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Regazzoni dalle patatine alle trenette al pesto

regazzoni borzaniTutto è nato da un cartoccio di patatine fritte. Con spruzzo di maionese in coppa. Perché lui, rivelatosi al mondo della politica – quella che conta almeno – come spin doctor e probabilmente anche un po’ motivatore della soccombente Raffaella Paita, l’attuale capogruppo Pd in Regione che dopo aver messo in riga il “cinese” Sergio Cofferati ha mollato maggioranza e giunta a Giovanni Toti, in fatto di alimentazione, e non solo, ama sorprendere. Per esempio il primo agosto, che è stata per lui giornata fatidica, si è intrattenuto con un amico e mentore, il presidente della fondazione palazzo Ducale Luca Borzani di fronte ad un banalissimo piatto di trenette al pesto. Per la cronaca Borzani si è tenuto leggero mangiando un’insalatina. Forse subodorava qualche cosa che gli avrebbe appesantito la digestione. Ma che cosa ci si può fare? Simone Regazzoni, 41 anni, docente di filosofia estetica alla facoltà dell’Università di Pavia, allievo di Jacques Deridda a Parigi, e’ uno dalle passioni forti, non solo a tavola. Uno che ama cominciare da lontano e da principio, insomma. Primo agosto, lunedì, inizio della settimana. Incontro con Luca Borzani, post sulla sua pagina facebook, simpaticamente irridente nei miei confronti che li ho messi a confronto sul tema immigrazione – includente il primo, più sospettoso nei confronti dei profughi il secondo – definendoli i duellanti. “Ci hanno descritti come i duellanti. In effetti ci siamo sfidati a colpi di trenette al pesto contro insalata: e siamo ancora in piedi”. Si tiene leggero il politicamente corretto Borzani. Ama gli intingoli da “Alka Seltzer” il secondo. Diversi anche nelle suggestioni culinarie, ma c’e’stima fra i due. E Regazzoni deve aver comunicato, più o meno ufficialmente a Borzani, che secondo lui i tempi sono maturi, che i suoi carotamenti nelle stratificazioni del Pd hanno avuto riscontri a suo parere positivi e che, dopo un po’ di proclami, intende partire lancia in resta verso le primarie. Luca Borzani che, stando ai rumors, attende un passo di lato del sindaco Marco Doria già suo grande elettore per il Ducale, resta ai canapi con qualche mal di pancia. Regazzoni gli spiega che a lui occorre entrare con la rincorsa, e adesso, non più tardi, per bruciare il gap che lo distanzierebbe da eventuali candidati con maggiore storia nel Pd. Lui è iscritto da un paio d’anni e da qualche mese sta sgomitando per benino, creando qualche apprensione in un partito ingessato nell’attesa del referendum, in cui i giovani comandano in nome e per conto di chi nell’ombra vuol continuare a gestire col vecchio metodo delle rendite di posizione. Borzani, che è uomo di parola, oltre che di principi, non può far altro che farsi da parte ed augurare buona fortuna. Da lì quella foto dei due serafici e a pancia più o meno piena, con indosso renzianissima camicia bianca nel pieno sole di piazza De Ferrari, lato Carlo Felice e veduta del Ducale alle spalle.
