Nel cantiere di Palazzo Rosso, antica casa di una delle famiglie più ricche e potenti di Genova

Raffaella Besta, responsabile dei musei di Arte Antica del Comune di Genova, porta i lettori di GenovaQuotidiana a vedere cosa sta accadendo nel museo, al momento chiuso per lavori. È l’occasione per ammirare le stanze con i loro capolavori, libere dall’arredamento e dai quadri, spostati (con un lavoro gigantesco) perché non si danneggiassero.
I lavori riguardano l’impianto elettrico (che era ancora a 125 V), ma ci sarebbero da ristrutturare tante cose. Chi vuole aiutare la Città, l’Arte e la Cultura può approfittare dell’Art Bonus che concede generose detrazioni

«Il primo Palazzo che ho visto è stato il palazzo Brignole; facciata rossa, scalone di marmo. Le statue non sono grandi come in altri palazzi ma la manutenzione, i mosaici dei pavimenti e soprattutto i quadri lo rendono uno dei più ricchi di Genova»

Gustave Flaubert, Notes de voyage, 1845
Il video, un documentario web di circa un’ora, mostra i cantieri e le bellezze di affreschi e pavimenti di Palazzo Rosso

Palazzo Rosso è prima di tutto una casa, la ricca casa di una famiglia che a Genova è stata una potenza economica e politica: i Brignole Sale. Erano una famiglia di nobiltà “nuova”, tanto che furono gli ultimi ad acquisire lo spazio per il palazzo, avendo l’accortezza di acquistare anche spazi attorno per evitare che la città assediasse la proprietà, come accade per altri palazzi. Per due secoli, tra il Sette e l’Ottocento, i Brignole Sale risultavano in varie posizioni tra i 20 più ricchi genovesi del tempo. Per darvene una misura, vi mostriamo il piano di ametista in un unico pezzo che costituisce la copertura di una delle consolle ancora custodite nel palazzo.



Nel Medioevo quella dei Brignole era una famiglia plebea appartenente alla fazione dei Guelfi, originaria dell’omonima frazione in Rezzoaglio. Nel 1350 si trasferì a Rapallo, dove esercitò a lungo il commercio della seta. Nel 1953 cominciò ad esercitare lo stesso commercio a Genova.
Niccolò Brignole fu l’esecutore testamentario di Cristoforo Colombo e ambasciatore di Genova presso il Ducato di Milano sul finire del XV secolo. I Brignole ebbero poi accesso alla dignità del patriziato cittadino, quando nel 1528 Andrea Doria rifondò la Repubblica di Genova sulla base delle oligarchie, come quella di Venezia. Dal 1528 al 1576 questa famiglia fu membro dell’albergo dei Cicala, una delle ventotto fazioni dell’aristocrazia genovese, quella antica.


Cosa erano gli Alberghi – Erano aggregati di famiglie, come già le “compagnae” che avevano costituito a Genova il primo Libero Comune della penisola. Erano sorti in età consolare con gli obiettivi di conciliare vertenze e liti tra quanti ne facevano parte, aiutare materialmente i membri (e anche, in generale, i cittadini in difficoltà economiche), difenderli da chiunque si muovesse ad offenderli, perpetuarne il nome e la tradizione, sempre nel superiore interesse della città e della repubblica.


L’11 luglio 1635 venne eletto doge Giovanni Francesco (1582-1637), figlio del marchese Antonio Brignole e di Maddalena Sale. Fu il capostipite del ramo Brignole Sale, aggiungendo il cognome materno a quello paterno.

Paolina Adorno ritratta da
Antoon van Dyck

Figlio di Giovanni Francesco era Anton Giulio conosciuto quale autore di testi satirici e teatrali nonché di romanzi biografici e scritti di contenuto religioso e agiografico, senatore della Repubblica di Genova, sia pure per soli sei mesi, ambasciatore di Genova in Spagna dal 1644 al 1646. Nel 1647, dopo la prematura morte della moglie, Paolina Adorno, decise di lasciare la vita pubblica per prendere i voti e successivamente entrare a far parte della Compagnia di Gesù. La sua immagine, grazie al pittore fiammingo Antoon van Dyck, è certamente la più nota nel mondo.

I Brignole Sale diedero alla città altri due dogi, Giovanni Francesco (1695-1760) e Rodolfo Emilio (1708-1774), che erano fratelli, mentre ad un ramo cadetto apparteneva Giacomo Maria Brignole, ultimo doge di Genova, costretto ad abdicare da Napoleone al suo secondo mandato.

