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Stranieri sgraditi a scuola, rifiutata la discussione in consiglio comunale

Non vengo ammessi alla Sala Rossa gli articoli 55 di Pd, Lista Crivello mentre il M5S presenterà un’interrogazione scritta. L’assessore Fassio replica con una nota al nostro articolo (ma non riferirà in consiglio comunale): <Durante il normale orario delle lezioni non è opportuno che persone adulte frequentino le strutture scolastiche>. Tuttavia la sua segreteria alla scuola aveva chiesto notizie specifiche non sull’età, ma sulla presenza di persone, <senza dubbio extracomunitarie> segnalate da un genitore

Rifiutata la discussione in consiglio comunale di tre “articoli 55” sul pasticciaccio brutto che ha visto come scenario la scuola elementare Descalzi-Polacco. Un genitore aveva chiesto chiarimenti al Comune a proposito della presenza di persone <senza dubbio extracomunitarie>. La segreteria dell’assessore competente Francesca Fassio aveva girato la domanda alla dirigente scolastica. Esemplare la risposta, con le parole della Costituzione: <La scuola è il luogo in cui si insegna ai bambini a non fare distinzioni “di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”>. [Qui l’intero articolo con l’intera lettera della direzione didattica ai genitori]

L’assessore la mette in un altro modo, spiegando che il problema non sarebbe la nazionalità provenienza degli studenti del corso (statale con fondi regionali) di Italiano realizzato dal CPIA in questo e altri istituti genovesi.
<Durante il normale orario – dice Francesca Fassio – delle lezioni non è opportuno che persone adulte che non siano operatori frequentino le strutture scolastiche: ciò esclusivamente per il fattore dell’età, non certo per volontà di discriminazione razziale. Si tratta di adulti frequentanti corsi di Italiano che sarebbe opportuno fossero organizzati in orari diversificati rispetto al normale orario scolastico dei ragazzi. Una prassi usuale che non ha nulla a che vedere con intenti discriminatori. A chi intendesse cavalcare la liceità di un legittimo controllo evocando apartheid, leggi razziali e altre fattispecie storiche francamente fuori luogo in questo contesto, vorrei ricordare che le nostre scuole sono frequentate da alunni di ogni razza. Credo che la risposta ad ogni polemica sia proprio questa>.

Peccato che, secondo la lettera ai genitori della direzione didattica, i suoi uffici non abbiano interpretato correttamente i suoi timori, parlando invece di provenienza e non di età. Peccato che i corsi CPIA ci siano da tutto l’anno scolastico e la preoccupazione improvvisa di Fassio appaia un po’ tardiva quando la scuola stava per finire. Peccato che gli stessi corsi si tengano lì e altrove in diverse altre scuole da anni. La sorpresa per la commistione tra aduli e bambini, alla fine dell’anno scolastico e, dopo due anni di carica assessorile è di per se un elemento rilevante.

La sede CPIA nel Medio Levante, ad esempio, è nel plesso scolastico di via Montezovetto in piena Albaro e nessuno si è mai permesso di polemizzare o chiedere cosa ci facessero degli adulti, italiani e stranieri, in quella scuola


<Il razzismo è una malattia subdola e pericolosa che cerca di insinuarsi anche dove mai ce lo aspetteremmo – dicono al gruppo Pd di Tursi che aveva presentato uno dei 3 articoli 55 rigettati -. Abbiamo appreso dalla stampa di quanto avvenuto alla scuola primaria Descalzi-Polacco, dove un genitore, infastidito dall’ingresso e dalla presenza contemporanea nell’istituto di bambini e di cittadini stranieri frequentanti un corso di italiano, ha pensato bene di chiedere spiegazioni al Comune. Un brutto atteggiamento che ci amareggia, anche se ancor di più ci lascia esterrefatti la scelta dell’assessore Fassio che tramite la sua segretaria ha chiesto spiegazioni alla scuola. Come è possibile che da un’istituzione, di fronte a una domanda palesemente razzista, assecondi l’interlocutore invece che prendere le distanze dalla sua posizione? L’assessore Fassio avrebbe dovuto rispondere direttamente a questo genitore, come ha poi fatto giustamente la scuola, ribadendo i principi di uguaglianza e solidarietà alla base della nostra Costituzione che devono essere il primo insegnamento per i nostri studenti da parte della Scuola con la S maiuscola.  Questo dovrebbe valere anche per le istituzioni e gli amministratori di Genova hanno il dovere di esserne consapevoli>.
<Per avere chiarimenti su quanto accaduto il Gruppo consiliare del Pd in Comune a Genova ha presentato un’interrogazione urgente al Sindaco che ci auguriamo stigmatizzi e prenda la distanze dalla posizione dell’assessore>. Gianni Crivello, dell’omonima lista, voleva conoscere <il ruolo della civica amministrazione nella vicenda>.
<Presenterò una interrogazione scritta per comprendere la posizione della giunta e del Sindaco che su alcuni temi lascia parecchie perplessità> dice Stefano Giordano del M5S.

Il tema non sarà trattato.
L’articolo 55 del regolamento del consiglio comunale prevede <brevi dichiarazioni, commenti o espressioni di sentimenti su fatti di particolare importanza e di recente accadimento relativi ad argomenti non iscritti all’ordine del giorno> a cui è prevista una risposta del Sindaco o dell’Assessore. Il presidente del consiglio comunale Alessio Piana ha ritenuto non di “particolare importanza” l’argomento.

Il nostro articolo da ieri alle 14 e in 24 ore ha raggiunto 11 mila persone su Facebook ottenendo 120 commenti e 279 condivisioni. Quasi 14 mila le letture singole sul sito. Certamente un momento di chiarimento pubblico in Sala Rossa avrebbe guastato. La lettera della scuola ha colpito molte persone, cittadini genovesi che meritano di capire cosa sia successo esattamente.

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