Il primo passo è fatto, il resto viene da se. L’ incontro conviviale è quello che a Regazzoni deve essere costato di più. Dal momento della sua discesa in campo, con ripetuti proclami contro Doria, con ricette su come frenare degrado e senso di insicurezza del centro storico e delle periferie, con disamine sul pericolo, reale o meno, degli immigrati nel quadro del terrorismo, sono iniziate a circolare voci che il filosofo altro non fosse se non una testa di legno messa lì’ per agitare un po’ le acque. Più probabilmente per mettere Doria sotto pressione, invogliandolo a esporsi pubblicamente e ad annunciare che a fine mandato, dopo le peripezie per far approvare il bilancio, sarebbe tornato a fare il professore. Con la pretesa che a quel punto il guastatore Regazzoni si sarebbe fatto da parte lasciando spazio al suo dominus occulto, appunto Borzani. Borzani, quello che lunedì primo agosto, a tavola, si è mantenuto leggero. Proprio Borzani, il sodale che, probabilmente, avrebbe dato una sterzata a sinistra al programma già lanciato da Regazzoni. Un programma talmente muscolare da sovrapporsi quasi completamente a quello dell’ altro auto candidato sindaco in campo, l’esponente di Fratelli d’Italia Stefano Balleari, vice del presidente Giorgio Guerello a palazzo Tursi. L’esponente di destra, che partendo dalle piccole cose, condite con l’ansia di sicurezza e la paura degli immigrati, parla alla pancia dei genovesi. Tanto fotocopia per alcuni versi il programma di Regazzoni che lo stesso Balleari aveva provato ad autolegittimarsi meglio, invitando il prof. filosofo ad affiancarlo nella sua personale battaglia, assicurandogli ospitalità e visibilità nella sua squadra. Sarebbe stato il bacio della morte, e non tanto da parte di Balleari, ma per il fianco inopinatamente offerto agli attacchi che sarebbero partiti inevitabilmente dal Pd nei suoi confronti. E Regazzoni si è ben guardato dal rispondere alle lusinghe del vicepresidente del consiglio comunale, anche se in quanto a ego ha sempr dimostrato di amarsi parecchio.
Sin qui la storia dei giorni scorsi, con incontri serrati alla ricerca di consensi e alleanze. E stime sulla possibilità di aumentare i consensi all’interno del partito che sente il fiato sul collo per un possibile ribaltone in Comune, originato da quel vento cambiato che Toti agita da oltre un anno e dalla reale impalpabilità dei quattro anni di amministrazione della giunta di Marco Doria.
E mercoledi’ c’è stato il secondo passo, quello ufficiale che decreta l’inizio dei giochi, con qualche ora di vantaggio su quelli olimpici. Regazzoni, abituato a parlare via social, come si conviene ad un giovane candidato, ha sorpreso un po’ tutti, cedendo all’ ufficialità, per la prima volta. Ma si trattava di una scelta doverosa, ancor di più, visto che i soliti detrattori, di fronte alle sue ripetute assicurazioni sul fatto che intendesse correre sul serio, iniziavano a sollevare qualche riserva sulla sua carica di membro della commissione regionale di garanzia, incompatibile con quella di candidato alle primarie. Così ha eliminato il problema, servendosi, per darne pubblicità, di un tradizionalissimo comunicato stampa che poi ha fatto rimbalzare sulla sua bacheca. ” Ho comunicato oggi stesso al Presidente Paolo Turci e al Commissario David Ermini le mie irrevocabili dimissioni dalla Commissione regionale di garanzia del Pd ligure. La mia candidatura, di fatto, alle primarie per il Sindaco di Genova è incompatibile con il ruolo di garante che ho cercato di svolgere, fino ad oggi, al meglio delle mie capacità. Ringrazio tutti i membri della Commissione con cui, in questo anno, ho collaborato. Auguro loro buon lavoro per il futuro”. Poche e sentite parole a riprova, ove ve ne fosse stato ancora bisogno, che il prof. fa sul serio. Anzi dopo aver vagliato il personale consenso di cui potrebbe godere presentandosi alle primarie pensa a fare la squadra. E in questo caso possono tornarci indicativamente utili i nomi delle persone incontrate fin qui, prima sulla sua bacheca social e poi di persona. Oltre al succitato Borzani, con il quale in fondo si sono lasciati con un sorriso, tanto che lo storico di palazzo Ducale potrebbe anche avergli promesso il suo aiuto, Giovanni Battista Raggi, quarantenne, commercialista e tesoriere del Pd, Afra Serini, avvocato, dirigente regionale lasciato a casa proprio da Toti, Fabrizia Lanza, Michela Fasce, la segretaria della sezione del centro storico con cui sulla legalità ha incrociato il fioretto. Quella stessa che aveva a suo tempo votato l’ordine del giorno contro la Paita, presentato da Camillo Bassi, probabilmente per lanciare un segnale di insofferenza nei confronti della Paita stessa e del suo ex spin doctor. Per avvertirlo – credo – che stava sgomitando troppo. Sino al segnale nemmeno troppo trasversale che gli consigliava di farsi da parte. E da lì, è partita la rincorsa di Regazzoni, maggiormente consapevole di dar fastidio a chi sta lavorando nell’ombra. Perciò sempre mercoledi’, perseverando nella sua avventura, ha riposto di persona ad un invito di Manuela Arata, ideatrice del festival della Scienza, simpatizzante renziana, anche lei con qualche sassolino nella scarpa dopo essere stata messa prematuramente in pensione dallo strapotere dei partiti che avevano individuato negli organismi costitutivi della manifestazione qualche posto di potere degno di essere distribuito e regolato con il manuale Cencelli di antica memoria.

