l’accusa di abuso d’ufficio e danno erariale) e sarà odiata dalla gente, come tutte le volte che i consiglieri comunali si sono dimenticarti di essere istituzione e si sono permessi di criticare gli uomini in divisa perché fanno rispettare leggi e regolamenti che la stessa politica ha voluto. Ed è, purtroppo, successo molto spesso. L’etica della politica è ormai un ricordo lontano nel tempo.

Se (come si legge nell’ordine del giorno) “vera e propria persecuzione” c’è stata (e non è così, è semplicemente stata applicata la legge, finalmente, perché morti e feriti gravi per questioni di viabilità sono decine in questa città), è stata della politica, segnatamente degli assessori competenti e dell’intera giunta, Sindaco compreso. La Polizia locale si limita ad attuare le scelte politiche.

La decisione di mettere i semafori “intelligenti” (in realtà si chiamano rilevatori automatici infrazioni semaforiche) è sempre e comunque una decisione politica: sono gli assessori competenti a proporre e l’intera giunta, col Sindaco, ad approvare. Genova è arrivata ultima e va dato merito a questa giunta di non aver seguito l’andazzo precedente, quello che ha portato la nostra città ad avere il più alto tasso di morti e feriti gravi sulla strada: il lassismo precedente ha diseducato i cittadini genovesi al rispetto delle regole, li ha convinti che quelle regole si possono anche non rispettare. Le lobby che anche adesso stanno facendo pressione sulla politica, da quella dei tassisti ai sindacati di Amt, di Aster e di Amiu, l’hanno sempre avuta vinta (come i cittadini che pretendono di potersi dedicare al posteggio selvaggio sulle strade di collina anche se bloccano i mezzi di soccorso e così si mette in pericolo la vita dei cittadini) e se non ci fosse una legge nazionale a definire esattamente il perimetro di ciò che si può fare e ciò che non si può fare l’avrebbero vinta anche questa volta, perché una volta di più la politica affamata di consensi s’è inginocchiata. Questa giunta, coraggiosamente, si era messa d’impegno a riportare la viabilità nei confini della legalità. Ieri, col voto della maggioranza per l’ordine del giorno proposto dalla minoranza poi votato da tutti per non perdere consensi elettorali e non perché sia giusto e legittimo, s’è mangiata in un solo colpo tutto il lavoro fatto verso la legalità, lavoro che tutte le altre città metropolitane avevano fatto molto tempo prima.

Sembra così che il Comune possa scegliere cosa sanzionare e cosa no. I consiglieri comunali si stanno arrogando abusivamente il diritto di sostituirsi al legislatore, di decidere quali sono le sanzioni gravi e quali non lo sono. Per assurdo, secondo il ragionamento dei partiti genovesi, questi potrebbero decidere un giorno che il sorpasso in curva è lecito “perché lo fanno tutti e il popolo lo chiede”. Be’, non è così: le leggi si fanno a Roma e la viabilità non è nemmeno compresa tra quei capitoli che trasferiscono la competenza alle Regioni. E meno male, perché tra le tante sciocchezze elencate nell’ordine del giorno votato da tutti ce n’è una più orribile delle altre anche sotto il profilo giuridico. Si definisce infatti che debbano essere al di sopra della legge <soggetti che per età vocazione e disciplina mentale non sono certo portati a trasgredire le regole per vezzo o sfida alle autorità>, cioè un prete che ha, come da fotogrammi che lo attestano, più volte violato il codice della strada. In sostanza i consiglieri comunali affermano che le sanzioni si possono comminare o no secondo la professione di chi ha commesso l’infrazione. Ancora un passo e si sanzioneranno o no i cittadini secondo le regole del Lombroso. Praticamente il Comune di Genova porta la legalità un passo indietro rispetto ai tempio di Beccaria.
Sia chiaro che l’errata canalizzazione è considerata dal legislatore nazionale un’infrazione grave, perché solo per le infrazioni considerate gravi scatta la decurtazione dei punti. Nel fatto specifico sono 2, come per il superamento della linea di arresto, mentre per l’inosservanza del semaforo rosso sono 6: certo, questa è considerata un’infrazione tra le più gravi, ma le altre non sono certo peccati veniali.

