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Oggi l’estremo saluto alla famiglia del poliziotto omicida-suicida. Quattro bare nella chiesa del Calasanzio

Saranno quattro le bare che oggi pomeriggio, alle 16,30, saranno sistemate nella chiesa dell’istituto Calasanzio, a Cornigliano, dove parenti e amici porgeranno l’estremo saluto a Rosanna Prete e alle sue figlie, Martina di 14 anni e Giada di 10. La quarta bara sarà quella di Mauro Agrosì, marito di Rosa, padre di Martina e Giada. Il loro assassino

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(Rosanna Prete con le figlie Martina e Giada, in una foto di qualche anno fa pubblicata sul profilo Facebook della donna)


Mario Saviola, rettore dell’istituto dove Giada andava a scuola e dove Martina aveva frequentato elementari e medie prima di approdare alle superiori, al Gobetti è riuscito a convincere i parenti di Rosanna, che sulle prime non avrebbero voluto un’unica cerimonia per le vittime e il carnefice, uomo che tre giorni fa con la pistola di servizio ha sparato tre colpi a sua moglie, uno per uno alle sue figlie, uno a vuoto e l’ultimo contro se stesso. Lui, che non ha voluto che gli sopravvivessero. Che ha scritto nella lettera preparata prima di sparare <Non vi voglio lasciare senza padre e senza marito. Per questo vi porto con me>. Mauro, Rosanna, Martina e Giada saranno ricordati insieme dall’omelia di  padre Saviola come insieme se ne sono andati per volere di quell’uomo che vedeva davanti a sè <problemi gravi e insormontabili>. Proprio su questi problemi indaga la squadra mobile della questura. I colleghi del poliziotto (che però da tempo era uscito dai ruoli operativi e si occupava dei servizi informatici della caserma di Bolzaneto) cercano di capire quali fossero i “problemi insormontabili”. La famiglia Agrosì viveva in una casa di proprietà con lo stipendio di Mauro, all’incirca di 1.700 euro. A questa cifra, però, bisognava sottrarre la cifra necessaria per ripagare i prestiti chiesti apparentemente senza alcuna ragione: nessuna spesa imprevista, nessun acquisto folle. Solo l’acquisto ripetuto e quotidiano di “gratta e vinci” con cui il poliziotto tentava la fortuna. I debiti contratti prima con la banca, poi con l’Inps, infine con la finanziaria Findomestic generavano, in tutto, a una rata mensile di oltre 500 euro. Si sa anche che aveva chiesto piccoli prestiti ai parenti della moglie. E a chi altro? Aveva forse chiesto denaro ad altre persone che ora gli stavano facendo pressione per rientrare? Qualcuno gli aveva forse fatto un prestito a usura? È questo che gli investigatori, coordinati dal Pm Emilio Gatti, cercano di capire. Difficilmente, invece, si capirà mai perché un uomo arrivi, prima portarsi i problemi nella bara, ad ammazzare la moglie e le figlie che sembrava amare più di ogni cosa.

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