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A Ferragosto Palazzo Ducale aperto e gratuito per genovesi e turisti

A Ferragosto a Palazzo Ducale si potranno visitare gratuitamente ben 7 mostre. La sera, alle 22, nel Cortile Maggiore potrete ascoltare l’ultimo concerto de Notturni en plein air, con uno dei brani più amati della storia della musica la Sonata Al Chiaro di luna di Beethoven (Sonata in do diesis minore op.27), con Sonata in si bemolle maggiore D960 di Schubert e con la Sonata n.5 op. 53 di Skrjabin, tutte eseguite al pianoforte da Alessandro Commellato.

notturni al Ducale

Per il giorno di festa dell’estate Palazzo Ducale offre gratuitamente a tutti l’accesso a sette mostre, alla torre e alle carceri e alle ore 22 nel Cortile Maggiore, l’ultimo concerto del ciclo I Notturni en plein air con Alessandro Commellato.

Una scelta ormai consueta per Palazzo Ducale, rivolta a chi è rimasto in città e a chi la visita.

Un’opportunità per passare il Ferragosto tra arte e musica.

Le mostre

Alfons Mucha e le atmosfere Art Nouveau

Appartamento del Doge, Palazzo Ducale

La mostra Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau con oltre 220 opere propone al pubblico un percorso variegato e complesso che ricostruisce il gusto elegante, prezioso e sensuale dell’epoca attraverso le creazioni di Alfons Mucha, gli arredi e le opere d’arte decorativa di artisti e manifatture europei, attivi nello stesso periodo storico.

Il nucleo principale della mostra è costituito da 120 opere tra affiches e pannelli decorativi di Alfons Mucha (1860-1939), provenienti dalla Richard Fuxa Foundation. Mantenendo come perno centrale la figura di Mucha, le opere dell’artista sono affiancate in mostra da una serie di ceramiche, mobili, ferri battuti, vetri, sculture e disegni di artisti e manifatture europei affini a quella medesima sensibilità squisitamente floreale e sinuosa che caratterizzava un certo filone del modernismo internazionale, tipico soprattutto dell’area francese, belga e, almeno in parte, italiana.

Flash back fotografia Italiana di sperimentazione 1960-2016
Sottoporticato, Palazzo Ducale
a cura di Sabrina Raffaghello

50 anni di fotografia, 50 anni di cambiamenti, di innovazione tecnica ma soprattutto di

evoluzione e consolidamento di un linguaggio che mai come ora è diventato universale. Una mostra diacronica dove il tempo coesiste, si confronta, pone dubbi e domande. Gli autori si

affiancano per temi, non per successione temporale, la modernità e l’innovazione sono prerogative senza tempo, perché il tempo è fermato e manipolato dalla fotografia in un

racconto di un momento reso incorruttibile alla perdita di sostanza e chiarezza che è tipico della memoria. Da Mario Giacomelli agli anni 2000 attraverso le fotografie di Nino Migliori, Mario de Biasi, Ugo Mulas, Gabriele Basilico, Fulvio Roiter, Luigi Ghirri, Oliviero Toscani e molti altri.

 

GRAMSCI

I quaderni del carcere ed echi in Guttuso

Sala del Minor Consiglio, Palazzo Ducale

Un’occasione rara per ammirare i 33 quaderni gramsciani originali, collocati in apposite teche, il cui intero contenuto può essere visualizzato in alta risoluzione attraverso tre schermi touch screen che forniscono al visitatore molte informazioni e immagini.

Alcuni temi della riflessione gramsciana sono ben simboleggiati dai due dipinti di Renato Guttuso, esposti a fianco dei Quaderni, La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio (GNAM, Roma) e I funerali di Togliatti (MAMbo, Bologna). La raffigurazione della vittoriosa battaglia combattuta da Garibaldi a Palermo il 27 maggio 1860 richiama le note di Gramsci sull’impresa dei Mille e, più in generale, sul Risorgimento. Nei Funerali di Togliatti Gramsci è raffigurato accanto al feretro; oltre a mostrare lo stretto legame tra Gramsci e Togliatti, che ne gestì la complessa eredità, il dipinto riesce a evocare la riflessione gramsciana anche attraverso l’enfasi posta sulla “connessione sentimentale” tra intellettuali e popolo auspicata nei Quaderni.

I quaderni sono collocati all’interno di teche appositamente progettate e disposti nella successione cronologica stabilita nell’edizione critica pubblicata nel 1975 e confermata dall’Edizione nazionale degli scritti di Antonio Gramsci; essenziali didascalie forniscono le indicazioni sull’oggetto esposto (misure e date) e ne illustrano il contenuto

Peggy Guggenheim. La valigia dell’arte
Loggia degli Abati, Palazzo Ducale
A cura di Alberto Rizzerio e Daniele Sulewic.
Peggy Guggenheim (1898/1979) è stata una signora dell’arte. L’ultima sua residenza, Palazzo Venier dei Leoni affacciato sul Canal Grande a Venezia, è diventata un museo. Custodisce opere di Picasso, Calder, Pollock, Mondrian, Kandinsky, Mirò, Giacometti, tra gli altri, collezionate durante tutta la vita.
Attraverso fotografie e video, la mostra traccia un racconto della sua biografia legata in maniera inestricabile alle avanguardie di cui si rendeva ambasciatrice negli spostamenti tra Stati Uniti ed Europa.

L’ultimo spenga la luce

Salone del Maggior Consiglio, Palazzo Ducale

Bassorilievi e installazioni di Maurizio Nazzaretto

Curatore Sandra Solimano
La mostra presenta una ventina di opere tra bassorilievi in legno di grandi dimensioni ( 2 x 3

m.) e installazioni ambientali, e propone l’ennesima ironica e disincantata metafora della

condizione umana che è da sempre tema centrale nel lavoro dell’artista.