Facciamo un passo indietro, alla costruzione di Palazzo Rosso, oggi museo comunale chiuso per i lavori impiantistici, appunto, e i cui capolavori più rilevanti sono stati trasferiti temporaneamente a Palazzo Bianco.

PALAZZO ROSSO costruito tra il 1671 e il 1677 per volontà dei fratelli Rodolfo e Gio Francesco Brignole Sale, figli di Anton Giulio I, su progetto dell’architetto genovese Pietro Antonio Corradi. Fu scartata la soluzione dell’adiacente Palazzo Cattaneo-Adorno (due simmetriche residenze affiancate) e si optò per la realizzazione di due piani nobili, ciascuno riservato ad uno dei fratelli.

Il salone del secondo piano nobile

Quello di Rodolfo (il più basso) non fu mai affrescato. Rodolfo morì senza discendenti e tutto il palazzo restò al fratello, il cui piano è invece un trionfo di affreschi decorati dai maggiori artisti del secondo Seicento a Genova.

Nel video sopra, Raffaella Besta, responsabile dei musei di Arte Antica del Comune, racconta gli affreschi e gli interventi ottocenteschi (come le pavimentazioni), oltre ad alcune curiosità e al restauro post bellico che intervenì a recuperare i danni dei bombardamenti e introdusse un nuovo allestimento

A Palazzo Rosso, nel 1805, venne firmato a Palazzo Rosso il trattato di l’annessione della Liguria alla Francia. All’epoca il palazzo era la casa di Antonio Brignole Sale, padre di Maria, Duchessa di Galliera.

La donazione, i bombardamenti della II guerra mondiale, il recupero tra gli anni ’50 e ’60

La residenza rimase di proprietà della potente famiglia dei Brignole Sale per due secoli, fino al 1874, anno in cui fu donato alla città dall’ultima erede, Maria Brignole Sale duchessa di Galliera, moglie di Raffaele De Ferrari, per <accrescere il decoro e l’utile di Genova e con l’evidente intenzione di lasciare ai posteri un segno della stirpe dei Brignole Sale anche con il contributo delle sue importanti collezioni d’arte.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale causarono danni gravissimi al palazzo, determinando fra l’altro la perdita della decorazione del soffitto del salone maggiore. La ricostruzione fu effettuata negli anni Cinquanta (1953-1961), condotta dalla direttrice dell’Ufficio di Belle Arti di Genova, Caterina Marcenaro, e dagli architetti Franco Albini e Franca Helg. Il radicale restauro, condotto secondo i criteri del “movimento moderno”, portò alla rimozione di tutti gli arredi e le decorazioni ritenute non originali, e alla creazione di un allestimento razionalista in netto contrasto con l’identità storica del palazzo. Le collezioni, smembrate, furono ricollocate nei musei cittadini secondo criteri espositivi didattici.

In occasione del restauro furono creati, fra l’altro, la scala elicoidale (foto sopra) di Franco Albini, il vasto cortile alle spalle del palazzo, dove fu collocato il celebre portale barocco del convento di san Silvestro, e fu ristrutturato l’ultimo piano del palazzo quale appartamento che la Marcenaro abitò fino alla morte, custodendovi la sua personale collezione d’arte.

Negli anni novanta, si procedette ad una rimozione dell’allestimento albiniano, riportando il palazzo nella sua veste settecentesca in base alle descrizioni storiche, principalmente alla celebre “Descrizione delle pitture, scolture e architetture ecc., che trovansi in alcune città, borghi, e castelli delle due riviere dello stato Ligure” del Ratti, ricollocando molti degli arredi originali e molti dei dipinti nelle quadrature settecentesche appositamente create dagli affrescatori per alloggiarli. Buona parte della quadreria, ai tempi della duchessa di Galliera, era stata portata in Francia, a Parigi, nell’Hôtel Matignon, oggi residenza ufficiale del Primo ministro del governo francese. Quando venne votata la legge che disponeva l’esilio per i membri della Casa di Orléans, la duchessa di Galliera, molto legata all’ex famiglia reale, offrì il palazzo all’Imperatore d’Austria per farne la sede dell’ambasciata in Francia, ma prima riportò i quadri di famiglia a Palazzo Rosso.

