Visto da (centro) sinistra

post-spaghettataSuggestione e inconscio talvolta, agendo in contemporanea, riescono a creare effetti surreali, in grado di evocare incubi, anche se il messaggio non vorrebbe o dovrebbe essere proprio quello. Cosi’ scorrendo le bacheche social di autorevoli rappresentanti del Pd capita che ti resti negli occhi il post di Luca Romeo, coordinatore del Pd, per l’appunto, del municipio levante, in cui la prima idea di fronte all’immagine di un piatto fumante di spaghetti al pomodoro è quella di essere capitato in un’altra pagina che pubblicizza un piatto di amatriciana il cui incasso sarà devoluto alle vittime del sisma in Italia centrale. Poi guardi meglio e ti accorgi, che invece la spaghettata, organizzata per giovedì 29 settembre a Quinto allo scopo di raccogliere fondi, non riguarda i terremotati ma la campagna referendaria del Pd per il Sì. E sarà una spaghettata in compagnia del consigliere regionale Sergio Rossetti, uno dei pochi rappresentanti dell’apparato ligure a far riferimento al premier Matteo Renzi. Eppero’, alla fine, risulta abbastanza naturale che quella sensazione di macerie, sublimata dalla vignetta a tradimento di Charlie Hebdo che ironizzava sul food dell’amatriciana e sul l’italica pommarola, piatto forte nazionale, al pari di pizza e mafia, ti resti dentro. Nel profondo. Portandoti a pensare, metafora nella metafora, che anche nel Pd genovese, dove ogni giorno volano gli stracci, ci si stia predisponendo al terremoto, allo sconquasso e al culto delle macerie. A partire dal referendum e dall’Italicum, sino ad arrivare, qualche mese più tardi al risultato delle amministrative genovesi. Perché nel centro sinistra, dato ormai per sicuro il diniego del sindaco Marco Doria a riproporsi per un nuovo mandato e per il meno probabile il ricorso alle primarie per le quali c’è già un partecipante, autocandidato ed autoconvocato, è un fiorire di mosse e contromosse, scontri, risse, colpi di fioretto, sortite, ritirate, attese strategiche, strattoni per la giacca e dinieghi.
Iniziamo da uno degli ultimi post dell’unico candidato esplicitamente in campo quel Simone Regazzoni, filosofo ed ex portavoce della capogruppo regionale Lella Paita, etichettato prima del tentativo di ibernazione del lungo inverno sovietico, come fascista progressista per i temi salienti della sua campagna elettorale che svaria, al momento, dalla sicurezza, all’immigrazione, dall’occupazione al welfare. Regazzoni che uomo di cultura, reduce da un duello televisivo vincente, quanto improbabile, con Mario Tullo ammonisce gli avversari, tanti, e rincuora i suoi supporter, in fase crescente, con una frase tratta dall’arte della guerra del generale cinese e filosofo Sun Tzu o Sunzi, “In ogni conflitto, le manovre regolari portano allo scontro, quelle imprevedibili alla vittoria. Chi è abile nel sortire bizzarri stratagemmi è inesauribile come il Cielo, la Terra e i grandi fiumi. Giunto al termine riparte: come il sole e la luna. Dopo morto rinasce: come le quattro stagioni”. È personaggio di smisurata autostima e palesemente egoriferito il Regazzoni, e guai se non fosse stato così. Perche’, altrimenti, sarebbe da tempo in ritirata di fronte ai diversi atteggiamenti dell’apparato del suo partito che prima gli ha opposto indifferenza e poi ha cercato di scatenargli contro cortine fumogene e qualche mastino sdentato. Lui ama sconsideratamente, oltre a Bruce Springsteen Clint Eastwood, e si ritrova perfettamente nei panni del pistolero killer che affronta ed elimina politicamente uno ad uno tutti i suoi avversari, dopo averli invitati a duelli dialettici. Così è’ accaduto in un confronto televisivo con il malcapitato deputato Mario Tullo. Il segretario provinciale Alessandro Terrile, al quale parrebbe aver strappato una promessa di primarie, si è più volte negato. Fra le ultime vittime si segnalano un Massimiliano Morettini con ambizioni di segreteria regionale e il presidente della Fondazione palazzo Ducale Luca Borzani che, tirato in ballo come possibile candidato unitario con eventuale superamento dello scoglio primarie, si è affrettato a tirarsi fuori dalla mischia.