Nel caso specifico, i rilevatori automatici infrazioni semaforiche (i consiglieri, che hanno confezionato l’ordine del giorno con una superficialità preoccupante, non hanno approfondito nemmeno questo concetto base: il nome T-Red è solo il nome commerciale di un prodotto analogo a quello genovese) sono stati proposti dagli assessori competenti e approvati dalla giunta, Sindaco in testa. Che ieri ha votato anche lui, incomprensibilmente, una posizione critica alle sue stesse decisioni. La giunta ha votato una delibera che stabilisce di installare i dispositivi che non sono di proprietà comunale, ma a noleggio per il tramite di Genova Parcheggi. L’azienda ha fatto la gara aggiudicandola a una ditta presente in tutta Italia dove o rilevatori funzionano allo stesso modo da anni. Secondo voi, quale possibilità ha di spuntarla una class action di un’associazione di consumatori, alla luce del fatto che questi dispositivi funzionano allo stesso modo ovunque e sono omologati presso il Ministero? Proprio per questo, per l’omologazione ministeriale, non si può decidere cosa “scegliere” tra le infrazioni rilevate. Se si scegliesse di applicarne solo alcune, a fronte della rilevazione di tutte, la Polizia locale dovrebbe rispondere di abuso d’ufficio e, appunto, danno erariale.

Questa vicenda è paradigmatica dell’andazzo di tutta la politica.

Ecco il testo dell’ordine del giorno. Che afferma anche, tra le tante cose “curiose”, che le sanzioni per il codice della strada (che servono a garantire sicurezza per tutti i cittadini) sarebbero da applicare o no a seconda della condizione economica. Come se non servissero per garantire la sicurezza stradale. E, in qualche modo, fa capire che il recupero dei punti sarebbe solo un business per le autoscuole. Difficile mettere assieme in un solo testo tante sciocchezze con l’intento di assicurarsi o non alienarsi il consenso di parte della popolazione, segnatamente quella che non ha rispettato le regole. Il re è nudo e qualcuno doveva pur dirlo.

Preso atto che da alcuni mesi il Comune di Genova ha inteso procedere alla messa in opera dei famosi semafori T-Red; considerato che l’installazione di tali strumenti non è stato adeguatamente accompagnata da segnaletica orizzontale e verticale atta a segnalare la presenza di questi dispositivi; preso atto che il risultato e dell’attività dei T-Red sta ingenerando un’enormità di sanzioni e con esse un dilagante malcontento diffuso tra la popolazione genovese; constatato che migliaia di sanzioni recapitate portano con sé anche la riduzione dei punti sulla patente costringendo a costosi corsi di recupero esercitati dalle scuole guida; preso atto che si è scelto il momento meno opportuno per far partire le pesanti sanzioni, momento in cui esiste nel paese una concreta e tangibile sofferenza economica causata da crisi COVID-19; constatato inoltre che nessuno sostiene che siano inappropriate le sanzioni per i soggetti che non rispettano un semaforo rosso e i limiti di velocità sanzionati giustamente dai tutor messi in opera nelle strade a percorrenza veloce; constatato che la stragrande parte delle sanzioni comminate riguardano l’errata canalizzazione nelle corsie di accumulo; preso atto di casi di vera e propria persecuzione nei confronti di soggetti che per età vocazione e disciplina mentale non sono certo portati a trasgredire le regole per vezzo o sfida alle autorità come nel caso del sacerdote che ha ricevuto 12 sanzioni per un ammontare di oltre 600 € e 20 punti tolti dalla patente impedendogli di fatto la continuazione del suo servizio pastorale delle due parrocchie a lui assegnate; preso atto che i casi simili si stanno moltiplicando in città e che alcune associazione di consumatori stanno promuovendo una classe action nei confronti del Comune; constatato che si vuole dare ampia fiducia nei confronti della civica amministrazione nel non avere intenzione attraverso tali sistemi di rilevazione automatica di voler esercitare attività di cassa per rimpinguare le esangui disponibilità economica a disposizione del proprio bilancio

[i consiglieri]


impegnano il sindaco la giunta a valutare, sussistendone i presupposti di legge, l’intervento in autotutela diretto a eliminare le sanzioni comminate che riguardano l’errata canalizzazione nelle corsie di accumulo e l’adozione di misure per cui per consentire una maggiore conoscenza da parte della cittadinanza circa il rischio delle sanzioni previste per tale fattispecie.


Va detto che che la presenza dei dispositivi è stato ampiamente segnalato dai media, che non prevede segnalazione (che pure è stata poi installata) l’infrazione resta infrazione anche se nessuno la vede e ognuna di queste infrazioni sarebbe stata ugualmente sanzionabile da un agente presente sul posto. D’altro canto le 7 mila sanzioni in 17 giorni rilevate dal tutor sulla strada Guido Rossa nonostante la questione fosse stata riportata da tutti i media e segnalata attraverso ogni canale. Leggendo l’ordine del giorno sembra quasi che la vita e la salute della gente non abbiano importanza alcuna ed è questa la cosa peggiore del plebiscito a tutela di chi ha comprovatamente infranto la legge (che per fortuna non ha alcun valore reale) che si è consumato ieri in consiglio comunale.

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