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Turismo, veleni e polemiche. E Tursi “dimentica” 150 mila euro della tassa di soggiorno

Regione e Comune rendono noti i dati di un 2018 <in positivo>, ma i conti su arrivi e presenze delle feste si faranno il 6 gennaio
Piazza De Ferrari investe sull’agenzia In Liguria e fa centro con l’accordo con Costa Crociere per lo spot sulle reti Mediaset
Il Comune non ha ancora svelato il suo piano di promozione e intanto “dimentica” 150 mila euro della tassa di soggiorno che a fine anno non sono stati spesi e verranno quindi usati come anticipo di finanziamento al Ducale

Grosso ribatte a Serafini, che ha criticato il marketing di Tursi, con una lettera al vetriolo che scende sul piano personale

Sul fatto che le dichiarazioni di un albergatore sul rallentamento delle prenotazioni per le feste di fine anno siano stati un sasso nello stagno non ci piove. Che ancora di più lo siano state quelle dell’ex assessore al Marketing e alla Cultura Elisa Serafini nemmeno. È stata una giornata frenetica quella di oggi per il mondo del turismo, con telefonate incrociate smentite convulse e qualche volta fuori tema (un conto è l’andamento annuale, altro conto sono le feste di fine anno) e “no comment” a raffica per motivi differenti, primo tra tutti: non dare la mazzata finale a una situazione che, per quanto riguarda le festività, per ora non è esattamente rosea, nella speranza che il passaparola tra i potenziale turisti last minute sia più incentrato sulla campagna di promozione concordata da Regione con Costa Crociere (il nostro pezzo pubblicato 7 giorni fa con il video che sta girando a ritmo vorticoso sulle reti Mediaset è tra i più letti della settimana) che sulle impressioni negative a proposito delle prenotazioni.

I dati del turismo 2018 e come leggerli

Cosa c’è di certo? Che a Genova è andato bene il periodo di Euroflora, così come quello del Salone Nautico, in cui le camere, rispetto agli scorsi anni, si sono vendute ad un prezzo migliore per la ripresa dell’industria di settore e il rinnovato interesse dei compratori. Molto bene anche novembre (mentre ottobre è stato decisamente fiacco), ma le statistiche (che nel penultimo mese dell’anno partono da numeri bassini) sono state miracolate dal congresso di radiologia che ha visto migliaia di preziose presenze e che, dopo momenti in cui l’organizzazione a Genova sembrava essere sfumata, è stato ripescato dal presidente della Regione Giovanni Toti il quale sembra aver guadagnato maggiore consapevolezza dell’importanza della promozione passando dall’insistente e tormentosa reclam dell’olio di oliva taggiasco e dai red carpet a provvedimenti più “di sostanza”, come il raddoppio dei fondi destinata all’agenzia di promozione turistica regionale “In Liguria”.
È alla luce delle circostanze sopra elencate che si deve leggere il comunicato congiunto di Regione e Comune: <
Sono 1 milione e 900mila le presenze registrate nei primi 11 mesi dell’anno nel Comune di Genova, circa 100.000 in più rispetto al 2017. Un incremento del 2,88% delle presenze, quindi, e del 4,62% degli arrivi. Cresce dunque il turismo a Genova, nonostante il crollo di ponte Morandi. In particolare nel mese di novembre si è avuto un incremento di oltre il 9% (ricordate il congresso di radiologia? n. d. r.) che ha pareggiato, in termini di trend positivo di mercato, gli investimenti in comunicazione e le sinergie di marketing messe in campo con i principali operatori del settore>.
<È evidente a tutti l’impegno delle istituzioni per sostenere al meglio Genova e la Liguria, dopo il crollo del ponte e i danni conseguenti alla mareggiata dell’ottobre scorso – commenta l’assessore al Turismo Gianni Berrino –. Infatti nel bilancio regionale è stato raddoppiato il budget di Agenzia in Liguria per incrementare la promozione sui mercati esteri ed è prevista la nostra partecipazione, dopo anni, alle fiere di Berlino e Londra, dopo essere stati a Stoccolma, in occasione della premiazione dei Nobel, unendo un’importante iniziativa di marketing turistico>.

L’affondo di Berrino contro gli imprenditori del settore


<Oltre alla comunicazione però serve altro per avere un turismo di qualità e per competere con le principali destinazioni mondiali servono servizi turistici efficienti e sempre nuovi prodotti turistici da offrire> la stoccata di Berrino è per gli albergatori, tra i primi, c’è da giurare, quelli del Savonese, territorio che anche a novembre ha fatto segnare un calo. Bisogna ricordare che Savona e provincia rappresentano il 40% dei pernottamenti annuali in Liguria e sono le altre province e la città metropolitana a compiere il miracolo di colmare l’emorragia costante di quel territorio che propone un format turistico decisamente superato.

