L’ultimo saluto a Pietro Alberto Paolo Signor: funerale all’Annunziata per l’uomo ucciso a Villetta Di Negro

Le esequie saranno celebrate martedì 9 giugno alle 8:30 nella chiesa della Santissima Annunziata. Dopo la cremazione, le ceneri saranno portate a Châtillon, in Valle d’Aosta. La cerimonia è organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e il trasporto sarà a cura di Asef, a spese del Comune

Martedì 9 giugno, alle 8:30, nella chiesa della Santissima Annunziata, Genova darà l’ultimo saluto a Pietro Alberto Paolo Signor, l’uomo ucciso il 30 maggio nei giardini di Villetta Di Negro. Dopo il funerale è prevista la cremazione e le ceneri saranno poi portate a Châtillon, in Valle d’Aosta. A organizzare le esequie è la Comunità di Sant’Egidio. Pietro Alberto Paolo Signor era un assistito del Comune di Genova e il trasporto sarà eseguito dall’Azienda servizi funebri del Comune.

La sua morte ha scosso la città perché è arrivata in un luogo simbolico, un parco storico nel cuore di Genova, tra il verde di Villetta Di Negro e il percorso che conduce al museo d’arte orientale Chiossone. Quella mattina, secondo la ricostruzione emersa nelle prime fasi dell’indagine, l’allarme era stato dato da una passante che aveva visto una scena drammatica nel parco. Poco dopo erano arrivati i carabinieri, insieme agli altri operatori intervenuti per i primi accertamenti, mentre gli accessi all’area erano stati chiusi per consentire i rilievi.

Pietro Alberto Paolo Signor aveva 49 anni, era nato a Milano e da tempo viveva a Genova. La sua era una vita finita ai margini, ma non riducibile alla definizione di persona senza fissa dimora. Dietro quella condizione c’era un uomo con un passato, interessi, letture, percorsi personali e una dimensione culturale che la cronaca rischia spesso di cancellare. Aveva scritto poesie e una sua opera, “L’anima in poesia di P.A.P.S.”, racconta un profilo attraversato da spiritualità, ricerca interiore, attenzione alle emozioni, passione per lo yoga, la filosofia, la psicologia, la storia delle religioni e le discipline umanistiche.
La violenza che lo ha ucciso ha riportato brutalmente alla luce una storia personale che altrimenti sarebbe rimasta invisibile a molti. Nelle ore successive al delitto, i carabinieri hanno fermato un uomo di 42 anni, Camara Cisse, indicato come presunto responsabile dell’omicidio. Le indagini sono state avviate per ricostruire la sequenza dell’aggressione, i rapporti tra i due uomini, l’eventuale movente e gli ultimi momenti di vita della vittima. Ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie, ma il fatto di sangue ha aperto subito un fronte più ampio, civile e politico, sulla sicurezza degli spazi pubblici e sulla fragilità estrema di chi vive in strada.
Villetta Di Negro, dopo il delitto, è diventata anche il nome di una domanda rivolta alla città: che cosa accade nei luoghi dove il disagio resta nascosto fino a quando esplode in tragedia. La morte di Pietro Alberto Paolo Signor ha costretto istituzioni, servizi, forze dell’ordine e opinione pubblica a guardare verso una zona di confine in cui si incontrano marginalità, dipendenze, solitudine, insicurezza percepita e difficoltà di presidio. Non è solo una vicenda giudiziaria. È anche una storia di povertà urbana e di legami sociali spezzati.
Il funerale di martedì mattina sarà quindi più di una semplice formalità. Sarà il momento in cui Pietro Alberto Paolo Signor tornerà a essere chiamato per nome davanti alla città. La Comunità di Sant’Egidio, che da anni accompagna persone sole e senza rete familiare stabile, curerà una cerimonia che restituisce dignità a una vita fragile e a una morte violentissima. Anche il fatto che fosse un assistito del Comune di Genova e che il trasporto sia affidato all’Azienda servizi funebri del Comune racconta il ruolo delle istituzioni nel garantire almeno l’ultimo tratto di cura a chi, nella vita, ha attraversato condizioni di forte vulnerabilità.
Dopo la funzione alla Santissima Annunziata e la cremazione, le ceneri saranno trasferite a Châtillon, in Valle d’Aosta. È l’ultimo viaggio di un uomo che aveva lasciato tracce di sé nelle parole, negli interessi, nella poesia e nelle relazioni incontrate lungo una vita difficile. La cronaca lo ha conosciuto nel momento più terribile, ma l’addio di martedì può restituirgli qualcosa che la violenza non dovrebbe mai cancellare: il nome, la storia e la dignità di persona.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.