arata regazzoniLa Arata, fra l’altro, ha il dente avvelenato nei confronti di Doria, reo di non averla troppo difesa e di averla immolata sull’altare della sua tranquillità personale. Poi il solito post di fine appuntamento “Con Manuela Arata, donna vulcanica e fuori dagli schemi, per parlare di Genova dal punto di vista della sua collocazione internazionale”.
Ma a dare il via a tutto e’ stato l’incontro con Paolo Gozzi, consigliere comunale del Pd con gruzzolo di voti provenienti dal ponente genovese, fuoriuscito in aperta contestazione a Doria e poi raggiunto nel gruppo “Percorso comune” da Salvatore Caratozzolo e Gianni Vassallo. I due, Regazzoni e Gozzi, si sono prima annusati su fb e poi si sono dati appuntamento è conosciuti “Si è parlato su un quotidiano genovese di “endorsement” di Paolo Gozzi alla mia candidatura. Sono formule da dinosauri della politica. Detto questo: non c’è per niente da stare tranquilli. Le cose sono molto più gravi. Io e Paolo ci siamo incontrati. E direi piaciuti. Condividiamo una serie di idee sulla città e la sua pessima gestione politica, uno stile diretto e molto poco diplomatico. Quello che serve per rivoltare Genova come un calzino. Questo per dire che ci siamo, insieme a molti altri. Insieme a chi ci vuole stare per dare un contributo di cambiamento radicale per questa città”. E da quel momento l’idea del vorticoso lavoro di Regazzoni e’ stata proprio quella della preparazione del terreno su cui scendere in campo e misurarsi, con tanto di data di partenza in vista delle primarie. Da settembre.
Intanto per un mese si dedicherà ad altri incontri e a scrivere il programma in maniera più accurata. E comunque, a futura memoria, avverte ” Per essere chiari. Molto chiari. Fin da subito. Mi candido a sindaco: ma non parteciperò a nessun inutile e noioso dibattito ideologico del tipo “questo è di mezza destra” “questo è tre quarti di sinistra”, “questo è carpiato al centro”, ecc. Chi ha voglia di un serio seminario di filosofia politica sui concetti di destra, sinistra, post-politica, leaderizzazione della democrazia, me lo comunichi: io vengo volentieri e ne parliamo per ore. E’ la mia materia: non ho problemi.Immagino le folle…Ma: quando si parla di governare una città, nel 2017, io parlo solo di idee e di come realizzarle nel modo più efficace possibile per la comunità tutta. Idee di cui mi piace discutere. Con tutti. Con chi ci sta. Ma che una volta fissate vanno realizzate, non ridiscusse per anni. E non mi candido per partecipare: ma per vincere. Ecco il mio impegno:
1. Un programma chiaro, semplice, su temi chiave per la Città a tasso zero di ideologia.
2. Una squadra competente, disposta a lavorare SEMPRE H24 e compatta sul programma.
3. Un leader che ci mette la faccia e si prende la responsabilità di decidere.
4. Una volontà comune di innovare profondamente questa città, anche se questo vorrà dire scontrarsi con vecchi gruppi di potere. Con la consapevolezza che saranno i vecchi gruppi di potere a perdere e Genova a vincere. Ecco il mio motto: “Dico quello che penso e faccio quello che dico””. Insomma diretto e stringato, come il motto di Victor Hugo, dedicato alla coerenza, che ha scelto personalmente. Con quella predilezione per Clint Eastwood, sul quale apre un altro dibattito sulla sua pagina fb studiando le infinite sfumature che avrebbero portato il nostro artista ad appoggiare uno come Donald Trump nella campagna per le presidenziali americane. E a perdonarlo anche per questo. Già Eastwood regista ma soprattutto attore nei panni dell’ispettore Callaghan. Il che farà tanto pensare ad un sindaco sceriffo. E sulla sua pagina social lo stesso Giovanni Battista Raggi, lo sfotte con garbo solleticandolo nell’indole guerriera e incitandolo a lasciare da parte il fiume di parole per agire “L’importante è che tu non sia solo chiacchiere e distintivo” ricevendo l’immediata risposta di Regazzoni che ribadisce “Il mio modello è Clint sindaco”. Mentre Massimiliano Tovo spegne un po’ gli eccessi di entusiasmo annotando ” La progettualità che dura lo spazio di un fiammifero non serve”. Probabilmente un avvertimento a rifiutare derive semplicistiche tipiche dei partiti del fare senza una idea precisa di città nel lungo termine.
Poi c’è l’interminabile e defatigante impegno degli incontri porta a porta con personali ringraziamenti “Grazie Santy Melizia, responsabile Centro Civico Buranello, per l’incontro e la bella chiacchierata di questo pomeriggio. Condividiamo molte idee e uno stile: le battaglie perse sono quelle che non si combattono. Avanti così”.
Mentre Afra Serini – ( “Il bello di un certo modo libero di fare politica (l’unico che mi interessa) è che ti fa conoscere belle persone come Afra Serini. Oggi con Afra, a pranzo, abbiamo parlato di idee per rinnovare Genova. Felice di fare questa battaglia con te Afra) – gli porge, preciso, preciso un assist, assecondando la campagna sulla sicurezza che sin dall’inizio, e con tanto di polemiche, Regazzoni ha fatto sua sfidando il sindaco Doria , una volta di più assente sul tema “Dice il Procuratore Capo di Genova, Francesco Cozzi, in tema di criminalità organizzata che a Genova stanno aumentando i casi di malavitosi che fanno entrare droga dal Sudamerica nei porti di Vado, Savona e Genova. In questi casi il Procuratore chiede al tessuto del Porto, che è sano, di alzare le antenne e di segnalare tutti i “comportamenti sospetti”, esattamente come accadde con le Br ai tempi del terrorismo.,In tema di criminalità comune, invece, il Procuratore segnala aumenti di casi di furto in appartamento, reati che vanno a colpire le fasce più deboli, la sicurezza, l’intimità, la privacy e gli affetti delle vittime. E se fosse possibile, anche in questi casi, creare una struttura di ascolto, che dialoghi, più che con le Istituzioni che già agiscono in termini di sicurezza comune, con i cittadini, direttamente per ricevere da loro segnalazioni di casi “sospetti” senza che questi si traducano, per il momento, in vere e proprie denunce? Cosa ne pensi Simone Regazzoni? Può, in questo caso, la politica fare qualcosa per garantire maggiore sicurezza ai cittadini? Perché noi genovesi la sensazione, anche solo percepita, di non sentirci al sicuro l’abbiamo. E probabilmente non siamo i soli”. Sino a tornare ieri sera, a poche ore dall’arresto di un giovane siriano che