Il boss di Soziglia torna in carcere. In semilibertà, aveva organizzato traffico di hashish

Arrestato dai Carabinieri nel bar intestato alla figlia in via di Ponte Reale. Ha pubblicato pochi mesi fa un libro in cui parla della sua voglia di riscatto. Ma nella pratica organizzava la distribuzione di droga nei vicoli

Quello di Giacinto Pino è un nome noto alle cronache. È stato anche coinvolto nell’inchiesta sulla banda di Marietto Rossi perché la banda dell’ex terrorista aveva ucciso Giovanni Lombardi, corriere e uomo di fiducia dello stesso Pinto, intento a consegnare 2 chili di droga agli uomini che lo avrebbero freddato. Fu così che, mentre Rossi finito in carcere per sempre, Pino era stato condannato a 4 anni e 4 mesi per traffico di stupefacenti. Non era la prima volta: nel 1994 Il boss era finito nei guai nell’ambito di un’inchiesta per traffico di droga. Ben 56 le persone coinvolte e tra questi Salvatore e Gaetano Fiandaca, fratelli affiliati alla famiglia mafiosa dei Madonia.

Oggi sono stati i carabinieri del nucleo investigativo, coordinati dal sostituto procuratore della Dda Federico Manotti, a mettergli di nuovo le manette ai polsi (arresto firmato dal giudice per le indagini preliminari Alessia Solombrino) mentre si trovava nel bar Oasi di via di Ponte Reale. Era in semilibertà: la notte in carcere, di giorno a piede libero. Con tutto il tempo a disposizione per organizzare un lucroso traffico di hashish spacciato nelle vie del centro storico. Arrestato anche Andrea Faragli, responsabile del trasporto da Milano di 30 chili di hashish che però non era andato a buon fine perché il corriere era stato preso proprio dai carabinieri.


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