Ma andiamo con ordine. Mal gliene incolse al povero Massi Morettini di una lunga intervista con malcelato cipiglio di segretario regionale in pectore, in virtù del potere di Claudio Burlando – valente burattinaio fra le quinte – su La Repubblica. Il malcapitato, che avrebbe avuto l’ardire di presentarsi, con straordinario spirito di servizio, come il salvatore della patria, in soldoni e in una sola seppur articolata chiacchierata, in una volta sola avrebbe messo in discussione proprio le primarie, promesse a suo tempo da Terrile, rilanciando l’idea di un candidato unitario e condiviso, con una mano tesa alla sinistra sinistra e, nonostante questo, con un fideistico si’ al referendum. Ben sapendo che in Liguria il responso sarà tutt’altro che favorevole al premier. Infine il messaggio importante al ribelle Regazzoni “Nel merito, non condivido le sue campagne sull’immigrazione. Condivido invece l’idea che l’ordinanza anti-movida sia sbagliata. Ma non è questo il punto. A Simone dico: fermiamoci tutti un attimo. Mettiamoci, anche tu, al servizio di un progetto nuovo per la città. Innovativo e condiviso. Un vecchio slogan dell’Arci diceva: “da soli non si può”. Ecco in questo caso direi: “Da soli non si riesce”. Vale per lui e per ognuno di noi”. Proposta che ha dato luogo all’immediata contraerea del filosofo “L’intervista dell’ex assessore della Giunta Vincenzi Morettini dà la misura di cosa sia il gruppo dirigente del Pd a Genova: un vecchio gruppo autoreferenziale, che non parla dei problemi della città, che non dice una sola parola sui temi del lavoro, della sicurezza, del Welfare, che evita il confronto sul merito per occuparsi solo di equilibri interni e accordi tra i soliti noti. Sembra una caricatura. È la triste realtà, purtroppo. Politicamente il risultato è chiaro: il nulla sottovuoto spinto. E una condanna assicurata alla sconfitta”. E ancora “Morettini parla come un vecchio politicante fuori tempo massimo. Mi chiede di fermarmi. Sembra lo slogan perfetto per un gruppo dirigente senza idee”. Insomma un bel battesimo per il quasi cinquantenne che aspirerebbe alla segreteria regionale.
La seconda vittima, come dicevo, è il presidente della Fondazione Palazzo Ducale, Luca Borzani, tirato improvvidamente in causa, nonostante da tempo ribadisca di non essere un iscritto al Pd e di non aver interesse al ruolo di candidato sindaco, ancorché unitario e inclusivo. La notizia come annota l’attento scrutatore delle moine in casa Pd Francesco Gastaldi in un suo post esce sul Secolo XIX “Da Il Secolo XIX di oggi ( lunedì’ per chi legge n.d.r.) pag. 18 a proposito del candidato sindaco 2017: “Oggi la nomination più accreditata è quella di Luca Borzani, tra i portabandiera della vecchia guardia PD, ex assessore di Tursi e attuale numero uno della Fondazione di Palazzo Ducale. Una figura capace, almeno sulla carta, di costruire un’alleanza vasta, che includa anche le frange più a sinistra”. E Regazzoni riparte lancia in resta con la colt fumante ” La vecchia guarda si è riunita e pare abbia abbandonato di comune accordo Mario Tullo per puntare su Borzani. Ne sono felice. Con una candidatura come quella di Luca le primarie possono davvero essere l’occasione di un confronto di idee sul merito dei problemi per costruire il futuro della nostra città“. Tanto che Regazzoni in un’intervista a Primo Canale fornisce anche la data del 29 settembre – proprio come la canzone dell’Equipe 84 che racconta in musica il tradimento con annesso ritorno di fiamma- quale appuntamento scelto dal Partito Democratico per l’annuncio ufficiale. Ma a stretto giro di posta arriva la dignitosa replica di Borzani “Caro Simone Regazzoni, capisco il tuo emozionante procedere come candidato alle primarie del pd ma ti prego lasciami fuori. Nulla c’entro con la vecchia ne’ con la nuova guardia pd non so cosa sia il 29 nessuno mi chiede nulla come nulla io chiedo a nessuno. E non sono abituato che altri, vecchie o nuove guardie, parlino per me“. E il Gastaldi chiosa velenoso “Abbiamo un candidato “a sua insaputa”???”. Così Regazzoni ripone nella fondina la colt fumante e annota un’altra tacca “Io, come si sarà capito, in politica sono per la chiarezza. Per il sì o no. Se dico una cosa la faccio. Se dico che mi candido: mi candido.