Gli albergatori: <Di come è andata si parlerà il 6 gennaio>

Ma tutto questo non c’entra con il periodo delle feste che proprio bene, per ora, non va. Si spera sempre nel colpo di reni, perché le prenotazioni last minute sono sempre più corpose e magari la pubblicità ottenuta dal presidente della regione Giovanni Toti da Costa farà il miracolo.
Molto diplomatiche le dichiarazioni della presidente degli albergatori Confindustria Laura Gazzolo: <Questa città ha avuto priorità forti e importanti – dice, alludendo a quelle legate al crollo di Ponte Morandi -. Per Capodanno, la decisione sull’evento è arrivata un po’ lunga e forse l”iniziativa non avrà il risalto che merita. È però interessante la campagna sulle reti Mediaset. È molto positiva e potrà avere un riscontro, magari non nel brevissimo. Ma sono cose che vanno fatte e daranno certamente un riscontro interessante>.
Il presidente degli albergatori Ascom Gianluca Faziola (quello che ha inconsapevolmente gettato il sasso nello stagno pensando ad alta voce “sensazioni” e certo non aveva intenzione di scatenare un prematuro putiferio) non commenta. Sia lui sia Gazzolo dicono che di come è andata se ne parlerà il 6 gennaio.

Serve promozione in zona Cesarini

Adesso l’imperativo è salvare il turismo cittadino delle feste, magari con la promozione (anche se tardiva, perché tardiva è stata la programmazione) dell’evento previsto a de Ferrari con le scenografie di luce del maestro Nereo Rotelli. Qualcosa possono (e devono) fare gli enti pubblici, qualcosa potrebbero fare le grandi catene che, a fronte di percentuali di camere occupate non brillantissime, potrebbero forse spingere la destinazione attraverso i loro canali, rimettendoci però sul fronte del margine, cioè abbassando i prezzi. Bisogna vedere se il gioco vale la candela. I ponti invernali non sono esattamente il periodo di punta del turismo a Genova e ogni imprenditore o direttore di hotel deciderà se tentare il tutto per tutto o concedere ferie a parte dei lavoratori per averli disponibili in momenti migliori.

 Dove è il corto circuito della promozione? 150 mila euro di tassa di soggiorno non spesi

Un indizio lo regala il fatto che 150 mila euro della tassa di soggiorno non siano stati spesi. E se la tassa di soggiorno non viene impiegata, quel che avanza finisce nel calderone del bilancio di Tursi. Nel caso specifico dovrebbero venire “salvati” destinandoli come anticipo a Palazzo Ducale dove dal 1º gennaio arriverà, da Palazzo Reale, il nuovo direttore, Serena Bertolucci, solida manager culturale che per i musei statali della Liguria ha fatto miracoli e si spera che possa replicarli alla Fondazione per la Cultura. Resta, però, il fatto che dal tavolo misto Comune-albergatori quei 150mila euro erano “scomparsi” per riapparire quando ormai era troppo tardi per realizzare un evento per Capodanno. E dire che ci sarebbe uscito un concerto di un artista di livello medio. Non un Vasco Rossi, ma comunque qualcuno in grado di portare fan a Genova. Con soli 7 mila euro tutto compreso, due anni fa arrivò Cristina D’Avena che riempì piazza Matteotti e anche qualche albergo.

Crollo delle visite del sito VisitGenoa e assessorato comunale diviso in due

Un altro brutto indizio è il crollo delle visite al sito VisitGenoa che secondo le statistiche google ha perso nelle settimane pre festività un concreto 20%.
L’impressione è che a Palazzo Tursi latiti la progettualità, che l’assessore sia pressoché trasparente e che a fare il bello e il cattivo tempo siano inossidabili direttori da sempre spina nel fianco delle categorie economiche del turismo, sopravvissuti al cambio politico e più potenti che mai nel governo del Marketing. Sono riprese le missioni all’estero, e questo va bene se portano risultati, ma non pare ci sia la minima progettualità in itinere. I musei stanno diventando trasparenti, Palazzo Ducale (nonostante il generoso tentativo del presidente Luca Bizzarri che ha avviato qualche iniziativa da profano del management culturale) è un buco nero, la mostra dedicata a Paganini, al netto delle scolaresche portate in massa, non è in grado di attrarre visitatori da fuori Genova ed è un’esposizione dal respiro locale. Gli albergatori genovesi hanno sentito la mancanza di una grande mostra. Bertolucci cambierà tra pochi giorni palazzo portando una valigia piena di idee e non resta che sperare che faccia riemergere la struttura dall’abisso in cui è caduta, possibilmente trascinando i musei genovesi e le altre attività culturali.
Altra situazione che danneggia il turismo a Genova è che l’assessorato è stato spaccato in due, con la parte predominante dei fondi andati all’assessorato al Marketing retto da una per ora evanescente Barbara Grosso che ha sostituito in corsa Elisa Serafini. Ma di questo parleremo in seguito. La parte dell’assessorato dicotomizzato che resta all’iperattiva Paola Bordilli marcia a passo sostenuto, proponendo una miriade di iniziative sul territorio a basso costo, dialogando con le categorie economiche e dialogando con la Regione, sia con l’assessorato al Turismo, sia con quello alle Attività Produttive. Che le sue iniziative piacciano o no, ne sforna a ritmo continuo. Insomma, cerca di fare la città accogliente dal suo punto di vista, ma non è lei che deve portare turisti a Genova.
Le uniche iniziative degne di rilievo ad oggi firmate da Grosso (in realtà dai suoi onnipotenti direttori) sono due consulenze che hanno fatto discutere molto (e non solo nella minoranza) a Tursi): quella del “cultural manager” Maurizio Gregorini (privo, stando al suo curriculum, di titoli universitari e di esperienza specifica rilevante) e quella del fratello del consigliere comunale della Lega Luca Remuzzi, Andrea Hiroshi.

