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Rapinata nella movida e non soccorsa, i CC: “C’era una rissa al Carmine”

Perché non è stata soccorsa la ragazza aggredita e rapinata in piazza Pollaiuoli nella notte tra sabato e domenica? I carabinieri, che erano di turno in zona, fanno sapere di essere stati impegnati in una rissa tra 10 persone al Carmine. Ma questo non fa altro che confermare che le forze in campo sono insufficienti per garantire la tranquillità dei genovesi. A fronte della mancata garanzia di intervento tempestivo, ora gli abitanti del centro storico hanno paura

L’aggressione l’hanno i condomini di interi palazzi, svegliati dalle grida della donna. La prima a denunciare è stata la fotografa Veronica Onofri (figlia del noto ex giocatore del Genoa Claudio Onofri) che ha scritto su Facebook un’agghiacciante testimonianza, parlando della ragazza sopraffatta da un energumeno che le schiacciava la testa a terra e stava sopra di lei e raccontando le chiamate al 113, il vecchio numero della Polizia che però ora gira la chiamata al 112 Nue, numero unico di emergenza. È la Questura a spiegare che quella sera la zona doveva essere “coperta” dai Carabinieri. Ma i militari dell’arma non sono mai arrivati in zona nonostante le ripetute telefonate. Passa mezz’ora dall’aggressione e non si vede nessuno. Lo testimoniano diverse persone: alcune affacciate alle finestre (dal primo piano passano anche alla ragazza del ghiaccio) alcune scese in strada per confortare la giovane donna fino a quando, mezz’ora dopo, la raccoglie l’ambulanza. Dei carabinieri nemmeno l’ombra. Anzi, all’ennesima chiamata dal centralino (le chiamate sono tutte registrate) dicono persino a Onofri, che reclama l’intervento, di stare calma.