glorificava il genovese Ivan Del Nevo, convertitosi all’ Islam e morto in Siria, tre anni fa, in uno scontro a fuoco dalle parti di Aleppo, al punto di partenza, con quella sua analisi, meno buonista ma più pragmatica di altre sul terrorismo “Lo scrivevo due giorni fa su Liguria Business Journal: parlavo proprio del rischio terrorismo islamico a Genova, a partire da uno studio che citavo, in quanto crocevia strategico. Su questi temi: meno salotti e retorica, e più realismo aiutano”. E arriva anche l’ultima bacchettata al sindaco e ai salotti buonisti di fronte alle notizie delle indagini sul terrorismo “Ancora una volta, e su un tema delicatissimo in cui ne va della sicurezza di tutti i genovesi, il Sindaco di Genova Doria si dimostra inadeguato. Ieri è stata scoperta “una sala di preghiera schermata, allestita in gran segreto a Sampierdarena e protetta da sentinelle” in cui secondo la polizia “si riuniscono soggetti pericolosi, aderenti a posizione estreme o ultra ortodosse”. Gli inquirenti sostengono che dal 2015 era in corso di costituzione una vera e propria associazione criminale collegata alle organizzazioni terroristiche di matrice araba, prime fra tutte l’Isis, con sede a Genova. Che cosa fa Doria a fronte di queste notizie? Invece di dire che serve un giro di vite contro l’estremismo islamico e rassicurare i cittadini, minimizza e se ne esce con quattro scontate banalità, senza mai parlare (fateci caso) di “terrorismo islamico”.Doria non ha chiaro una cosa: che siamo in guerra e che Genova è un crocevia strategico di estremisti (come scriveva oggi “La Stampa”)”.
Ribadendo e calcando ancora una volta la mano sull’avversione ai salotti e ai caminetti, di cui Regazzoni parla con frequenza per identificare e banalizzare la politica deteriore, la politica sotterranea, quella per iniziati, ristretta cerchia che tende a far fruttare le rendite di posizione. E il candidato è già alla certosina ricerca di tasselli da inserire nella sua squadra che intende presentare quando, tra meno di un mese, si candiderà nuovamente per le primarie. Lui è,fatto così, predilige entrare di corsa mentre gli altri sono fermi ai canapi. O magari no, gli altri danno soltanto quell’impressione e nel frattempo, stanno lavorando sott’acqua, stimolando le ambizioni personali di Doria perche’ si ricandidi. Magari cercando di far rimangiare al segretario provinciale Alessandro Terrile anche l’idea che si debba, gioco forza, passare attraverso le primarie. Confermando l’uscente a candidato sindaco anche con un bilancio pesantemente negativo come il suo. Proprio come proponeva qualche giorno fa Antonello Barbieri, segretario provinciale del Centro democratico di Bruno Tabacci, parlamentare amico personale di Doria, giustificando il tutto con l’idea nemmeno troppo peregrina di una spaccatura pericolosa nel Pd, con relative vendette e colpi di coda dopo i risultati del referendum. Intanto Regazzoni scalpita per conoscere chi si ritroverà come avversario, sempre che sia uno soltanto. E se fosse Doria, con tutto quello che si porterà dietro le spalle, un ex sindaco arancione, che si presta ai giochi di potere di un partito, forse per sanare un debito di riconoscenza, la sfida sarebbe da Ok Corral. Nel cast Clint Eastwood non c’è. Il film e del 1957 e lui era probabilmente troppo giovane e ancora poco noto. Compaiono, comunque attori di fama come Kirk Douglas, Burt Lancaster e, persino, Denis Hooper. Uno dei protagonisti e’ Burt Lancaster nei panni dello sceriffo Wyatt Earp che, dopo aver sgominato la banda dei cattivi di turno lascerà per sempre la città. Consiglio a Regazzoni di studiare per bene la parte e ignorare l’epilogo che suonerebbe, a questo punto, come un cattivo presagio.

Il Max Turbatore

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