A Palazzo Rosso, nell’appartamento (mai aperto al pubblico) del marchese libertino – VIDEO

Siamo entrati nelle stanze private di Anton Giulio II Brignole Sale, ambasciatore di Genova tra ‘600 e ‘700 in Spagna e in Francia, nel suo palazzo di via Garibaldi che oggi è il museo di Palazzo Rosso. L’alcova circondata da specchi, le porte laccate ispirate alla moda parigina della chinoiserie, il bagno affrescato in camera. Tra personaggi epici o enigmatici che spuntano dalla penombra regalata dagli scuri semichiusi, grotte artificiali, polvere centenaria che vaga e galleggia copiosa nell’aria a grandi fiocchi, la cronaca dell’epoca narrata dagli archivi della famiglia e tutto quel che possono raccontare le stanze di piacere di un bon vivant che amava il lusso e le donne. Una storia troppo a lungo rimasta rinchiusa nel mezzanino del Palazzo dei Rolli, patrimonio dell’Umanità Unesco e che ora, con l’imminente restauro, il Comune vuole disvelare

Il ritratto di Anton Giulio
del pittore Hyacinthe Rigaud
.
Oggi a Palazzo Spinola

Ci ha accompagnato Raffaella Besta, responsabile dei musei di Arte Antica del Comune di Genova. Siamo entrati dove per decenni non era entrato nessuno o quasi, nel mezzanino tra i due piani nobili di Palazzo Rosso, palazzo dei Rolli e oggi museo comunale. Lì c’è l’appartamento di Anton Giulio II Brignole Sale, marchese di Groppoli, nato nel 1673 e morto improvvisamente quanto immaturamente nel 1710 quando doveva ancora compiere 38 anni. È ambasciatore servizio della Repubblica di Genova a Madrid e a Parigi, dove stupisce la corte con “effetti speciali” della ricchezza della sua carrozza e del suo seguito: un’azione di marketing per “vendersi” meglio e contrattare con un vantaggio psicologico. Ha una moglie (la cugina di terzo grado Isabella) e con lei ha fatto 7 figli, di cui uno morto prematuramente. Ha avuto la migliore educazione e il suo prestigio cresce di pari passo con le sue fortune che, ne è convinto, vanno ostentate al massimo.
Fino a qui il profilo pubblico di Anton Giulio. L’appartamento privato, insieme agli archivi della famiglia, racconta un’altra, privatissima, storia, quella di un bon vivant che ama le cose belle e può permettersele, anche spendendo cifre irragionevoli: una circostanza fortunatissima che ha fatto arrivare fino a noi, anche se privo, ad esempio, dei mobili di lacca cinese e dei quadri di piccolo formato con scene erotiche (documentati negli archivi) la preziosa cornice della vita privata di Anton Giulio, tra le ispirazioni raccolte nei suoi viaggi (il primo parquet intarsiato genovese, ispirato a quello delle stanze del Delfino del re di Francia) e le prostitute conosciute a Roma (la “Polacca” e la Mometta erano a Genova nel 1701) che salivano a trovarlo. Di questo mondo faceva parte anche (anzi, soprattutto) Teresa Durazzo, moglie dell’amico Giò Batta Raggi, che non era meno amico a causa della liaison tra la donna e Anton Giulio: all’epoca i matrimoni dei nobili erano combinati e proprio le storie parallele garantivano che fossero formalmente duraturi. Dopo la morte del marchese due suoi figli sposano due figli di Teresa ed è proprio l’amica-amante a occuparsi dei loro corredi.

Tutta la storia di Anton Giulio II è raccontata nel libro “Ritratto di un libertino” di Carla Musso Casalone [Mursia editore, 18 €]. <Esponente di una delle più importanti famiglie aristocratiche genovesi, ambasciatore della Repubblica presso la corte del Re Sole durante la guerra di Successione Spagnola, e poi ambasciatore a Milano presso la corte asburgica per trattare la neutralità della Superba, Anton Giulio II Brignole Sale (1673-1710) è stato un protagonista della storia del suo tempo – si legge sul sito Mursia -. Uomo colto, raffinato esteta e mecenate ma anche gaudente libertino, viene raccontato in queste pagine, sulla scorta di documenti nella maggior parte inediti, in una trama in cui si intersecano la storia della città e delle sue famiglie, l’arte e la vita quotidiana, nel passaggio tra due epoche, tra la fine del “secolo d’oro dei genovesi” e l’inizio di quello che sarà il secolo dei Lumi>. Si ritrovano la passione di Anton Giulio per le cose preziose e per la raffinatezza dell’arredamento, le sue capacità diplomatiche e quel punto debole che dà anche origine a un fitto scambio di lettere con monsignor Negrone, prelato romano di origine genovese con cui Anton Giulio condivide l’inclinazione alla lussuria. Sono tutti pezzi che contribuiscono a costruire il personaggio di Anton Giulio II a 360 gradi. Il suo appartamento privato ne è l’istantanea. Eppure resta chiuso da decenni. Nel video vedrete enormi ciuffi di polvere che svolazzano davanti all’obiettivo.
Che sia chiuso da decenni ha stupito anche l’assessore comunale alla Cultura del Comune Barbara Grosso che sta cercando i fondi per recuperare le stanze e riaprire. È probabile che ci siano molto presto buone notizie.

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