Il tutto succede in una zona del centro storico, quella della movida, dove da mesi, da anni, gli abitanti chiedono aiuto, completamente inascoltati. L’ora critica va dalle 2 di notte alle 5 del mattino, quando i locali chiudono e bande di giovani ubriachi scorrazzano per i carruggi, vomitano, orinano, fanno persino la cacca davanti ai portoni di chi si lamenta, danneggiano tutto quello che trovano. C’è spaccio. Ci sono persino i video di cittadini che se la rischiano affacciandosi dalla finestra per riprendere quel che accade in vico Lavezzi, metà orinatoio e metà centro di distribuzione di stupefacenti. Le denunce rimbalzano da mesi sui social, molte le abbiamo rilanciate anche noi, ma le istituzioni preposte sono state fino ad ora impermeabili alle richieste di aiuto della popolazione della zona. Il post movida è uno scempio. I borseggi sono all’ordine del giorno. L’altra notte siamo arrivati alla rapina, naturale escalation dello stato di abbandono della zona sotto il fronte della vivibilità. Il problema, non gestito quando era contenuto, si è ingigantito.
Interpellati dai colleghi del SecoloXIX, i carabinieri hanno fatto sapere di essere stati impegnati su una rissa con 10 persone al Carmine e di aver raggiunto più tardi la donna al pronto soccorso dell’ospedale Galliera.
Allibiti gli abitanti della zona. Allibiti e sconfortati perché le autorità non fanno fronte al fatto che sul territorio, tra le 2 e le 5 del mattino, viga una sorta di sospensione delle regole. Tutti sanno, ma nessuno interviene. Allibiti perché chiedendo aiuto alle forze dell’ordine non si ottiene una risposta tempestiva. Allibiti davanti a quella donna picchiata e rapinata a due passi da piazza De Ferrari. Allibiti perché par che si ritenga “normale” il mancato tempestivo intervento perché <c’erano altre emergenze in atto>.
No, non è “normale”. Certo non si può gettare la croce sui carabinieri di turno che certamente, non lo dubitiamo, erano su altre emergenze. Fatto sta che succede molto di frequente che chiamate notturne per casi più o meno gravi nel centro storico, dagli schiamazzi alle aggressioni, non vedano un intervento pronto e puntuale. Ogni cittadino della città vecchia può raccontare di essersi sentito rispondere “non abbiamo pattuglie”. A forza di sminuire la situazione, di mostrare i dati ufficiali delle denunce in calo (ormai la gente denuncia solo se ha perso i documenti o se ha avuto lesioni gravi perché sa benissimo che per la denuncia perderà molto tempo), la situazione sta sfuggendo di mano perché, dicono i residenti, è molto peggiore di quella che si dipinge ufficialmente. Non è solo una questione di criminalità, ma anche di comportamenti che minano la vivibilità della zona, comportamenti che non si possono scaricare tout court sulla polizia locale, perché la presenza di centinaia di persone ubriache passa le intemperanze nella categoria “ordine pubblico”, su cui i cantuné non hanno competenze (hanno stipendio differenze e meno tutele rispetto alle altre divise: un agente di polizia locale che diventi inabile a causa di ferite in servizio, ad esempio, potrebbe anche essere licenziato nel momento in cui diventi inabile al lavoro).
Forse è arrivato il momento di dire che le forze in campo non bastano, che servono più uomini, che la movida non va più affrontata come un fenomeno “folcloristico”. È ormai chiaro che la gran parte dei locali rispettano le regole e i pochi che non lo fanno (vendendo alcol ai minori e non rispettando le chiusure) sono stati sanzionati e anche chiusi, quando occorreva. Ma i ragazzi si riforniscono prima, nel pomeriggio, mei supermercati, arrivano nei carruggi con gli zaini pieni di birra e le bottiglie di plastica delle bibite riempite di alcol. Al pronto soccorso del Galliera ogni fine settimana arrivano decine di giovani quasi in coma etilico (quando va bene). In questa bolgia di zombie alcolizzati (dai 15 anni in su) e spesso in preda a sostanze stupefacenti (lo spaccio avviene anche sotto le telecamere) ha buon gioco la criminalità predatoria. Normalmente si tratta di borseggi, questa volta è stata una rapina. I controlli sono concentrati tra le 21 (quando non c’è quasi nessuno) e le 2. L’inferno scoppia dopo. La gente della zona si sente abbandonata: le richieste di aiuto senza un’adeguata risposta delle istituzioni preposte sono all’ordine del giorno. Sul posto (in piazza Matteotti, a 30 metri da dove è avvenuta l’aggressione) c’è un commissariato di polizia, ma la notte è chiuso. E stanno per trasferirlo, così come la stazione dei carabinieri di Campopisano: c’è un’inversione di tendenza rispetto a quando si pensava che la presenza delle sedi delle forze dell’ordine nell’epicentro del marasma sarebbe servito come deterrente ma, in effetti, in questa zona del centro storico così non è da molto tempo, ormai. La sicurezza e l’ordine pubblico in centro storico hanno bisogno di personale dedicato, sia per gli interventi immediati sia per le indagini, di divise che conoscano la zona e sappiano come intervenire. Che conoscano i vicoli e le differenti emergenze che cambiano di zona in zona, oltre alle persone che ci vivono e a quelle che abitualmente lì delinquono. Di notte, invece, il controllo è affidato all’organizzazione generale: alle volanti e al reparto operativo dei carabinieri. Ma qui siamo addirittura allo step successivo, al “non ci sono pattuglie libere”.
Bisogna avere il coraggio di dire che l’organizzazione delle cose non funziona, che gli uomini in divisa di notte non bastano. La gente che abita nella “Rive Gauche” del centro storico è da tempo esasperata per i fenomeni di inciviltà. E adesso ha anche paura.

Anche dalla zona di San Matteo denunciano che le chiamate al 112 cadono quasi sempre nel vuoto.

In copertina: foto d’archivio

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