Credo sia il dovere minimo che abbiamo verso i cittadini: non prenderli in giro.
Attorno a me vedo balletti di nomi, gente che si fa avanti, poi magari dopo un confronto tv scompare, persone che “vorrei ma non posso”, o “forse sì, ma vediamo, dopo”, “aspetto il referendum perché altrimenti mi brucio”, “fermati che ne parliamo”, “vado a caccia di candidati nei salotti”… Insopportabile. Il peggio del peggio della vecchia politica. Luca Borzani, dopo l’uscita del suo nome sul “Secolo XIX” e in alcuni ambienti del Pd, ieri ha smentito. Luca non si candiderà. Mi dispiace perché, come avevo avuto modo di dire, sarebbe stato un bel confronto. Ma va riconosciuto a Luca il merito di aver parlato chiaro davanti a cittadini e di aver stoppato quanti nel Pd usano il suo nome”.
Alludevo all’inizio a sconquassi e terremoti…e probabili, possibili macerie. Sconquassi che secondo Francesco Gastaldi vengono da lontano “Ieri parlando con un amico si diceva: “A Genova il tempo si è fermato” e lui ha replicato: “No è diverso, lo ha fermato la nostra classe politica””. Mentre appena qualche giorno prima, sempre il professor Gastaldi, sulla sua pagina facebook, si era divertito a postare una vecchia immagine comparsa sul Secolo XIX di un esondante Rosario Monteleone immortalato mentre stringe la mano a un giovane Lorenzo Baso, allora segretario Pd ed attualmente arrembante deputato. Tanto che qualche tempo fa di lui si era parlato come possibile aspirante candidato sindaco nel 2022. ” 6 anni e mezzo fa … accordo “blindato” fra PD e UDC in vista delle regionali liguri 2010 … la stretta di mano fra Monteleone e Basso fu un fatto politico rilevante che permise poi a Burlando di vincere le successive regionali. Una linea politica (quella dell’alleanza fra PD e UDC) teorizzata da molti lettiani e dalemiani. In Liguria l’UDC portò fette di elettorato con riferimenti nel mondo cattolico che permise a Burlando (insieme all’assenza di frammentazione a sinistra e alla non presenza del M5S) di vincere una difficile competizione contro il centrodestra”. Sembra un’era geologica fa eppure qualcuno intenderebbe fare risalire a quella vittoria che portò in Regione al Burlando bis l’inizio dello sconquasso del Pd. Poi ci fu l’inchiesta sulle spese pazze che ancora si trascina, sino alla sconfitta alle ultime Regionali della candidata renziana Raffaella Paita, indicata da Burlando e della quale proprio Regazzoni fu portavoce. Il 29 settembre, data ricorrente nel carnet del Pd, davanti ad un piatto di spaghetti, ormai nella suggestione collettiva, simbolo del sisma e dei malvezzi della nostra classe politica, Pippo Rossetti parlerà delle ragioni del Si è si raccoglieranno fondi per la campagna referendaria. Ma non è’ escluso che l’argomento amministrative congelato, almeno apparentemente, e tenuto forzatamente fuori dal dibattito, non rientri prepotentemente dalla finestra. Intanto il candidato autoconvocato alle primarie continua incessantemente la sua campagna di propaganda in attesa che dal cappello venga estratto il coniglio bianco del suo sfidante. Oggi, dopo aver toccato l’argomento welfare, il tema dell’ordinanza sulla movida e quello dell’occupazione riprenderà a parlare di integrazione e quote di immigrati da rispettare. Argomenti cari ai genovesi ma al momento congelati in attesa del responso del referendum. Mentre il suo partito brilla per l’assenza strategica su questi argomenti. Mentre l’apparato, nel chiuso dei salotti-caminetti – frase cara a Regazzoni – continua a sfogliare la margherita dei possibili, improbabili, sfidanti. In una guerra che ha scelto come strategia il logoramento del candidato autoconvocato che risponde attingendo a piene mani a Sun Tzu e alla sua arte della guerra. Con la pietra tombale che ancora una volta spetta al Gastaldi “La crisi della sinistra a Genova? Troppo clientelismo e troppe persone che hanno sempre vissuto di politica e grazie alla politica (non solo nell’area PD), molto semplice …”

Il Max Turbatore

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