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La tartaruga salvata in mare e curata all’Acquario rilasciata nell’area protetta di Portofino

 “Savona”, un esemplare di tartaruga marina della specie Caretta caretta ospedalizzato e curato nei mesi passati presso l’Acquario di Genova è ritornato oggi a nuotare nel nostro mare.
Il rilascio è avvenuto questa mattina nelle acque dell’Area Marina Protetta di Portofino da parte dello staff dell’Acquario, grazie alla collaborazione con la Capitaneria di Porto di Genova e il Corpo Forestale dello Stato – Servizio Cites. Ospite speciale del rilascio, Donatella Bianchi e la troupe di Rai 1 Linea blu che dedicheranno all’evento uno speciale servizio.


Savona è stata ritrovata il 19 luglio scorso da due diportisti in evidente difficoltà a circa 4 miglia al largo dell’isola di Bergeggi. Lunga 50 cm e larga 40 l’animale, in età ancora giovane per poter determinare il sesso con certezza, al momento del ritrovamento pesava 19 kg. Consegnata alla Capitaneria di Porto, la Caretta caretta è stata affidata all’Acquario di Genova dal servizio CITES – Corpo Forestale dello Stato sezione Imperia. Una volta in struttura è stata sottoposta ad attenti controlli veterinari dai quali è emerso che l’animale aveva contratto un’infezione.

Grazie alle cure dello staff dell’Acquario, la tartaruga è tornata in salute e ha quindi potuto ricominciare a nuotare in mare.

Prima del rilascio, l’esemplare è stato marcato, attraverso una targhetta applicata alla pinna natatoria sinistra che consente, qualora l’animale venga riavvistato, di acquisire dati preziosi sulla biologia e sul comportamento di questa specie quali ad esempio il tasso di crescita, le direttrici migratorie nel Mediterraneo e transoceaniche.

L’Acquario di Genova collabora da anni con l’ufficio CITES del Corpo Forestale dello Stato impegnandosi in un’attività di recupero e di pronto soccorso di tartarughe marine in difficoltà con l’obiettivo di curare, riabilitare e reinserire in natura gli animali soccorsi. Dal 2009, la struttura è referente istituzionale per la Regione Liguria per questo tipo di attività. Diverse sono le cause dei ricoveri, tra le principali:

· interferenze con gli strumenti da pesca, principalmente i palamiti (è frequente la presenza di ami nella cavità boccale o nel tratto digerente, spesso evidenziato dal filo di nylon che fuoriesce ai margini della bocca) o frammenti di reti o reti fantasma e lenze (possono causare ferite, mutilazioni e, nel peggiore dei casi, il soffocamento degli animali);

· ingestione di corpi estranei, quali ad esempio sacchetti di plastica scambiati per meduse che fanno parte della dieta naturale di questi rettili;

· impatto con imbarcazioni a motore, che arrecano traumi e ferite sul carapace o sul capo (più di rado altrove);

· patologie varie e traumi, sopracitati, che provocano lo spiaggiamento dell’animale (la tartaruga marina si spinge sul litorale esclusivamente per deporre le uova, ma non sono mai stati segnalati casi di riproduzione sulle spiagge della Liguria);

· petrolio.

Spesso le tartarughe vengono avvistate a pelo d’acqua. In questo caso non significa che si trovino in difficoltà. Essendo rettili hanno bisogno di calore e di ossigenarsi quindi risalgono in superficie. Solo in caso di evidente difficoltà deve essere avvisata la Capitaneria di Porto o il Corpo Forestale dello Stato, servizio C.I.T.E.S., organo che coordina a livello nazionale l’applicazione della Convenzione di Washington che tutela questi animali.

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