Anna Pettene, dall’ascolto alla lotta all’odio in rete, nella scuola, tra i giovani

Mai candidata prima, l’outsider della lista “Massardo Presidente” trasferisce in politica il proprio impegno sociale

L’intervista

Perché votare una persona che non ha mai fatto politica attiva? lei perché voterebbe Anna Pettene?

<Proprio per questo, perché è vergine politicamente – dice la candidata che sostiene Massardo Presidente -. Io voterei Anna Pettene perché ha energia, ha entusiasmo. Perché ha visto a destra e a sinistra quello che non funziona. Pur non essendo mai stata strutturata è una donna libera e come donna libera non deve mantenere nulla, ma deve solo avere delle visioni e spazi in cui essere libera per poter esprimere la sua sensibilità. La sensibilità che Anna Pettene vuole esprimere è prima di tutto l’ascolto delle persone. Capirle, capire i loro problemi. Questa emergenza Covid, ad esempio, ha scoperchiato delle diseguaglianze incredibili: sempre più disperati, sempre più poveri, sempre più emarginati, sempre più soli. Sempre più anziani lasciati nelle case in solitudine, nel degrado. Sempre più bambini derubati della loro infanzia e dei loro diritti fondamentali. Sempre più famiglie allo stremo delle loro forze. Più donne sole, in compagnia magari dei mostri quotidiani e senza sogni, senza progetti. Anna Pettene vuole investire sull’empatia, sull’ascolto, sulla percezione dei veri bisogni. Bisogna costruire insieme le agende di programmi, insieme alle persone quelle della realtà, perché è la realtà che detta il programma, non è soltanto la voglia di raccogliere consenso. Poi, appunto, investire su una comunicazione politica diversa, inventando anche un linguaggio nuovo, una nuova glossa, investendo anche sulle parole. Perché le parole creano, ma possono anche ferire e possono anche distruggere, cosa che abbiamo ben presente se guardiamo i social network a livello di hate speech>.

Lei sta conducendo una battaglia sia contro la campagna elettorale gridata sia contro l’aggressività sui social, non è così?

<Bisogna anche emendare, anche a livello di formazione nelle scuole, una sacca di violenza a tanti livelli – aggiunge Pettene. Ma la violenza, essendo una chimica, ha una dinamica a catena. Ci sono tante traiettorie: si inizia dai più giovani fino ad arrivare alle donne, agli anziani, agli animali. Ci vuole anche un po’ più di bontà nella politica. Non lo dico da missionaria, ma lo dico da persona che vede che, in questo paese, si sta oltrepassando un certo limite e tutto questo, in politica, è molto ben chiaro. La politica urlata fa male alla politica stessa, fa male a noi, fa male al paese, fa male alla nostra immagine>.
Pettene, nel corso della campagna elettorale, ha anche denunciato alcune persone che si sono prese la briga di scrivere nei commenti sulla sua pagina commenti aggressivi e violenti, proprio per dare un segnale che la comunicazione in formati hater deve essere superata e le regole devono essere rispettate.


Oltre all’ascolto, quasi sono i punti cardine della sua campagna elettorale e, se sarà eletta, del suo impegno futuro?

<Serve tutto un lavoro sociale – prosegue Pettene -. Il concetto della mia candidatura si può sostenere nella sostenibilità. Il programma di Massardo parla di sostenibilità economica, infrastrutturale nel rispetto e nella valorizzazione delle infrastrutture esistenti, turistica col turismo green. Servono rispetto della biodiversità, rimboschimento urbano, ripopolamento delle campagne anche attraverso la banda ultralarga. Tutto quello che è nel programma di Massardo, poi ci sono i concetti che rispecchiano la mia sensibilità per la sostenibilità umana. C’è un deficit di rispetto, di riconoscimento verso le persone, perché la politica, oltre ad essere urlata, si mostra lontana, quasi in fuga, dalla realtà, quindi dalle esigenze dei cittadini. La sostenibilità umana è per me il riconoscimento. È per questo che il mio slogan è “in ascolto”. se non si approfondiscono i problemi, se non si capiscono i problemi, non si ascoltano le persone e non si percepiscono o territori non si possono individuare le soluzioni. È per questo che il preconfezionato non va bene. La politica va calata nella realtà.
I miei punti fissi sono gli invisibili, le persone più vulnerabili, i bambini e i giovani, con la lotta al bullismo, al cyberbullismo, la difesa dalle dipendenze tecnologiche nella traccia dell’Osservatorio regionale che presiedo. Bisogna coinvolgere lo sport e le scuole, puntando su una certificazione etica della scuola. Non basta fare parole, bisogna essere certi che tutti i programmi di sensibilizzazione e prevenzione vadano in porto e diano i loro frutti, quindi valutare e ritornare su ogni scuola, sui programmi e vedere se ci sono stati progressi a livello di vulnerabilità, bullismo e cyberbullismo. Bisogna capire se questi fenomeni si sono contenuti. Serve in costante monitoraggio, poi un aggiornamento dei dati. C’è una legge regionale che ha oltre 15 anni ed è stata completamente disattesa da questa giunta. Si prevedevano azioni di prevenzione sulle discriminazioni a scuola e anche sul tema bullismo, ma non è stato fatto praticamente niente. Ci si ricorda del bullismo solo il 7 di febbraio, giornata internazionale, ma poi non se ne fa più nulla. Serve un lavoro sociale. Il concetto della mia candidatura si può riassumere nella sostenibilità, anche in questo>.

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