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Il pensionato di Craviasco decapitato quando era ancora vivo. Indagato il nipote

Albano Crocco, l’ex infermiere ucciso nei boschi di Lumarzo qualche giorno fa, è stato decapitato quando era vivo. Si è difeso come un leone, rompendosi anche tutte le dita della mano destra nel disperato tentativo di fermare il proprio aguzzino, ma non ce l’ha fatta. Raggiunto tra schiena e collo da una rosa di pallini di piccole dimensioni sparati da distanza non ravvicinata, è probabilmente caduto e lì il suo assassino gli si è fatto sopra, brandendo una grande lama, probabilmente un machete. Il killer non ha avuto pietà e ha giustiziato l’ex infermiere con tre o quattro colpi netti, calando la lama sul suo collo con inaudita ferocia. È agghiacciante la ricostruzione dell’omicidio che assume contorni precisi grazie all’autopsia del corpo senza testa ritrovato in fondo a un dirupo la sera stessa in cui Crocco è stato ucciso. Il cadavere è stato trascinato fino al punto in cui è stato gettato in fondo al burrone. L’omicida ha poi portato la testa con se, un particolare macabro che potrebbe nascondere sia il tentativo di celare le prove, sia una sorta di rituale di rivalsa.
Per l’omicidio è indagato Claudio Borgarelli, nipote della moglie di Crocco, col quale il pensionato aveva litigato mesi fa. I due non si rivolgevano la parola da tempo. Ieri Borgarelli è stato sottoposto alla prova dello Stub che consente di trovare eventuali tracce di polvere da sparo. All’uomo è stata anche sequestrato un revolver in grado di sparare anche cartucce a pallini. Borgarelli, però, continua a professarsi innocente.

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