San Martino, Carlini: appello di abitanti e negozianti. No della Regione al centro commerciale

In consiglio regionale l’assessore Benveduti: <Al momento non riscontriamo elementi tali per adottare un atteggiamento positivo al progetto di project financing>

Cristiana Gavino, rappresentate del comitato degli abitanti di San Martino, spiega che gli abitanti dicono sì alla ristrutturazione, ma no all’arrivo <di una grande realtà commerciale come Leroy Merlin>.
<Significherebbe lo stravolgimento del nostro quartiere, una ferita – spiega -. La vivibilità ne risentirebbe, come la qualità dell’area, perché la struttura porterebbe traffico e inquinamento. Questa è una realtà di negozi che sono una risorsa, soprattutto per i molti anziani che vi risiedono. La capillarizzazione commerciale rappresenta un aspetto positivo per queste persone. Oltre ad essere vicini ai commercianti e a sottolineare che si perderebbero molti posti di lavoro, per i residenti è un problema di vivibilità, di valore degli immobili, di qualità della vita, di sicurezza nelle strade. Le vie di accesso verrebbero invase dai tir delle consegne e da una quantità di veicoli compromettendo la qualità dell’aria, la qualità della vita, la salute >.

Carlo Delucchi, uno dei commercianti storici di San Martino spiega che anche i negozianti vogliono la riqualificazione dello stadio Carlini <perché è in uno stato veramente penoso> ma <non a discapito del tessuto commerciale e, soprattutto, di tutti i residenti>.
Delucchi spiega che sarebbero 50 le categorie merceologiche in vendita nel maxi punto vendita di “Leroy Merlin” e questo andrebbe a colpire la gran parte dei negozi non alimentari non solo della zona. <Con Confcommercio abbiamo contato i negozi che subirebbero problemi a seguito dell’apertura – prosegue il negoziante: sono almeno 6mila tra Nervi e Recco>.
Un altro problema è quello della viabilità <in un quartiere dove già c’è un pronto soccorso che è il più grande della Liguria>. Il traffico, come potete vedere e sentire dai video, è già sostenuto. Secondo i commercianti l’arrivo del punto vendita della catena porterebbe alla paralisi completa.

A continuare l’attività di Carlo è il figlio Edoardo Delucchi, 32 anni. <Vorrei trovarmi nelle condizioni di poter costruire e non vedere distrutto quello che c’è – dice -. Quando si pensa al futuro delle famiglie, della convivenza del tessuto commerciale e le scelte politiche si spera nel buonsenso. Io amo la mia città. Voglio costruire per me, per la mia famiglia, un futuro. Ma devono esserci le condizioni>.

<Io, come quasi tutti i commercianti della mia leva – spiega Edoardo – non vogliamo mugugnare come al solito, per gettare benzina sul fuoco, per polemiche sterili. Vogliamo semplicemente vivere, trovarci qua tra altri 10 anni contenti di aver assistito a scelte politiche a favore del tessuto commerciale e del tessuto urbano>

A tutte le persone intervistate, per prevenire polemiche mirate ad annullare la forza della protesta, abbiamo chiesto se avessero in tasca tessere di partito. No, nessuno la ha. Nessuno si schiera per appartenenza politica “contro”, spiegano. Ma, dicono, c’è in ballo il futuro degli abitanti, dei commercianti e delle loro famiglie.

Giulio Delfino, del consiglio di Confcommercio Genova, racconta che più volte l’associazione ha spiegato all’Amministrazione comunale la propria posizione contraria perché andrebbe a pesare sulle attività commerciali <in un raggio di 30 chilometri – dice Delfino -, da Rapallo al centro di Genova> e soprattutto <peserebbe sull’entroterra, che è quello che sta soffrendo di più>.
<Un Comune che dovrebbe organizzare la città per dare sviluppo, dare socialità, per far crescere di numero i cittadini di Genova, portare lavoro pensa solamente a fare cassa mentre potrebbe ristrutturare lo stadio con i soldi dei cittadini e le varie possibilità, dal credito sportivo ad altri fondi pubblici> dice Delfino.

I commercianti della zona hanno aderito, tra l’altro, allo “sciopero delle luci” dei colleghi del Ponente.

Il gruppo Facebook “Noi commercianti del levante genovese” qualche giorno fa ha messo online questo comunicato, sponsorizzandolo per fargli avere più visualizzazioni.

Stasera è in atto la riunione costitutiva del Comitato Benessere Medio Levante che pare avrà tra i suoi temi anche il Carlini.