Dalle 3 grandi “mappe urbane” all’ inizio del percorso (Tu sei qui; Cosa ci faccio qui; Dove sei?) che propongono anche nei titoli un evidente spaesamento e irriconoscibilità del tempo e dello spazio, a una serie di graffiti, come livello minimo e pubblico di comunicazione (Jessica sei una zoccolo; Doni sei sempre vivo tra di noi; La latrina) o come

simulacri dell’amore suggeriti dalle nuove ritualità (II cuore con i lucchetti).
Nelle altre opere di Nazzaretto anche la religione sembra aver perso qualsiasi valenza spirituale e consolatoria, (Cinque crocefissi) e la ridondante ostensione di una divinità diviene banale bersaglio da luna park (Dio è tra di noi, partiamone). In questo mondo ostile

e claustrofobico da cui non esiste una via di fuga (Barrage) si muovono personaggi anch’essi degradati, la cui bellezza e innocenza primitive appaiono irrimediabilmente

profanate (Bambino, Totem).
L’installazione finale e interattiva Senza memoria, sembra voler indicare quale destino comune ci attenda, data la dimenticanza e l’indifferenza di una città che tutto cancella e metabolizza. Ognuno esce di scena nell’oblio: ” l’ultimo spenga la luce”!

 

TYPHòS

di Massimiliano Verdino

Sala Liguria, Palazzo Ducale
La mostra presenta una serie di fotografie, che sono il frutto di una ricerca, che ha per tematica principale i tifosi di calcio italiani.

Dopo molti anni passati in diversi stadi di calcio lo studio si focalizza su quattro realtà: Roma, Genova, Napoli, Milano, da cui è scaturita questa testimonianza visiva. L’interpretazione che ne risulta è nuova e ha lo scopo di rimuovere i luoghi comuni: si

viaggia nell’universo autentico dei tifosi dove si leggono emozioni, tristezza, allegria e una forma di sacralità rituale. Con il distacco di un occhio che guarda e studia attraverso la lente fotografica, prende corpo una visione inedita: una moltitudine di gente affascinante, piena di contraddizioni ma soprattutto composta da singoli individui ognuno con le proprie peculiarità; le fotografie scattate divengono materiale etnografico per una riflessione antropologica visuale.

Uno degli scopi di questo studio è quello di produrre un documento che trascende la cronaca dei media inquinata dal marketing e offre una nuova interpretazione a chi ha conosciuto i tifosi soltanto attraverso lo spettacolo della violenza .

Genova: la città dove è nato il calcio italiano nel 1893 e dove il tifoso compra la focaccia il sabato per mangiarla alla stadio la domenica. Roma: capitale anche per numero di tifosi espressi dalle due squadre.

Milano: con uno stadio che sembra veramente un teatro, “la Scala del calcio” e Napoli: il giorno della partita lo stadio diventa mercato di merci e di identità, contenitore di istanze storico-sociali tutte da studiare in ambito antropologico.
Visioni per Genova
Progetti di grandi architetti
Sala del Munizioniere, Palazzo Ducale

Genova è città asimmetrica, ma con un equilibrio di forze e di pesi che la rendono armonica. Da questa immagine prende spunto l’idea della mostra che riunisce progetti che si sono avvicendati nel tempo, seguendo percorsi e formulando ipotesi differenti, talvolta addirittura opposte.
Una riflessione sulle possibilità che il progetto e il disegno di Architettura prefigurano per quello spazio della vita collettiva che è la città..
A cura di Luca Sturolo e Alba Guerrera, promossa dall’Associazione Culturale Artrè Bruna Solinas.

Torre Grimaldina e Carceri

Un’occasione unica per visitare le carceri storiche di Palazzo Ducale e la Torre Grimaldina, da cui si può godere una straordinaria vista panoramica di tutta la città.

Dall’ultimo piano del Palazzo si sale alla Torre, il simbolo visivo del potere politico esercitato dal Comune e poi dalla Repubblica di Genova. La sua campana, nella cella più alta, segnava i momenti più solenni e drammatici della città.

Il sistema delle Carceri, utilizzate dal ‘500 fino alla II Guerra Mondiale, collocato nei sottotetti sopra l’Appartamento del Doge e nella Torre, si è conservato praticamente integro con i suoi muri “affrescati” da innumerevoli testimonianze disegnate e graffite dai detenuti. Qui vi furono rinchiusi prigionieri speciali, detenuti politici, cospiratori, pirati e artisti, tra cui Nicolò Paganini e il mazziniano Jacopo Ruffini.

I NOTTURNI EN PLEIN AIR
cinque pianisti per cinque notti
ore 22
Cortile Maggiore, Palazzo Ducale

Ad illuminare la notte di Ferragosto e a chiudere la seconda edizione della rassegna dei Notturni en plein air sarà l’atteso ritorno al Ducale di Alessandro Commellato che interpreterà uno dei brani più amati della storia della musica la Sonata Al Chiaro di luna di Beethoven ( Sonata in do diesis minore op.27), si misurerà con la difficile esecuzione della sublime Sonata in si bemolle maggiore D960, che Schubert scrisse pochi mesi prima della sua prematura scomparsa e con la Sonata n.5 op. 53 di Skrjabin che il compositore stesso definì “una fantastica poesia per pianoforte”.

Alessandro Commellato, pianoforte

Ludwing van Beethoven
Sonata in do diesis minore op. 27 n. 2
Mondscheinsonate

Franz Schubert
Sonata in si bemolle maggiore D 960
Nacht und Träume

Aleksandr Skrjabin
Sonata n. 5 op. 53

In collaborazione con Gog-Giovine Orchestra Genovese.

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