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La lettera di 5 botteghe di via Galata: “I bambini disturbano, in strada non li vogliamo”

La perentoria richiesta dei negozianti a direttore didattico, maestra, genitori e Municipio: “Niente feste di fine anno, ci fate perdere una giornata di lavoro”. Il presidente Carratù: “Non accetto che venga leso il diritto dei bimbi di giocare all’aperto nelle vie del quartiere pedonali”

Deve esserci qualcosa nell’aria tra via XX Settembre e piazzetta Brignole, qualcosa che sconquassa i valori, sovverte le priorità, cancella il buon senso, offusca il senso della vergogna. Al centro delle vicenda, sempre la scuola elementare De Scalzi – Polacco. Prima il genitore che si lagna con l’amministrazione comunale del fatto che persone <senza dubbio extracomunitarie> (dirette ai corsi di alfabetizzazione) entrino dallo stesso portone dei figli “bianchi” e la segreteria dell’assessore alla Scuola del Comune che, a fine anno, chiede alla direzione didattica il perché di una cosa che succede lì e in tutta Italia da anni. Ora i commercianti che protestano… contro i bambini. Sì, avete capito bene, i bambini che giocano dopo la scuola. Cinque negozianti lo fanno con una lettera con i timbri in calce, come se fosse un atto ufficiale, una petizione per i parcheggi, una raccolta firme per le fioriere. Lo fanno come se la strada se la fossero comprata e ne fossero i padroni, i titolari di tutti i diritti, praticamente gli imperatori dei 30 metri di via su cui si affacciano le loro vetrine. Chiedono (ma visto il tono sarebbe meglio dire “ingiungono”) alla preside, a una maestra e al comitato genitori di <non organizzare feste di fine scuola nella Via (con l’iniziale della parola maiuscola nella lettera. Sarà una strada Vip? n. d. r.) dove cerchiamo di lavorare. Sarebbe una giornata di lavoro persa come tutti i pomeriggi di questi ultimi anni>. A parte che la pubblica via è, come vuole la parola stessa, pubblica (appunto), a parte che se un commerciante vuole lavorare in un luogo dove tutti gli spazi sono a sua disposizione bisogna che traslochi in un centro commerciale (dove pagherà le spese di amministrazione e sorveglianza anche per le aree non commerciali), il testo della missiva appare agghiacciante a chiunque abbia studiato un minimo di pedagogia o, semplicemente, faccia esercizio di buonsenso. È degno di uno studio sociologico approfondito. Ecco, in soldoni, il messaggio che la lettera intende mandare.


Assioma: “I bambini disturbano”.
Postulato: “La strada è dei negozianti e di nessun altro”.
Postulato 2: “Il fatto che i bambini giochino in strada non è normalità”.
Postulato 3: “I bambini che giocano fanno scappare i clienti e la nostra cassa-tasca ha la priorità su tutto”
Teorema. “I bambini non devono disturbare i bottegai, quindi non devono giocare in strada in modo da ritrovare la normalità”
.


Si scherza, ma forse non c’è molto da scherzare, anzi. Non manca nemmeno il misero escamotage dialettico del ricatto occupazionale, ovviamente basato su assiomi e postulati farlocchi perché non s’è mai visto che i clienti cambino strada perché dei bimbi giocano: <Vogliamo tutelare il lavoro dei nostri dipendenti> magari da quella squadra di temibili black bloc, di pericolosi Unni calati dal nord, tutti tra i 6 e gli 11 anni, che giocano “colpevolmente” per strada. Non ci fosse da piangere e da preoccuparsi ci sarebbe da ridere. E forte, anche.


Andrea, papà della bimba che ha perso una falange, ci tiene a precisare, rispetto alla lettera dei commercianti: <Mia figlia durante l’incidente non stava giocando ma stava guardando la vetrina accompagnata!!!>.

Troviamo particolarmente riprovevole che un incidente avvenuto in un contesto di controllo dei genitori (pare che alla piccina sia stata semplicemente sbattuta la porta di un negozio sulla mano che aveva appoggiata sullo stipite) venga usato per gettare discredito sui genitori stessi e per provare che i bambini che giocano in strada siano dei teppisti.


