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Convivenza obbligaDoria

Il buon giorno nella sonnacchiosa giornata del sabato estivo, senza una bava d’aria e già impregnata di umidita’, è del professor Francesco Gastaldi, una sorta di investigatore, custode e giudice, di tutti gli ultimi maneggi del Pd locale. Una specie di commissario che si è messo in testa di esporre in piazza (leggi sua pagina facebook), sbertucciandole, tutte le malefatte, o supposte tali, della classe dirigente del Pd in vista delle elezioni. Dalle più vicine amministrative sino all’appuntamento delle politiche 2018. Accurato qual è, e da buon professore universitario, redige un sunto basato su sei punti, che diventa, per coloro i quali in questi giorni hanno perso qualche puntata, un puntuale e preciso “Bignami” della realtà’ genovese. Spiega il Gastaldi ” Riassumiamo, la situazione dell’area di centro-sinistra genovese evolve in questo modo:
1) Doria scioglierà la riserva solo dopo il Referendum sulla riforma istituzionale;
2) E’ abbastanza diffusa la voce secondo cui Doria voglia ricandidarsi (in alternativa a Doria è ipotizzabile la discesa in campo di un noto “intellettuale” genovese);
3) Il PD ha però deciso che si faranno le primarie quindi, allo stato attuale, se Doria (o l’antico esponente “culturale”) vorranno ricandidarsi dovranno passare attraverso le primarie;
4) Attualmente il quadro dei possibili sfidanti Doria è alquanto incerto, ad oggi esiste solo la auto-candidatura di Regazzoni;
5) Il quadro è molto complesso e incasinato, forse si chiarirà qualcosa nei prossimi mesi;
6) L’aria di centrosinistra in città appare frastornata e sospesa fra incertezza e indeterminazione, come pensa di uscire da questa impasse? E soprattutto, le primarie si faranno davvero?”
Omette, il nostro studioso, che l’intervista pubblicata in mattinata dal Secolo XIX al capogruppo Dem a Montecitorio, Ettore Rosato, renziano di ferro approdato venerdì sera alla Festa dell’Unita’, nonostante i fumogeni del politichese, costituirebbe una svolta nell’annosa e tediosa questione della candidatura del sindaco uscente Marco Doria. Ricandidatura, a quanto si dice, perorata nei salotti genovesi dal ministro guardasigilli “Mammaligiovaniturchi” Andrea Orlando, e appoggiata fortemente dalla minoranza Dem e anche dai renziani locali, come risolutiva per le loro aspirazioni di carriera, dal parlamento alla Regione, per finire con il ruolo di segretario regionale.
Rosato, intervistato dalla giornalista Alessandra Costante aveva detto “Qualunque cosa accada nel centrosinistra ( leggi risultato del referendum n.d.r. ) deve essere condiviso con Doria che è il sindaco che il Pd sta sostenendo”. Poi aveva precisato ” Il centrosinistra deve essere unito in continuità con questa amministrazione, trovando spazi di discontinuità per migliorare”. Il che, uscendo dalle nebbie del politichese, vuol dire che a Roma non sono proprio entusiasti dell’operato del nostro primo cittadino. Indicando, infine, il Rosato, la strada con una perorazione “Il Pd e il centrosinistra tutto devono aprire un dialogo più ampio possibile con i pezzi della città e in questo Doria deve avere un ruolo”. In pratica si consiglia al sindaco di scendere dall’astronave su cui si è barricato per dialogare con la città, anche nel caso dovesse ritirarsi. In parole povere “Hai combinato un guaio, ora anche se non ti ricandidassi cerca, almeno in questi ultimi mesi, di rimediare”.