Il progetto-Leroy Merlin non piace all’opposizione, ma anche a parte della maggioranza di Comune e Regione. In particolare alla Lega che starebbe cercando di reperire risorse per finanziare il recupero a integrazione dei fondi statali per gli impianti sportivi. In Comune il consigliere Federico Bertorello, qualche giorno fa, ha parlato di <Riqualificazione con fondo strategico regionale o credito sportivo> perché <non necessita una nuova apertura di grande distribuzione>. L’assessore regionale al Commercio Andrea Benveduti in un comunicato (che c’entrava anche poco, riguardava l’artigianato) aveva condannato la <desertificazione dei nostri centri storici e all’apertura indiscriminata alle grandi catene delle multinazionali>, frase che in molti hanno letto come un avvertimento.
Poi c’è stata la convocazione di una conferenza stampa sui temi del commercio con il parlamentare Edoardo Rixi, leader della Lega della Liguria, l’assessore comunale al Commercio Paola Bordilli e lo stesso Benveduti, annullata all’ultimo minuto e mai più riconvocata. La convocazione sapeva tanto di “avvertimento”.

Sul futuro dell’area dello Stadio Carlini sono state presentate oggi due interrogazioni in consiglio regionale: una da Sergio Rossetti (Pd), la seconda da Giovanni Lunardon (Pd).

Rossetti ha chiesto alla giunta di stanziare fondi propri per la riqualificazione dello stadio e di tutelare i posti di lavoro, qualora fosse avvalorata l’operazione di project financing, presentata da Leroy Merlin per riqualificare lo Stadio e realizzare sotto il campo un punto vendita prima del 2024 quando Genova sarà “Capitale europea dello sport”. Il consigliere ha rilevato la preoccupazione di alcune delle associazioni che fruiscono degli spazi e dell’assessore regionale al Commercio per l’insediamento del nuovo centro commerciale.

Lunardon ha chiesto alla giunta se il progetto di collocare una grande struttura di vendita nel quartiere genovese di San Martino è coerente con le condizioni urbanistico – territoriali e con i divieti disposti dal Testo Unico a tutela del piccolo commercio e se è stata fatta una verifica in merito alla disponibilità di fondi europei in occasione dell’evento “Genova capitale europea dello sport 2024” da impiegare per la riqualificazione dello Stadio Carlini in alternativa ad investimenti privati. Lunardon ha sottolineato che la designazione di Genova “Capitale europea dello sport 2024” potrebbe essere l’occasione per accedere a fondi stanziati dalla UE e recuperare, così, i 5/6 milioni necessari.

L’assessore all’urbanistica Marco Scajola ha fatto una premessa: «Non spetta alla Regione decidere dove e se aprire un supermercato, ma valutare se la proposta del Comune, in questo caso Genova, è compatibile rispetto alla normativa e alle indicazioni urbanistiche regionali». Nel merito l’assessore ha spiegato che non ci sono condizioni che possono escludere l’intervento in quanto lo stadio non ricade in aree esondabili, né in ambiti con suscettività alta al dissesto e nemmeno nella Rete ecologica ligure. Infine non emergono contrasti con il PTCP. «Per quanto riguarda la valutazione esclusivamente urbanistica, dunque, allo stato degli elementi noti – ha concluso – la localizzazione é conforme alle disposizioni che sta adottando il Comune».

L’assessore Scajola ha poi illustrato in aula la risposta dell’assessore allo sport Ilaria Cavo (oggi assente per motivi istituzionali, ndr) per la parte di competenza in cui si ricorda che Regione e Comune si sono attivate per reperire risorse da destinare alla ristrutturazione degli impianti e alla realizzazione di eventi per “Genova 2024”, risorse che dovranno interessare sia investimenti pubblici sia privati e che, a questo scopo, si sono già tenuti incontri con il Ministero dello Sport per chiedere il sostegno del Governo.

L’assessore al commercio Andrea Benveduti ha aggiunto: «Attualmente non ci sono le condizioni affinché questa operazione di project financing venga avvalorata, in quanto contrasta con la legge regionale che tutela del piccolo commercio, per le problematiche legate al traffico in una zona già critica della città e che insiste su un’importante struttura ospedaliera. Inoltre – ha aggiunto – ad oggi non ci sono garanzie di mantenimento dell’occupazione neanche all’interno della società interessata al progetto e abbiamo condiviso le situazioni criticità con le associazioni di categoria e la CCIAA e le abbiamo valutate e condivise con il competente assessore comunale, ribadendo che, al momento non riscontriamo elementi tali per adottare un atteggiamento positivo».

Commercianti e abitanti del quartiere non possono che essere confortati da questo “fronte del no” sempre più ampio. Ma vogliono leggere nero su bianco che il Carlini sarà recuperato senza centro commerciale. Perché fidarsi è bene, ma non fidarsi (soprattutto in campagna elettorale) è meglio.

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