Allarga le braccia incredulo il presidente del Municipio Centro Est, Andrea Carratù: <La strada non é di cinque commercianti, ma di tutti – commenta comprensibilmente infastidito dalla “bega di condominio” trasportata senza alcun senso o diritto sulla pubblica via -. Noi abbiamo sensibilizzato i genitori con una comunicazione, ma i bambini e i loro diritti non si toccano. Inoltre una festicciola due volte l’anno non può essere un problema. Questi negozianti hanno davvero esagerato. Ho rispetto per tutti ma non per chi vuole ledere i diritti di altri>. Sì, perché gli unici ad avere diritti in questa brutta storia di capitalismo inteso nella sua accezione peggiore ed egoista sono proprio i bambini che, grazie alla pedonalizzazione, possono godere in via Galata di uno spazio dove giocare all’aperto senza che ci siano commercianti-signorina Rottermeier a contar loro i passi, i salti e le risate. Dove dovrebbero portare maestre e genitori questi bimbi? Dovrebbero forse chiuderli in casa conducendoceli in silenzio, in fila per due, mani conserte dietro la schiena?
Non abbiamo forse tutti giocato per strada prima che le giovani generazioni, per colpa della nostra, si inebetissero davanti a videogiochi e cellulari? Quale etica ha una società (per fortuna formata da quattro gatti mentre <la maggior parte dei commercianti sono felici di avere i bimbi che giocano in strada>, precisa Carratù) che pretende che i bambini vengano dopo la cassa di quattro o cinque negozi? Restiamo umani. Se non è già troppo tardi. A leggere la lettera dei commercianti il dubbio si fa concreto.

La voce della lettera si è sparsa ormai in tutto il quartiere e sono in molti ad aver deciso di boicottare “i negozi nemici dei bambini che giocano”.

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36 thoughts on “La lettera di 5 botteghe di via Galata: “I bambini disturbano, in strada non li vogliamo”

  1. Buongiorno, GRAN BEL GIORNALE! Pubblicate solo quello che vi fa comodo, so per certo che è stata inviato dal mio titolare un commento in risposta al vostro articolo e non è mai stato pubblicato! complimenti!

    1. Come molti altri commenti, è stato approvato solo questa sera. Riteniamo infatti prioritario aggiornare le notizie (è quello il nostro primario compito) e non intendiamo approvare i commenti senza averli letti e senza avere il tempo di dare la debita risposta. Come quella che abbiamo apposto in calce a quella del Suo principale.
      Facciamo sommessamente notare che se non facessimo questo lavoro con attenzione e approvassimo tutto senza prima leggere e decidere se il tono è sufficientemente educato o non lo è, le opinioni contro la posizione presa dai 5 negozi sarebbero ben più numerose e molto più pesanti. Quelle due o tre a favore, qui e sui social, vengono infatti solo dai commercianti stessi o da loro dipendenti. Il Suo principale si è lasciato andare a toni offensivi nei confronti della nostra professionalità, fondamentalmente, crediamo, perché non abbiamo ritenuto di prendere le sue parti. Contrariamente a quanto accadde quando i commenti insultano i protagonisti degli articoli o altri lettori, abbiamo deciso di approvare comunque il suo commento. Perché, esattamente come nel caso della lettera inviata alla scuola, non ci sono migliori e più taglienti parole per descrivere con precisione chirurgica chi le verga che le sue stesse asserzioni. Direi che a fare piena luce sui metodi e sulla personalità dei protagonisti di tutta questa vicenda è la semplice lettura della lettera alla scuola e del commento del suo datore di lavoro al nostro articolo. È stato un piacere publicarlo, insieme alla risposta.
      Le auguro una buona giornata

  2. Come si può pensare che sia la presenza di bambini ad ostacolare le attività economiche? I bambini sono accompagnati dalle famiglie, quando c’è una festa ci sono molte persone. La presenza di persone vuol dire potenziali clienti. Una merceria, un negozio di scarpe, un negozio di abbigliamento, un negozio che vende bibite, una gioielleria. Tutti esercizi commerciali che vendono articoli di interesse per le famiglie. Io ho avuto un negozio, a Genova, vicino ad una scuola, erano degli ottimi clienti i bambini e le loro famiglie. Cosa può portare dei negozianti a fare la guerra ai bambini, invece checessere partecipi della vita di un quartiere? Da genovese conosco il carattere scontroso tipico di alcuni miei conterranei, ma qui mi sembra che si stia esagerando.