Le parole di Rosato non sono affatto sfuggite al nostro osservatore principe, che qualche ora più tardi provvedeva a correggere il tiro rafforzando le sue impressioni con un post dedicato a quel dubbio espresso al punto 6 “E soprattutto le primarie si faranno davvero?”. Trasformatosi, nel volger di qualche ora, in una quasi certezza “Io inizio a pensare che le primarie del centrosinistra a Genova non si fararanno …”. Naturalmente sui due post si sono lanciati come cani da preda i seguaci del professor Gastaldi, affamati degli ultimi risvolti in casa piddina, consapevoli che, nonostante la Festa dell’Unita in corso, delle segrete cose si è scelto consapevolmente di non parlare. Non a caso, qualche giorno fa lo stesso investigatore dei salotti-caminetti-barbecue dell’establishment, aveva osservato con soddisfazione malcelata, i dibattiti negati a priori, si fanno sulla mia pagina facebook. Perciò altro diluvio di messaggi, con tanto di sortita oltre le linee, tradizionalmente nemiche, di possibili supporter pentastellati, trasecolanti di fronte a un partito che rischia di lasciar loro la poltrona traballante del primo cittadino. Rosanna De Luca osserva, trattenendo un qualche residuo di fiducia in un tardivo ritorno alla ragione “Il PD possiede più di qualche buon elemento candidabile. Temo non lo sappia riconoscere, o meglio, le gerarchie al suo interno, malate di invidie e di diritti acquisiti, distruggono ogni nuova prospettiva”. Analisi che collima con quella dell’esimio professor Gastaldi. Cristina Camisasso suona la gran cassa del MoVimento Cinque Stelle “Il PD non può essere una prospettiva. È mio parere che si debba uscire dalle logiche e dinamiche ormai chiare che i partiti tutti hanno e mettono in pratica nelle loro governance. Nessun confronto dal basso, continuano progetti scellerati”. E lo stesso Gastaldi mette in guardia “A me sembra che molte persone siano orientate a votare M5S… o le conosco tutte io, o vincerà M5S …” Tanto che la De Luca incalza indispettita “Vincerà il M5S. Con tutto ciò che comporterà…. Come Roma”. E il diluvio procede fra chi dà a Doria quel che è di Doria “Quello della partecipazione era un punto cardine del candidato Doria…poi tutto crollato. ecco perchè perderebbe. non ha mantenuto fede alle promesse e ha una giunta terrificante, salvo tre, non di più. lo dissi a meno di tre giorni dalla nomina” (Anna Maria Pagano), e chi analizza la situazione devastante e devastata in cui si ritrova la città, per cui forse meglio lasciar perdere e fare il possibile per metterla in mano ai Cinque Stelle, come accaduto per Roma. C’è pure chi, fiducioso nell’operato della magistratura, prevede possa esplodere qualche caso di inchiesta a orologeria per corruzione, e chi lancia li’ qualche nome di vetusti personaggi della politica che nell’anonimato dirigono il tiro degli esponenti giovani-vecchi della classe dirigente del Pd. Da Claudio Montaldo a Mario Margini. A piacere. E c’è anche chi si avventura in una domanda su un esponente di spicco del renzismo locale, l’assessore Regionale Sergio Rossetti detto Pippo, che si limiterebbe al ruolo di osservatore, più o meno attivo. E se qualcuno tenta si includerlo fra i nomi dei papabili per la successione a Doria arriva un primo ragguaglio ” Come nel caso del presidente della Repubblica non si fa il nome per non bruciarlo ” (Gianluca Marconi). Poi un secondo messaggio, più plausibile, dallo stesso Gastaldi ” Punta alle politiche”. Cosi’ il dibattito si trasferisce sul secondo post del Gastaldi, quello fortemente dubitativo sullo svolgimento delle primarie, scelta che vorrebbe dire, una repentina marcia indietro su quanto in precedenza aveva assicurato il segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile. Cosi’, a questo punto, dal dubbio si passa alla quasi certezza.
Alberto Ginocchio “Bisognerebbe fare molta pulizia nel PD Ligure! È uno schifo totale!”. Sino alla pietra tombale. Elena Fedi “di sicuro non si fararanno …”
Simone Regazzoni, baldanzoso autocandidato autoconvocato alle primarie che fa? Titubante deve aver seguito tutto il dibattito, frenando forzatamente l’abituale trance agonistica che lo distingue e di conseguenza i suoi polpastrelli adusi ad intervenire sulla pagina social di Gastaldi con la sua naturale foga dialettica. Poi decide di prendere parte alla concione. Stila un comunicato, ironico, duro, irridente nei confronti dei salotti-caminetti-barbecue che sino a pochi giorni fa, pur rimanendo alla finestra, avrebbero preteso di mettere la sordina a tutta la vicenda. E parla di un connubio o matrimonio di convenienza, di una convivenza obbligaDoria, non tanto per la città ma per le riverite terga di chi nell’ombra sino ad oggi ha manovrato “Alcuni sostengono che l’amore non sia una categoria politica. Ingenui: non hanno visto quello che sta accadendo, a Genova, tra il vecchio apparato Pd e il Sindaco Doria. Non si sono mai sopportati. Ma come nella migliore tradizione delle commedie romantiche hollywoodiane, alla fine, dopo una torrida estate ad alto tasso di polemiche, scoprono di amarsi, o meglio: il Pd sta scoprendo