La piccata risposta di Grosso a Serafini

Oggi Grosso è emersa dall’oblio per rispondere con un piccatissimo comunicato al post Facebook in cui attacca senza riserve chi l’ha preceduta, Elisa Serafini, la quale stamane aveva scritto sulla sua pagina social un’ampia critica alla conduzione della promozione del “prodotto Genova”. Una nota che sprizza veleno, che scende sul personale, invade il piano psicoanalitico e che pare quasi quella di una nuova fidanzata stizzita alla ex troppo invadente per spiegarle che le invasioni di campo sono sgradite. Insomma, ben lontana dai toni istituzionali che ci si aspettano da un assessore che difende il suo operato. Nell’attesa che prima o poi lo renda pubblico. In sostanza che dica qual è il piano di promozione della città che ancora, è palese a tutto il settore, latita.
Grosso firma la lettera come assessore alla Cultura, nonostante l’oggetto della polemica sia, invece, il marketing. Un lapsus che la dice lunga sull’approccio. In sostanza, la Regione ha cominciato a remare seriamente per la promozione mentre il Comune (che può contare su circa due milioni e mezzo di euro della tassa di soggiorno la cui spesa va concordata con gli albergatori), al netto di alcune visite all’estero (che sembrano più mirate alla ricerca di partner per progetti in città che al marketing turistico), sembra evanescente.

La nota di Grosso

Chi ha problemi con se stesso e con le proprie scelte dovrebbe almeno evitare di scaricare responsabilità personali su altri, perché, senza scomodare la psicologia, rischia di entrare a pieno titolo nella aneddotica della volpe e l’uva, con l’aggravante specifica che l’uva non era troppo in alto per la propria portata, ma per il proprio coraggio, che ha impedito di allungare il braccio.
Dell’assessore Serafini, scelto e accompagnato dal presidente Toti e dal sindaco Bucci, nella speranza, andata delusa, di aver trovato per la politica un talento creativo ricorderemo con qualche perplessità alcune iniziative certamente rumorose, diciamo di un genere culturale nuovo: le liti. Lite con il Premio Paganini, con dimissioni del presidente, lite con promotori del Museo Villa Croce, usato dall’assessore come luogo per sagre ultrà della salamella.
Ricorderemo anche un Capodanno di un certo successo, pagato con soldi pubblici, mentre quello di quest’anno, uguale costo, verrà interamente pagato dagli sponsor. Ma si sa, i veri intellettuali non parlano di denaro.
Ricorderemo anche che dopo oltre un anno, all’epoca delle sue dimissioni, il Ducale non era riuscito ancora ad avere un direttore, oggi per fortuna arrivato (scelto dalla Regione e dal Comune assieme tramite concorso perché della Fondazione fanno parte entrambi n. d. r.)
Parlare di città triste e piagnucolosa da parte di chi da questa città ha avuto chance certamente superiori ai suoi meriti risulta un po’ offensivo per chi, a differenza della Serafini, è rimasto in trincea a cercare di cambiarla questa città, e non a giudicarla da qualche terrazzo radical chic o durante un viaggetto in BlaBlaCar, perché i taxi sono troppo chic.
Chi ha avuto l’occasione di dare il proprio contributo in prima fila e senza spiegazioni, ma con fumose motivazioni, valide solo per la propria coscienza e non certo per la verità, ci ha rinunciato, non può che accusare se stessa.
I numeri danno ragione a chi sta lavorando per cambiare Genova, non a chi ama criticarla non sentendosi all’altezza del cambiamento stesso.
Si diverta la Serafini al Capodanno che abbiamo organizzato sempre che la piazza non le produca un rigurgito psicoanalitico di critica. Forse è meglio che la guardi anche stavolta da qualche terrazzo. Per criticare il giorno dopo.

 

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