  3. È semplicemente una vergogna! Negozianti che nell’arco dell’anno guadagnano Dio solo sa quanto! Forse certe gente si è dimenticata dei comportamenti innocenti e spensierati che avevano quando loro stessi erano bambini.
    Sicuramente i genitori sono tenuti a far sì che i loro figli non tengano comportamenti eccessivi ma in una società come la nostra, dove il rispetto e il buon senso viene a mancare proprio dagli adulti (o presunti tali), mi viene da pensare che con gli euro si possa comprare anche la permanenza in un’area pubblica e dunque di tutti, a discapito di qualunque senso civico. Viva ciò che siamo stati tutti,viva i bambini!

  4. buongiorno, mi pare che si sia persa un’occasione di collaborazione e di dialogo, essendo una scuola delle elementari i bambini saranno tutti accompagnati, la scuola non ha aperto ieri … come collega commerciante la lettera la vedo una scelta sbagliata anti commerciale, percepisco che c’è un disagio alla base ma non va sfogato sui BAMBINI che corrono, saltano e urlano. Proporrei ai negozianti di fare una bella festa per l’inizio dell’anno scolastico a settembre .. Buon lavoro a tutti.

  5. Vorrei rispondere con poche righe al giornalista redattore dell’articolo .
    Credo sia buona norma ed eticamente corretto , prima di scrivere su di un qualsiasi argomento documentarsi di come stanno realmente le cose . Fare quello che ieri hanno fatto le giornaliste del Secolo X,IX, che sono venute sul pisto,hanno ascoltato noi cimmer, X1X,, che sono venute sul posto e commercianti hanno ascoltato noi noi commercianti , hanno ascoltato le persone che non la pensano esattamente come noi ed hanno riportato correttamente i fatti. Se proprio il venire ad informarsi costa fatica e si ha in mano una lettera che ti è stata recapitata da un amico che ti chiede un favore, non citare di quella lettera solo le cose che convengono , tralasciandone di altrettanto importanti.
    In nessun punto della nostra lettera diciamo di non volere bambini che giocano ….chiediamo ATTENZIONE per il bene dei bambini , che anche piccolissimi entrano ed escono dai negozi senza essere seguiti dai genitori , ultimo episodio di pochi giorni fa : unnpiccolino che neanche parlava ( 2 anni circa ) raggiunto dalla mamma dopo tre minuti all, interno del negozio ; in tre minuti può succedere di tutto …..e poi figuriamoci anche io ho due nipotine di tre e sei anni .
    Concludiamo la nostra lettera chiedendo che le cose vengano ricondotte ad una situazione di normalità . La lettera è pubblica e chiunque puó leggerla.
    La richiesta alla scuola DE SCALZI di non svolgere la festa di fine anno scolastico è stata volutamente provocatoria esclusivamente per attirare l’attenzione su una situazione di pericolo è disagio che si sta trascinando ormai da anni , tutti i santi giorni dell’anno scolastico e non solo.
    E poi al signor presidente del municipio est vorrei dire , visto che lui in via Galata viene molto spesso , che avrebbe potuto evitare di mandare emissari a dirci “lui ricorrerà alla stampa e vi metterà in cattiva luce ” e prendere la nostra lettera e inviarla a qualcuno che non aspetta altro che scrivere creandoello scalpore strumentale , completamente disinformato sui fatti. Se il signor presidente aveva già pensato di mettere un VIGILE NONNO , ammettendo quindi che il problema esiste , sarebbe stato sufficiente che c’è lo comunicasse invece di mandare emissari e dare da tscrivere a giornalisti dell’ultima ora :!il problema era bello che risolto…i per lo meno avremmo visto un tentativo di risolvere il problema …un saluto a tutti
    Io contrariamente a chi ha scritto l’articolo mi firmo….Ferruccio Canini di Sogni Nel Cassetto