di amare Marco Doria. E di amarlo a tal punto da lasciargli tutto il tempo che vuole per dire ciò che farà, da evitare di esprimere valutazioni politiche sul suo operato – e magari, quando si ricandiderà, premurarsi di fargli avere un sostegno, pardon, un amore assolutamente unitario.Ora, qualcuno potrebbe chiedersi con le parole del poeta: “La verità, vi prego, sull’amore tra il Pd e Marco Doria”. E la verità non è, purtroppo, così romantica come sembra. La verità è un brutto film che parla di scambi e accordi al ribasso tra correnti: un vecchio, triste matrimonio di interessi.C’è chi sostiene Doria sperando che ricompatti “tutta” la sinistra globale (esistente, latente, potenziale, irreale… e Cofferati) e, nonostante tutto quello che Doria non ha fatto anche in termini di politiche sociali, per inerzia, vinca; e c’è chi invece la sa lunga, e sostiene Doria con il silenzio assenso, convinto che perderà, per poi provare a scaricare su Doria e gli altri la sconfitta. Nel frattempo si gioca il triste Risiko dei posti da spartirsi. A confronto di questi sopraffini strateghi del Pd genovese Sun Tsu era un dilettante. Tutto questo, agli occhi dei cittadini e degli stessi militanti (i circoli del Pd si sono espressi su Doria e non erano proprio dichiarazioni d’amore…), è la sintesi perfetta di una politica ormai senza più rapporto alcuno con la città. Ecco la verità: con questo gruppo dirigente e con questo modo di fare “politica” non possiamo che perdere, e meritatamente.Per questo noi andiamo avanti: e la nostra proposta politica sarà di radicale innovazione nei metodi, nelle persone e nelle idee rispetto alla Giunta del Sindaco che non c’è.A qualcuno non piace? Legittimo. Ma noi non ci spostiamo di un millimetro. Siamo qui: pronti a confrontarci con chiunque nella logica del confronto aperto e democratico delle primarie. “Passo indietro” non è un’espressione presente nel nostro vocabolario. Dalla prossima settimana inizieremo il confronto con i cittadini. Partendo dal Centro storico dove una fallimentare ordinanza anti-movida, voluta dal Sindaco amato dal Pd, sta danneggiando i commercianti. Perché Doria, è vero, ha avuto la capacità di decidere poco: ma quel poco lo ha deciso male”. Il comunicato porta la doppia firma di Simone Regazzoni e di Giovanni Battista Raggi. Tanto per non sembrare un solitario cavallo pazzo. A dimostrazione che nell’analisi c’è sostanza e non si tratta delle elucubrazioni rabbiose di un candidato sindaco che vedrebbe sfumare la sua grande occasione per le primarie. L’analisi, vedi caso, corrisponde per filo e per segno al disegno di grandi manovre che qualche giorno fa era stato anticipato dal sottoscritto, grazie al lavoro puntiglioso del Gastaldi, su questo sito di informazione.
E Regazzoni, dopo aver osservato per alcune ore il voto del silenzio, riprende ad intervenire e imperversa sulla pagina facebook di Gastaldi. Anche per ribattere alle osservazioni che autorevoli interlocutori gli pongono sul suo amore per la sovraesposizione a cui i genovesi amanti del grigio solitamente non reagiscono bene, da sempre entusiastici interpreti e tattici del maniman, abituati a convivere con la muffa e la fuffa, così difficili da grattar via. Con passaggi sulla classe imprenditoriale ligure che schiacciava l’occhio all’impresa pubblica – quando ancora c’era- e sulla classe politica asservita, prima con la Dc e poi con il Pci, al business privato e di stato, e financo delle cooperative. Regazzoni non demorde e rilancia il suo programma che prevede a breve le prime riunioni sul territorio.
Di più, perché, in questa fase c’è un capitolo che nessuno sino ad oggi ha voluto affrontare ed è quello del sindaco uscente. Il povero marchese Marco Doria, che colpevole solo della sua pochezza mascherata dietro al suo sussiego e alle personali ambizioni, in caso di probabile sconfitta – come preannunciano ad oggi le previsioni – si ritroverà tutto solo a leccarsi le ferite. Trasformato da quella classe di politici occulti che manovrano nell’ombra, diventati, ormai per esperienza, maestri nel gestire le sconfitte e tirare diritti per la propria strada, nell’unico capro espiatorio a cui addossare tutte le responsabilità del caso. Tanto Genova e provincia – sempre nelle previsioni – sono descritti come territori critici per il sì al referendum costituzionale, e la sconfitta sembrerà quasi segno della giustizia divina. Magari il sindaco ci penserà un po’ su vedendo intorbidirsi le legittime aspettative di carriera universitaria. Ma se cadrà nel trabocchetto delle sirene che intendono servirsi di lui potrebbe vedere allontanarsi anche quelle. Una cosa sarebbe tornare in aula da ex sindaco, un’altra da trombato e perdente, fregato dalle sue stesse ambizioni. E per un sindaco che ha usato come unico appeal l’onesta’ si tratterebbe di un vero disastro. Perché l’onesta gravata dalla macchia della stupidità e della autoreferenzialita’ genera sempre nell’interlocutore qualche dubbio in più. Non solo in politica, anche negli ambienti universitari.

Il Max Turbatore

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