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Tangenti, donnine e ‘ndrangheta. Ecco il filo rosso degli appalti delle grandi opere da nord a sud

Le mazzette chiamate “paghette”, i figli illustri, le escort, la ‘ndrangheta. Un quadro allucinante che dimostra come, escluso (almeno per adesso) il livello politico, il “sistema Tangentopoli” non sia finito nel 1992. Anzi, se possibile, il “mondo” che gira attorno alle grandi opere è addirittura peggiorato, si è fatto più sfrontato. Tra le ipotesi c’è anche quella che per far quadrare i conti tra spese e tangenti si sia risparmiato tanto da comprometterne la qualità almeno in un caso, quello della galleria di Cravasco, che ora sarà oggetto di verifiche

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Le pubbliche virtù che si sgretolano davanti all’elenco dei vizi privati che gli investigatori hanno scoperto indagando, a Genova, sulle vicende del Terzo Valico e, a Roma, oltre che su quest’opera, anche sul people mover di Pisa e l’eterna e sempre prodiga di scandali A3 Salerno-Reggio Calabria. Esce di tutto dalle due inchieste, rispettivamente della Guardia di Finanza del capoluogo ligure e dai carabinieri della capitale, dal ricorso alle escort come forma di corruzione fino alla collusione con le ‘ndrine calabresi. Nel lungo elenco (trenta gli arrestati, con custodia cautelare in carcere, nella capitale, 14 ai domiciliari per l’inchiesta genovese) ci sono anche due figli illustri: Giandomenico Monorchio, imprenditore e figlio dell’ex ragioniere dello Stato Andrea, amministratore della Sintel, finito dietro le sbarre e Giuseppe Lunardi, figlio dell’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Pietro, indagato per corruzione come consigliere e proprietario in quota della Rocksoil spa e amministratore della Tre Esse Engineering srl. Questo nell’inchiesta della capitale, legata a quella condotta sulle sponde del Mar Ligure e che ha messo in luce una XXX, da quattro figure, minimo comune denominatore del sospetto malaffare da nord a sud: Michele Longo ed Ettore Pagani, rispettivamente presidente e vicepresidente di Cociv, l’ingegnere Giampaolo De Michelis (ex direttore dei lavori del People Mover di Pisa per Sintel, del terzo Valico per Cociv) e l’imprenditore calabrese Domenico Gallo Domenico “re” di inerti e calcestruzzi, tutto materiale, come comprovato durante l’inchiesta, di bassa qualità. Per il giudice per le indagini preliminari avrebbe contatti con la criminalità organizzata, con le ‘ndirne calabresi, ad esempio quella di Barbaru u Castanu di Platì. L’imprenditore è stato fotografato alla cresima della figlia di un affiliato. Certo è che né i metodi (nelle intercettazioni si parla di danneggiamenti subiti da alcuni mezzi di imprese e di pedinamenti ai loro camion) né la “meridionalizzazione” del metodo (per renderlo simile a quello usato nella Salerno-Reggio Calabria)  piace a chi ha a che fare con lui.
Per il gip romano Gaspare Sturzo <occorre rimarcare i gravi indizi emersi nel corso delle indagini in merito alla violazione dei doveri di controllo e di verifica da parte del direttore dei Lavori Gimpiero De Michelis (che stava anche comperando cave in Basso Piemonte con l’intenzione di monopolizzare il mercato locale n. d. r.) in occasione di episodi di violazione delle regole da parte delle ditte sottoposte al suo controllo. Ne sono riprova le circostanze che il sistema creato da De Michelis, ma già in essere con Monorchio e ripristinato dallo stesso dopo la estromissione di De Michelis mediante la nomina di nuovi direttori dei lavori da parte di Sintel sia in ambito Cociv che Pisamover, come probabilmente per Reggio Calabria Scilla scpa, comporti come le ditte di riferimento del direttore dei Lavori abbiano fornito (e ancora forniscano n. d. r.) alle imprese impegnate nella realizzazione delle opere il calcestruzzo utilizzato per le costruzioni, nonché si siano occupate (e continuino in parte a occuparsi) anche dei controlli di laboratorio sulla qualità dei materiali forniti>. Il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, normalmente non prodigo di parole, riferisce di alcuni episodi di corruzione che riguardano alcuni funzionari del Cociv e di episodi di concussione consistiti
nell’imporre una rete di imprese agli appaltatori principali che dovevano evitare l’ingresso ad  altre imprese non gradite anche attraverso intimidazioni tipiche della criminalità organizzata e mafiosa. Tutto questo, probabilmente (lo si sta accertando) a scapito di qualità e sicurezza dei manufatti realizzati.
Le 14 ordinanze di custodia cautelare genovesi, oltre a De Michelis, riguardano Michele Longo ed Ettore Pagani, presidente e vicepresidente di Cociv; Pietro Paolo Marcheselli, ex presidente di Cociv; Maurizio Dionisi, imprenditore; Antonio e Giovanni Giugliano, imprenditori; Giuseppe Pretellese, tecnico nell’impresa di Giugliano; Andrea Ottolin, funzionario Cociv; Giuliano Lorenzi, dipendente Cociv; Antonio Parri, dipendente Cociv; Giulio Frulloni; Marciano Ricci, imprenditore. Tutti, ognuno per il proprio ruolo, collaboravano perché tutto il meccanismo funzionasse. Proprio Ricci, amministratore di Europea 92, dice a Giulio
Frulloni, funzionario Cociv <Io conosco due mie amiche brasiliane, le faccio andare direttamente in albergo… Ti
piacciono le brasiliane?>. E quello risponde: <No, mi fanno schifo> spiegando poi che vuole solo donne di carnagione chiara. Frulloni dice anche di “andare ‘a figa con Ricci” dopo i sopralluoghi nei cantieri di Cravasco, la galleria che potrebbe non essere stata costruita e allestita “a regola d’arte” e che ora verrà verificata. Secondo il gip le “notti brave” dovevano favorire l’assegnazione a Europea 92 dei lavori di realizzazione della galleria Vecchie Fornaci cosa che di fatto, poi, non è avvenuta, argomento sottolineato dall’azienda ha inviato un comunicato in cui si dice estranea ai fatti, esattamente come il Cociv che dice di essere parte lesa.
Mesi e mesi di intercettazioni hanno prodotto un fiume di materiale che racconta, insieme ai video che comprovano il passaggio di denaro, come andassero le cose e come tre grandi opere fossero di fatto in pasto a corrotti e corruttori. Le ultime grandi inchieste, come quella su Expo2015, non li avevano spaventati né, pare, li turbava più di tanto costruire opere con materiali di bassa qualità e, forse, potenzialmente pericolose.

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