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Toti: “A gennaio via ai lavori di Esselunga in via Piave”

Per il presidente della Regione sarà <Una boccata di ossigeno per la concorrenza>. Il sindaco Marco Bucci ricorda di aver cominciato a lavorare sin dall’elezione (lo aveva annunciato anche in campagna elettorale) per portare il marchio in città.
Ma i commercianti tremano

Esselunga a Genova, via ai lavori a gennaio 2020: in questi giorni è stato completato l’iter amministrativo che consentirà di partire all’inizio del prossimo anno con gli interventi per la realizzazione di un supermercato di 1495 metri quadri di superficie netta di vendita in via Piave, che avrà tutti i reparti di Esselunga e offrirà un servizio di bar e ristorazione nelle vicinanze. Si tratta del primo punto vendita del marchio a Genova, il secondo in Liguria dopo la Spezia. La conclusione dei lavori e l’inaugurazione sono previste entro la fine del 2020.

“L’apertura del primo punto vendita Esselunga a Genova è un’altra promessa mantenuta e una boccata di ossigeno ai genovesi sul fronte della concorrenza – commenta il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – un elemento che porta con sé, come naturale conseguenza, un miglioramento dei servizi e delle opportunità per il cittadino e un abbassamento dei prezzi al consumo. Oltre a questo, l’arrivo di un gruppo di questo calibro è segno della ritrovata vitalità di Genova, che è nuovamente una città capace di attrarre investimenti e che offre prospettive alle imprese. Senza dimenticare – conclude il governatore – i vantaggi sul fronte dell’occupazione: la notizia di oggi rafforza il trend che stiamo costruendo in Liguria, una regione che, secondo i dati Istat, nel terzo trimestre del 2019 vede un aumento degli occupati dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2018 e del 2,6% rispetto al secondo trimestre 2019, con un crescita superiore non solo alla media nazionale, ma anche di quella del Nord Ovest”.

“Sin da quando abbiamo cominciato a lavorare per la città abbiamo sostenuto l’esigenza di aprire il mercato della media distribuzione a nuovi marchi e auspicato un insediamento di Esselunga a Genova – aggiunge il sindaco di Genova Marco Bucci – Abbiamo lavorato a lungo per avere un marchio così importante in città che riuscirà a creare nuove opportunità di lavoro per tanti e, auspichiamo, a creare una concorrenza tale da permettere un significativo beneficio ai genovesi. Il dinamismo economico e la crescita occupazionale sono il traino del nostro sviluppo e della nostra visione”. È bene ricordare, però, statistica canta, che ad ogni posto di lavoro guadagnato nella grande distribuzione se ne perdono tre nel commercio tradizionale. Quello dell’occupazione, quindi, è un falso tema su cui puntare per promuovere le nuove aperture. Tanto più, spiegano i sindacati, che i nuovi contratti sono più flessibili e favorevoli all’azienda mentre quelli che vecchi, dei posti di lavoro che si perdono, sono più favorevoli ai lavoratori. Il territorio è più che saturo e ormai l’offerta supera di gran lunga la domanda, tanto che, normalmente, per ogni supermercato che apre ne chiude un altro: la gara, nell’alimentare, non è nemmeno più tra negozi e grande distribuzione, ma tra punti vendita di diversi marchi. Come alla Spezia, dove a fare le spese della guerra commerciale tra i due iper (Esselunga e Coop) furono centinaia di negozi di vicinato. Il risultato è che gran parte della città è ormai commercialmente desertificata. In molti, ormai, se vogliono fare la spesa, devono usare per forza l’auto e i quartieri sono rimasti privi del presidio sociale, urbano e di sicurezza rappresentato dal commercio tradizionale.

“Siamo molto soddisfatti che questo iter si sia compiuto in tempi relativamente brevi – dichiara Cesare Boiocchi, direttore Sviluppo Esselunga – grazie alla stretta collaborazione con gli uffici comunali supportati dalla parte politica”.

Certamente non altrettanto soddisfatti sono i commercianti genovesi che temono un ulteriore aumento dello strapotere della distribuzione organizzata, ormai, però, quasi superato dall’insidia delle vendite online.
Il problema non è tanto il nuovo punto vendita di via Piave: nel levante la concentrazione di grande distribuzione è minore e i negozi di quartiere possono puntare su qualità e prodotti di nicchia per differenziarsi perché la popolazione della zona ha un reddito medio alto. Peraltro, a un incontro “Colazione col Sindaco” nel municipio Medio Levante, Marco Bucci ha detto a un rappresentante del Civ di Albaro di essere a disposizione per iniziative che vadano a favore del commercio tradizionale che si impegnerà a reggere la concorrenza. Ben altra cosa sarebbe se passasse il progetto dell’ipermercato a Sampierdarena, già praticamente desertificata di negozi non alimentare dall’apertura della Fiumara. L’apertura causerebbe un’ampia desertificazione dei già ridotti (per il calo, l’invecchiamento e il cambio della popolazione) punti vendita alimentari senza la possibilità di trovare la scappatoia dell’aumento della qualità, dei più cari prodotti di nicchia: col reddito medio dei residenti di Sampierdarena e dei territori limitrofi non avrebbero mercato. Le autorizzazioni per gli ipermercati sono di competenza regionale e il via libera, secondo la regola, deve essere dato anche dal Civ di riferimento territoriale, che ha già detto di non voler dare l’assenso. Cambiare la regola adesso porterebbe senza dubbio a forti critiche e a polemiche che nel periodo della campagna elettorale è difficile che la politica voglia farlo.

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