    1. Buonasera,
      la lettera da Voi inviata alla scuola è stata pubblicata con una riproduzione fotografica della medesima e, quindi, la Vostra posizione è stata da noi riportata e in maniera testuale. Alla lettera che esprime il Vostro pensiero (al netto del Suo tentativo – ai nostri occhi piuttosto goffo – di camuffarlo, ora, da provocazione) non è stata tolta nemmeno una riga. Riteniamo, quindi, che sia innegabile che in questo modo abbiamo correttamente e integralmente riportato il Vostro punto di vista, tal quale l’avete espresso nero su bianco e che l’opinione pubblica abbia avuto alla luce di quanto da Voi scritto elementi più che sufficienti per costruirsi un’idea precisa su questa vicenda.
      Non siamo 100 (o giù di lì) come al Secolo è vero. Dobbiamo decidere delle priorità in ordine alle nostre forze in relazione alla gravità reale dei problemi. Anche alla luce del fatto che il Vostro punto di vista è stato da noi integralmente riportato con la lettera di cui sopra, abbiamo fatto una scelta e ritenuto più opportuno, a fronte dell’insostenibile disagio a Voi provocato da bambini dai 3 ai 7 anni che giocano sulla via pubblica 2 ore al giorno (solo nei feriali) per due mesi e mezzo l’anno (praticamente una bega di condominio trasportata sulla pubblica via, dove pubblica sta a significare che è di tutti i cittadini, non sua privata), impegnare invece, oggi, le nostre forze sui problemi che ci sono stati segnalati da alcuni Vostri colleghi del centro storico (fronte Porto Antico) dove l’altra notte è avvenuta una violenta rissa che ha mandato una persona all’ospedale con ferite da cocci di vetro. I vostri colleghi denunciano di essere assediati da tossicodipendenti, spacciatori e criminali, questi sì, in effetti, silenziosissimi. Meno lo sono gli ubriachi che bivaccano davanti alle attività infastidendo i clienti, vomitando e orinando per strada e pestandosi tra di loro davanti alle botteghe ogni giorno. Per inciso, i Vostri colleghi ci hanno detto di invidiare i vostri problemi di convivenza con bimbi che frequentano fino alla seconda elementare e che farebbero volentieri a cambio anche subito. Il servizio appena descrittoVi per sommi capi uscirà domani e riguarda un esposto presentato alla Procura della Repubblica dai commercianti di quell’area che si espongono alla luce dei veri e propri episodi di criminalità che sono costretti a subìre 365 giorni l’anno per tutto il giorno, i pubblici esercizi anche di sera, ovviamente.
      Nei giorni scorsi abbiamo invece realizzato un servizio sui commercianti di via Fillak messi in ginocchio dal crollo del Ponte Morandi che hanno visto azzerarsi il loro incassi, che sono sul punto di chiudere, che non hanno di che dar da mangiare ai propri figli e si affidano alla elemosina dei parenti e degli amici per comprare i pannolini per quelli più piccoli. In un video da noi realizzato e pubblicato hanno dichiarato, lanciando una disperata richiesta di aiuto alle Istituzioni, di aver deciso di rivolgersi agli usurai per tentare di superare le conseguenze del tragico evento.
      È possibile che torniamo sulla Vostra vicenda nei prossimi giorni perché Unicef (che in collaborazione con i commercianti locali ha reso via Fiasella la “Via amica dei bambini”), proprio alla luce della Vostra lettera, si è resa disponibile a dialogare con i genitori della scuola per un percorso costruttivo.
      Spero di aver ben interpretato la Sua lettera perché in più punti appare persino difficile da leggere per come è stata scritta.
      Grazie per il Suo commento e persino per l’aggressività verbale da Lei utilizzata contro di me perché descrive perfettamente meglio di come saprei fare io il suo metodo, esattamente come la lettera alla scuola. Non me la prendo. In fondo, le frasi che gettano discredito sulla mia capacità professionale sono state scritte da uno che descrive bimbi tra i 3 e i 7 anni come hooligan devastatori (mi perdoni se non riesco a credere alle intenzioni filantropiche da Lei comunicate in questo commento, un po’ tardive dopo che l’opinione pubblica ha espresso sdegno per il Vostro approccio al gioco in strada di bimbi piccini, anche in età prescolare) e scambia la cosa pubblica per una cosa sua, su cui pretende di avere più diritti del resto del mondo.
      Non mi resta che augurarLe una serena giornata.
      Il direttore
      Monica Di Carlo
      (Come correttamente riportato nelle gerenze della pagina web del giornale. Basta cercarle)
      Per sua norma e regola, giornalista professionista regolarmente iscritta all’Ordine professionale da 33 anni
      Per mia norma e regola (di vita), una che non scrive per compiacere chicchessia, ma per raccontare

