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Vandali a Santa Zita, Vesco sbrocca sui social contro Anpi, Pd e Crivello, poi chiede scusa

J’accuse su Facebook contro Bisca, Crivello, Pandolfo, Lodi e Rossetti, consigliere regionale. Che però mai hanno aderito o partecipato al corteo del 30 Giugno così come le loro organizzazioni

Tocca raccontare una storia che dice tanto dell’attuale grado di consapevolezza della politica, dell’odio tra fazioni inoculato continuamente, della guerra continua, sempre più di pancia, che le fazioni combattono senza quartiere, non di rado esagerando nella sostanza e, soprattutto, nei modi. Partiamo dai fatti, esecrabili e condannati da tutti gli attori della vicenda: gli atti di vandalismo commessi oggi pomeriggio, durante il corteo del 30 giugno, sulla chiesa di Santa Zita in corso Buenos Aires

Il presidente del Municipo Medio Levante, Francesco Vesco, giustamente arrabbiato per quel gesto di teppismo, sbotta sui social, ma, trascinato daal livore dall’eterna contesa tra partiti dell’arco costituzionale, sbaglia vistosamente mira.

Vesco, presidente forzista, uno che per il quartiere ha lavorato prima come presidente del Civ e lavora adesso, senza risparmiarsi, come amministratore del parlamentino di quartiere, travolto da giuste rabbia e indignazione per il danno, vede rosso come un toro, si lascia trascinare nei format consueti della propaganda politica qualunquista che sta asfissiando la società e si lancia in un j’accuse su Facebook che potrebbe fruttargli 5 querele per diffamazione a mezzo stampa perse in partenza. Quelle che potrebbero fargli Massimo Bisca, presidente Anpi; Gianni Crivello, ex candidato sindaco e capogruppo della lista che porta il suo nome in consiglio; Alberto Pandolfo, segretario del Pd genovese e consigliere comunale; Cristina Lodi, capogruppo Pd in comune e Pippo Rossetti, consigliere comunale Pd. Tutti chiamati in causa all’abusato grido “vergogna!!!!!”. Sì, con 5 punti esclamativi invece dei 3 regolamentari come vorrebbe ortografiia: “abundantis abbundandum”, avrebbe detto Totò.
Solo che nessuno dei 5 ha partecipato alla manifestazione per la celebrazione del 30 Giugno. Di più: nessun partito o associazione a cui fanno capo ha aderito alla manifestazione. Anpi e Cgil ne hanno proprio preso le distanze, organizzando un iniziativa diversa che si è svolta venerdì scorso a per la quale, in zona Cesarini, è anche stato abolito il corteo perché era il giorno della demolizione del ponte e non pareva bene creare disagi alla viabilità. A questa e solo a questa iniziativa hanno aderito Pd e Lista Crivello. Il presidente del Municipio prende un abbaglio cavalcando gli stereotipi del centro destra sul centro sinistra. Sempre “e allora il Piddì?” Tutti mangiatori di bambini. Qualunquismo e scarsa informazione, gli stessi fenomeni che i partiti usano uno contro l’altro come mazze più o meno (come in questo caso) consapevoli della la loro campagna elettorale ormai eterna. E allora Pandolfo chiama Vesco al telefono, Rossetti e Crivello scrivono sul suo post, Lodi preferisce scrivere sulla propria bacheca. Il presidente del Municipio, a orecchie basse, spiega a tutti che non intendeva indicare nessuno di loro come l’ideologo del vandalismo, ma invitare a pendere le distanze dai violenti. Che meglio non si poteva fare che staccandosi dalla manifestazione “a rischio” (poi confermato). Cosa che Anpi, Pd e Lista Crivello hanno sempre fatto, condannando, addirittura, il gesto di qualche mese fa, quando sui muri del centro storico apparsero insulti e accuse all’assessore alla Sicurezza Stefano Garassino e al sindaco Marco Bucci. Però per il Vesco Furioso più della ragionevolezza potè l’odio viscerale per i “rossi”, intesi come unico magma nemico senza distinzioni.
In realtà nemmeno il corteo di oggi ha condiviso nella sua totalità gli atti vandalici, anzi. C’è notizia di tensioni tra i vari gruppi partecipanti all’iniziativa proprio per i gesti degli imbrattatori e dei casseur che hanno spaccato vetrine e demolito a sprangate e calci un’auto della polizia locale. La vicenda s’è chiusa con le scuse formali di Vesco sulla sua bacheca Facebook. E non dovrebbe passare senza lasciare una lezione alla politica contemporanea, pervasa dall’odio che trasforma gli avversari in nemici, qualunquista, a volte disinformata e a volte strumento di disinformazione, che crea branchi di hater con la bava alla bocca sui social e a volte arma quelli di entrambe le fazioni con bombolette spray e bastoni o coltelli nella vita reale. La correttezza e la pacatezza del livello istituzionale dovrebbe fare scuola. Per adesso produce troppo spesso cattivi maestri.

E, alla fine, il post diventa così.

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