Il più votato, l’assessore trombato, Lega in crisi, apparato Pd sconfitto dal territorio

Le indicazioni politiche del voto alle Regionali in Liguria: la notizia è la stravittoria del partito del presidente Toti, “Cambiamo”, che ha saccheggiato la Lega. Proprio il Carroccio è tra i partiti che hanno ricevuto il segnale più forte dagli elettori, come il Pd e Italia Viva che, di fatto, scompare dal consiglio. Scompare anche la transfuga M5S Alice Salvatore, col suo “Buonsenso” mentre il partito di origine diminuisce di due terzi la propria rappresentanza


Il più votato

Il più votato in assoluto è l’assessore uscente Marco Scajola (Cambiamo) che nel collegio di Imperia ha preso 7.786 voti.

Le “quote rosa” restano solo sulla carta

Nessuna donna di nessun partito eletta a Imperia, Savona e La Spezia. Va meglio a Genova dove in Cambiamo vengono alette due veterane della politica, l’ex assessore Ilaria Cavo e l’ex Fi Lilli Lauro. Nel centrosinistra svetta il sindaco di Rossiglione Katia Piccardo che, però, non risulta eletta, mentre eletta, nella Lista Sansa, è Selena Candia. Siamo sempre a 3 elette su 29: un nono.

Il tonfo della Lega

La Lega, che un anno fa aveva sfiorato il 40% secondo i sondaggi in campo nazionale, ottiene solo il 17,14% (14,20 a Genova). Non è il primo partito, superata sia da Cambiamo del presidente Giovanni Toti sia dal Pd. Dovrà ridimensionare le pretese sugli assessorati. Ne esce male la capogruppo in Comune Lorella Fontana, doppiata dai consiglieri comunali del suo partito Federico Bertorello e Francesca Corso, quest’ultima trascinata dai giovani della Lega. Ha superato anche il capogruppo uscente in consiglio regionale e uomo di Matteo Salvini, Franco Senarega.
Buon risultato personale del presidente del consiglio comunale Alessio Piana, il più votato nel collegio di Genova e in odor di assessorato.

Fare l’assessore paga (quasi) sempre

Tutti quelli che sono ricandidati sono stati rieletti, meno Sonia Viale, assessore alla Sanità, che ha patito della percezione della popolazione sulla gestione Covid (che probabilmente ha pesato sul suo partito, ma non sul risultato totale della compagine) e anche la decisione del partito stesso di non candidarla nel suo collegio storico, nel ponente ligure, ma a Genova.

L’apparato del Pd si inginocchia al territorio

Il peso elettorale del Pd non è più nei palazzi del Capoluogo. Bocciato il capogruppo Giovanni Lunardon.
Solo terzo (grazie alla forza della campagna elettorale fatta dall’instancabile capogruppo in Comune Cristina Lodi, che forse meritava lei di essere finalmente candidata dopo tanto lavoro fatto) il consigliere uscente Pippo Rossetti. Ha superato solo sul filo di lana e per 92 voti (3.401 voti lui e 3.309 lei) il sindaco di Rossiglione Katia Piccardo che si misurava per le prima volta alle Regionali. Rossetti è un veterano e per partecipare ha dovuto ottenere la deroga della regola del Pd che vorrebbe solo 2 mandati.
Eccellente il risultato del sindaco di Sant’Olcese Armando Sanna che, come Katia Piccardo, ha lavorato molto sul territorio ed è stato premiato dagli elettori: 6.258 voti e primo a Genova della lista Pd. Trombati (vedi sotto) molti degli uomini di apparato o con una lunga rappresentanza nei consigli regionali o comunali. Il partito, rispetto alle passate regionali, passa dal 25,64% al 19,89% perdendo, così, 5 punti e mezzo in 5 anni.

M5S ridotto a un terzo

Il M5S perde i due terzi dei consiglieri e passa da 6 a 2. Nessun commento potrà mai avere la forza descrittiva dei numeri. Due i candidati presidente “alternativi” che sono usciti dal partito in tempi diversi: Marika Cassimatis e Alice Salvatore. Nessuno dei due schieramenti ha raggiunto il quorum. Rieletto Fabio Tosi.

Pastorino porta a casa la conferma della poltrona

Linea Condivisa, che ha sostenuto Sansa, col suo 2,47%, garantisce consigliere uscente Gianni Pastorino la conferma del posto all’opposizione.

Forza Italia, dimezzata nella percentuale, mantiene 1 consigliere

Dal 10,74 al 4,79 (con Liguria Popolare) di oggi. Forza Italia mantiene comunque un consigliere (Claudio Muzio, confermato). Non passano l’ex assessore comunale Arianna Viscogliosi e il consigliere comunale Marta Brusoni. Non passa nemmeno una figura storica del Psi, Tonino Bettanini.

Trombati eccellenti

Potrà rientrate in consiglio grazie ai posti lasciati liberi da chi, eventualmente, accetterà deleghe assessorili (ma difficilmente potrà reclamare un assessorato, sia per il calo del partito, sia per il suo risultato personale, sia perché aderisce alla corrente maroniana che non è maggioritaria in Liguria) l’ex assessore alla Sanità, la leghista Sonia Viale.

Nel Pd per i “notabili” del partito è un bagno di sangue. Oltre a Giovanni Lunardon (capogruppo uscente), non passano il consigliere comunale Claudio Villa e, nonostante l’appoggio di Roberta Pinotti, il segretario provinciale del partito Alberto Pandolfo. Staremo a vedere se questo aprirà una discussione nel partito genovese e ligure o se, come già successo, tutto continuerà, immutabile nonostante la bocciatura degli elettori.

Non passano l’ex consigliere ai servizi Sociali del comune Francesca Fassio, che si è dimessa proprio per candidarsi alle Regionali e il consigliere delegato alla protezione civile a Tursi Sergio Gambino (Fdi) a cui, a questo punto, non resta che continuare ad aspirare a un assessorato in Comune dove da 3 anni fa il consigliere delegato alla Protezione Civile. È stato superato da un altro consigliere comunale, Franco De Benedictis, approdato recentemente in Fdi con tutta la squadra di Fitto, ma “inquilino” della sala rossa di Tursi da diversi mandati.

Il più trombato dai fatti è il partito Italia Viva che non porta a casa nemmeno un consigliere. Il partito di Matteo Renzi e di Lella Paita, schierato col candidato Aristide Massardo, scompare dal consiglio regionale.

Praticamente “trasparente” l’Udc che, nel suo basculare tra destra e sinistra, questa volta è arrivata in sostegno di Toti, ma con un contributo risicato: lo 0,46%

Scompare dal consiglio (e, verosimilmente, dalla politica) la pasionaria ex M5S Alice Salvatore a cui la scissione dal partito (al quale ha portato via 3.778 voti con la sua lista “Buonsenso”), si è attestato a un misero 1,01%.

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