  6. Buongiorno,
    stamane ho voluto condividere l’articolo di genovaquotidiana, assieme a mie considerazioni.
    Riporto, di seguito, il testo:

    Vi chiedo di leggere, prima di tutto, la lettera dei commercianti di Via Galata.
    Ecco.
    Adesso riporto, virgolettato, quanto scrissi ieri di immediata reazione alla lettura:
    “(…) la parte in grassetto, poi, si dichiara apertamente (senza alcun ripensamento in merito alla vergogna che deriva dalla pochezza delle considerazioni non soltanto esposte, ma addirittura enfatizzate) in tutta la sua illegittimità di richiesta, oltre a permettere una riflessione in merito al lavoro che così ciecamente difendono. Finché verrà impostato in questi termini, il lavoro, qualunque lavoro, sarà decisamente PERSO PER SEMPRE”.
    Aggiungo adesso, una volta placata la furia iniziale, che il permettere ai bambini di vivere la strada non significa abbandonarli senza alcuna sorveglianza; la mia presa di posizione e parola in merito non vuole né manlevare da responsabilità la figura genitoriale, né condannare definitivamente i commercianti, autori a loro insaputa di un documento importante, sì, perché deve stimolare quantomeno un paio di riflessioni.
    Riflessioni in cui si trovano coinvolte tutte le parti adulte.
    I bambini, loro, lasciamoli stare.
    Se una delle riflessioni in questione riguarda il lavoro, i bambini lavorano alla scoperta del mondo, mossi da fortissima curiosità e volti alla messa in atto della loro vivissima immaginazione. Che meraviglia.
    Una meraviglia da cui, gradualmente, noi adulti ci siamo allontanati, e che addirittura pare stridere, trovarsi in contrasto con i nostri schemi. Che peccato. Proprio questo è il lavoro importantissimo che noi, adulti, abbiamo perso. Per fortuna non tutti, o non del tutto.
    A meno che non ci si trovi sperduti in qualche parte del mondo isolata, in cui per la nostra sopravvivenza ci basta curare un piccolo orto che dà il necessario sostentamento per noi stessi, ci capita di lavorare. E non solo per noi stessi, per poter pagare pagare pagare e arrivare stremati a fine mese, ma per la collettività di cui siamo parte. Nella più “nobile” delle ipotesi, si lavora duramente per dare qualcosa di bello agli altri. Purtroppo, è vero, una certa impostazione contemporanea ci fa facilmente dimenticare quest’aspetto, che però non può essere minimamente trascurato.
    Lavoro. Labor. Cioè fatica.
    Siamo tutti chiamati a rispondere della nostra fatica. E la prima fatica, il primo lavoro, è la nostra presenza, il nostro ruolo consapevole nella collettività. Questo è lo spirito che non va dimenticato, quello dell’utilità sociale della nostra attività.
    Una volta i bambini erano ANCHE figli della collettività, del borgo, del quartiere.
    In una parola, della strada. E avevano tante figure con cui confrontarsi quotidianamente, fuori dal contesto domestico oppure da quello (fondante, beninteso!) sociale e istituzionalizzato della scuola. E si prendevano sonore sgridate dal panettiere, dal lattaio, o che so io. Ma quei rimproveri risuonavano con maggiore intensità ed efficacia nella loro educazione, formazione, introduzione alla vita sociale, perché fuori dall’ovatta accogliente, soffice ma decisamente poco realistica del mondo chiuso e rassicurante di casa.
    Certo, richiede molta fatica. Ma non sarà mai lavoro perso far vivere ai bambini una via, un quartiere, una collettività. Cioè il loro mondo.