Tra i due piani nobili di Palazzo Rosso (mai decorato quello più basso, uno spettacolo di affreschi quello più alto) c’è l’appartamento di Anton Giulio II Brignole Sale (nipote del primo doge della famiglia e padre degli altri due), mai aperto al pubblico, figlio di Gio Francesco Brignole Sale e nipote di Rodolfo che costruirono Palazzo Rosso.

A sinistra: Anton Giulio II Brignole Sale
nel ritratto di Hyacinthe Rigaud


I lavori e i progetti

<Sono stati avviati e termineranno in primavera i lavori di adeguamento degli impianti di Palazzo Rosso – spiega l’assessore alla Cultura del Comune, Barbara Grosso -. Poiché siamo all interno di una progettazione e offerta museale molto complessa articolata e ambiziosa, Palazzo rosso non può essere restituito alla città se non in maniera completa per cui confidiamo che chi ci ha accompagnato fin ora condivida l’idea di restituire al
Massimo il Palazzo come dimora vissuta nei secoli. In tal senso l’alcova rappresenta un ambiente unico che va restituito alla città>.

<Nel complesso sistema dei musei genovesi così vario e affascinante, Palazzo Rosso ricopre un ruolo centrale perché è la somma di una serie di caratteristiche di tutta l’offerta museale. A tutti gli effetti, è una dimora museo, una casa aristocratica che diventa museo e quindi lascia evidenti i segni del fatto che era stata abitata, con ambienti e con la sua quotidianità. L’Alcova ne è sicuramente l’esempio affascinante. Palazzo Rosso è anche una delle raccolte di quadri più importanti in assoluto, dove sono conservate opere di grandi maestri della Genova del ‘500, ‘600 e ‘700. Una collezione tutt’altro che provinciale ma anzi .È un museo in una posizione strategica, fondamentale anche per tutta l’attrazione turistica. perché siamo in Strada Nuova, la strada dove si concentra il nucleo dei Rolli, dove Palazzo Rosso fa ovviamente la parte del leone. La nostra volontà è quella di concentrare molte risorse per lasciarlo alla fine di questo mandato dell’amministrazione alla città e ai cittadini in ordine, dove per in ordine intendiamo messo a norma, ma anche con un appeal e un aspetto più invitante e accattivante di come è stato trovato>.

La riapertura degli appartamenti privati e dell’alcova di Anton Giulio II Brignole Sale andrebbe proprio in questa direzione. Sotto, il servizio che mostra anche con un video in esclusiva l’alcova di Anton Giulio II.


Con l'”Art Bonus” chiunque può contribuire a recuperare le stupefacenti bellezze di Palazzo Rosso e di molti altri gioielli genovesi. L’Art bonus consente un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano. A questo link: come donare attraverso l’ART BONUS.

Palazzo Rosso è uno dei palazzi dei Rolli, Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Cosa sono i Palazzi dei Rolli

I Palazzi dei Rolli sono un gruppo di palazzi nobiliari che, al tempo dell’antica Repubblica, erano obbligati, sulla base di un sorteggio pubblico dalle liste degli alloggiamenti pubblici (dette “rolli”), ad ospitare le alte personalità che si trovavano a Genova in visita di Stato. Essi comprendono una serie di edifici tardo-rinascimentali e barocchi che hanno, di norma, tre o quattro piani con spettacolari scaloni aperti, cortili e loggiati che si affacciano su giardini. Molti degli interni, nonostante il trascorrere dei secoli e i pesanti danni dovuti ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, presentano le decorazioni originali dei maggiori autori del manierismo e del barocco genovese. In epoche successive, le medesime abitazioni hanno ospitato viaggiatori illustri che includevano il capoluogo ligure nel loro Grand Tour.

Il progetto GenovaÈ di GenovaQuotidiana

Ci siamo resi conto che manca una puntuale ed esaustiva documentazione sul web delle meraviglie di Genova, che troppi ignorano. Sicuramente sfuggono anche a molti genovesi, ma visto che ormai la rete è anche veicolo di promozione turistica, abbiamo deciso di realizzare a puntate servizi su tutti i luoghi della città che altrove raccoglierebbero milioni di visitatori. È il momento di “vendere” meglio Genova in rete!

A QUESTA PAGINA LE ALTRE PUNTATE DI GENOVAÈ CON LE MERAVIGLIE DELLA CITTA’

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