  7. Sinceramente in questo articolo si strumentalizza molto… Il fatto accaduto alla bimba è du sicuro una disgrazia, ma effettivamente via Galata in quel tratto al pomeriggio sembra un parco giochi: bambini seduti o sdraiati (dove tra l’altro defecano cani tutti i giorni) che corrono, giocano, gridano, si gettano sulle vetrine dei negozi. Per carità sarebbe una situazione ideale se fossimo in un parco giochi, ma ricordiamo che si tratta di una strada pubblica, quindi sicuramente i bambini hanno diritti, ma li hanno anche tutti quelli che frequentano la via, che vogliono mangiarsi un gelato in pace, leggere un libro su una panchina o guardare le vetrine. Tra l’altro le più colpevoli sono le mamme. Su 30 appollaiate sulle panchine a chiacchierare, telefonare o chattare, ce ne sarà 1 che guarda i bambini, per cui la colpa non va data ai piccoli, ma ai genitori che vedendo una strada pedonale chiusa pensano di poter ignorare completamente i propri figli. Si tratta solo di educazione, se per primi i genitori non lo sono, come si può pretendere che lo siano i bambini? Mi è sempre stato detto che la mia libertà finisce dove inizia quella dell’altro, ma questo è un concetto che sembra andato perso. La giornalista batte e ribatti sui diritti… E i doveri? Sono entrambe le facce della stessa medaglia

  8. Forse ai commercianti delle 5 botteghe andrebbe meglio che in quel tratto di strada pascolassero ubriaconi e barboni..

  9. Quanta ipocrisia. La maggior parte di quelli che si scandalizzano per questa lettera sono gli stessi che in casa piazzano i figli davanti alla televisione, o su un divano
    con un tablet/cellulare in mano così non fanno rumore e non rompono i c*****ni. Se invece disturbano qualcun’altro allora va bene. Chiedere che una festa venga fatta in luoghi più opportuni che non una strada con attività commerciali, mi sembra non sia nè strano nè inopportuno. Insegnate ai vostri figli l’educazione e forse non ci saranno più lettere come quella che tanto criticate.

  10. Dispiace questa presa di posizione da parte dei negozianti obiettivamente di una tristezza infinita. Se le cose non vanno non é certo colpa dei bambini. Sono cliente abituale dell’enoteca ma anche genitore di uno dei bambini che giocano in Via Galata. D’ora in poi sarò ex cliente (e mi impegno a fare pessima pubblicità) ma continuerò naturalmente a portare mia figlia a giocare con gli altri bimbi nella parte pedonale di Via Galata. Povera Genova

  11. Dispiace la presa di posizione dei negozianti in questione obiettivamente di una tristezza infinita. Se le cose non vanno non é certo colpa dei bambini che giocano. Sono cliente abituale dell’enoteca ma anche genitore di uno dei bambini che il pomeriggio giocano in via Galata. D’ora in poi sarò un ex cliente (e mi impegno a fare pessima pubblicità) ma continuerò portare mia figlia a giocare con gli altri bimbi (p.s. consiglio: fossi Toneatto manterrei un profilo basso dopo quello che é successo).

  12. Quelli che ci rimettono sono i bambini, io alla loro età giocavo a calcio con ragazzi più grandi sotto casa e nessuno mugugna qui sembra di farne un questione di stato.

  13. Sono il papà della bambina in questione. Mia figlia durante l’incidente on stava giocando ma stava guardando la vetrina accompagnata!!!!

      1. Trovo deplorevole utilizzare un grave incidente accorso ad una bambina, la cui dinamica non c’era niente con le attività ludiche e la confusione, per i loro fini commerciali. Non ci sono parole ma solo tristezza.

    1. Gentilissimo Andrea,
      un abbraccio alla piccola,
      contatti il Presidente di UNICEF Franco Cirio,
      gli chieda un appuntamento e gli spieghi tutto.

      1. Abbiamo letto il commento del dottor Cirio su Facebook, in cui offre collaborazione, sostengno e aiuto. Lo chiameremo noi per intervistarlo sulla vicenda.

  14. Caro redattore prima di fare dell’ironia, sarebbe bene che lei verificasse di non stare per scrivere una castroneria. In particolare: “…fine scuola nella Via (con l’iniziale della parola maiuscola nella lettera. Sarà una strada Vip? n. d. r.)”. Rispondo alla sua domanda: quando il nome della strada è un nome proprio di persona o una citta, si scrive “Via”, altrimenti si scrive “via”.
    Questo mio appunto non vuole giustificare i cinque commercianti, tutt’altro! Disapprovo assolutamente il contenuto e il pensiero ma disapprovo anche la conoscenza superficiale della lingua italiana.

    1. Cara lettrice, prima di mettersi in ridicolo per fare la saputella a sproposito, si assicuri di sapere ciò che dice.
      Dalla TRECCANI
      Nei nomi geografici composti da un nome proprio e un nome comune (monte, via, corso ecc.), quest’ultimo può essere scritto sia con la maiuscola, sia con la minuscola

      Monte Rosa / monte Rosa

      Via Quasimodo / via Quasimodo

      Corso Italia / corso Italia

      http://www.treccani.it/enciclopedia/uso-delle-maiuscole_%28La-grammatica-italiana%29/

      Il maiuscolo è una scelta, sempre più desueta, peraltro.

      Faccia il suo mestiere, sia gentile. Immagino sia una delle commercianti anti bambini. Io non verrò a insegnarglielo: non voglio fare figure di bratta come la sua, che è salita in cattedra parlando a vanvera. Tuttavia due lezioni di marketing Le consiglio di prenderle. Da chi ne sa, non da me, che pure arrivo senza preparazione a capire che mettere nero su bianco di non volere bambini sulla strada è quanto di più impopolare si possa immaginare.Non mi pare molto ferrata nemmeno in quello. Buona serata

      1. Consiglio per il redattore: non scendere mai a livello di chi vuole di sminuire il tuo lavoro cercando di metterti in ridicolo. La constatazione dei fatti parla già da sé 🙂

      2. 😂😂😂😂😂😂Bellissima risposta! Bello l’articolo. Mi sa che devono riprendere a giocare per primi gli adulti, ne hanno tanto bisogno! Ai bambini lasciamoli più spazi aperti possibili dove poter giocare! Buona giornata 😍

    2. … verificasse di non stare per scrivere …
      è fantastico solo immaginare come si possa verificare una cosa che si sta per fare 😳😳😳

  15. …siamo alla follia…..poveri bambini…..ma non sarà per caso che non passano di li per via del puzzo di pipì….e di macchie nere ovunque, causate dal non tenere bottigliette di acqua(come accade nel resto d’ Italia) quando gli incolpevoli cani fanno i loro bisogni liquidi……? Pensate invece al rischi infezioni dei poveri bimbi…..anziché colpevolizzarli…..Ma cosa stiamo diventando…..che tristezza….

  16. Francamente spostare una festa scolastica non mi pare un fatto così grave. Le strade sono sporche e pericolose, non più adatte al gioco dei bambini. Quindi ben venga una bella festa in un parco e lasciamo lavorare le persone che vivono della propria attività in una città già all’affanno a livello commerciale ed economico.

    1. Quale parco? A Genova non ci sono.posti per giocare, soprattutto in centro. Solo la spelacchiata acquasola

    2. Mi ricordo quando i commercianti di via San Vincenzo occupavano via XX settembre contro la pedonalizzazione! Andrò a comperare in uno di quei negozi e vediamo lo scontrino fiscale!

    3. Ma spostarla dove? È una città in cui ci sono bambini e nessuno spazio e nessuna tolleranza per i bambini. E lo dico da mamma che da Genova è dovuta scappare.

    4. Ha ragione ormai non c’è più posto per i bambini nelle nostre città tristi e senza speranza. Sarebbe meglio in effetti non ne facessimo proprio più di figli, in effetti non siamo più in grado ne di crescerli ne di dare loro la priorità che si meritano

    5. Non ho compreso il nesso tra le due situazioni esposte: bambini che giocano e negozianti che lavorano poco. I bambini immagino che escano da scuola intorno alle 16, i negozi chiudono alle 1930, queste due ore e mezza fanno davvero andare così male gli affari? O i problemi di questi negozi saranno altri? Sono allibita.

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