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Balleari-Regazzoni prove d’alleanza per la Superba del ritorno al futuro

Voglio cominciare da una vignetta che mi ha colpito, tra mediocrazia e minuscrazia, o, come piace di più a un mio caro amico: peggiocrazia.
La vignetta e’ questa di Passepartout, pseudonimo dietro al quale lavorano a quattro mani Pietro Garini, autore dei testi e il disegnatore Gianfranco Tartaglia.
Una persona che potrebbe benissimo essere uno qualunque di noi riflette amaramente “Prima scomparvero le ideologie” “Poi scomparvero gli ideali” “Poi scomparvero le idee” “Resistono gli idioti”. Condividendola sulla mia pagina facebook ho chiosato “Come dargli torto? Analisi perfetta”.

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Avevo bisogno di gettarla in battuta, una battuta per dar corso a un pensiero che da ieri, dal giorno in cui ho messo a raffronto la campagna elettoral-programmatica dei due unici, al momento, candidati sindaci autoindotti in vista delle prossime amministrative del 2017 per il comune di Genova, mi frulla in testa. Molti, al di là delle scelte di campo, praticamente fotocopia, di Stefano Balleari, esponente di Fratelli d’Italia e – diamo a Cesare quel che è di Cesare – vicepresidente del consiglio comunale, e di Simone Regazzoni, renziano, iscritto da poco più di 2 anni al Pd, i punti di contatto. Anche il letargo, nazionale e locale dei due schieramenti, il centro destra per Balleari e il Pd per Regazzoni, in estenuante attesa della definizione del vero delfino di Berlusconi, da una parte, e del risultato del referendum dall’all’altro, che al momento allontanano e, di fatto congelano, qualsiasi scelta per la nostra città, in ginocchio per l’operato – leggi immobilismo – del sindaco marchese Marco Doria e della sua impalpabile giunta. Nel mio contributo precedente avevo messo in risalto come, al di là di un evidente parallelismo di analisi e motivazioni, sulla soluzione vi fosse un inevitabile parallelismo. Tanto che Stefano Balleari dopo aver condiviso l’articolo sulla sua bacheca fb mi ha rimandato a una sua sensazionale proposta a cui con tempestività’, ormai rara nell’agone politico, ha tenuto fede oggi. Con questa lunga lettera grazie alla quale, in soldoni, propone al professor Simone Regazzoni, docente alla facoltà di filosofia di Pavia, di affiancarlo in vista delle prossime elezioni amministrative, saltando il fosso, o le barricate, delle alchimie delle alleanze politiche tradizionali.
Questa la lettera di Balleari, che, immodestamente, non posso fare a meno di rilevarlo, in qualche modo esalta il mio fiuto e persino la mia personale avversione per gli schematismi corporativi che in questa era affossano qualsiasi amore per la politica di livello e non remunerativa “ESIMIO DOTTOR PROFESSOR REGAZZONI, apprendo dai media che ultimamente Lei segue (molto?) quanto scrivo e ha una vera predilezione per le mie proposte, tanto da citarle ed inserirle in un Suo ipotetico programma di candidatura alle primarie.
Veda, caro professore, anche io la seguo ed ammiro il Suo piglio nel portare alcune questioni all’ordine del giorno nell’agenda del PD genovese. Certo forse potrà ravvisare in questa mia, una sorta di conflitto di interesse essendo, la maggior parte di quelle proposte, le mie battaglie sulle quali mi ostino da ben 10 anni, ma quando ho visto che ieri ha citato la situazione di degrado di Caricamento e lo vuole risolvere, in parte, attraverso la c.d. “tolleranza zero”, come dicevo alcuni giorni fa, allora ho deciso di uscire allo scoperto.
Mi sono detto “non può essere che una persona di cotanta levatura si abbassi a copiare temi e soluzioni dal sottoscritto, qui c’è qualcosa di più, qui c’è un’affinità elettiva che ci unisce” e così mi sono deciso a scriverLe e farLe una proposta tanto indecente quanto risolutiva:
carissimo dottor Simone Regazzoni, abbandoni quel sinistro lido, si liberi delle remore e venga con me a combattere la buona battaglia per far rinascere Genova.
Mi rendo conto, carissimo professore, che la mia proposta La può lasciare basito, ma La prego di seguire il mio ragionamento.
Lei pone la questione della sicurezza come punto cardine, come la prima delle libertà di una persona, e magari converrà con me che le tasse, anche quelle locali, sono alte e quindi bisogna ABBASSARE LA PRESSIONE FISCALE SUI GENOVESI per permettere all’economia cittadina di riprendersi, magari subito dopo arriverà al pensare che per far questo si devono VENDERE LE SOCIETA’ PARTECIPATE DEL COMUNE che sono stipendifici e poltronifici, e per far questo bisogna mettere al centro LA MERITOCRAZIA in sostituzione della mediocrazia, magari legando I PREMI DEI DIRIGENTI E DEI DIPENDENTI COMUNALI (e perché non anche della giunta! ) AI RISULTATI DI PERFORMANCE DELLA CITTA’ DI GENOVA. Da li il salto al SALARY CAP è una bazzecola.
Fatto questo converrà con me che sia urgente TOGLIERE GENOVA DALL’ISOLAMENTO INFRASTRUTTURALE in cui è infognata da anni e che operazioni come “gli Erzelli” non si devono ripetere mai più, ad esempio con il “Blue Print” (sul quale va fatta attenta e doverosa analisi sui costi e benefici). Magari conviene con me che la BUROCRAZIA di Genova è farraginosa ed è ormai un Moloch a cui piedi si fermano tutte le legittime aspirazioni dei Genovesi, magari anche di quei GIOVANI che in massa cercano fortuna altrove perché la loro città natia è avara di occasioni.
Vede, caro professore, che il Suo nobile ed alto pensiero è simile, se non uguale, al mio programma di governo della città. Allora perché non unire le forze e dare una spallata per cambiare la città?
Veda, egregio dottore, capisco che quello che Le propongo non è affascinante come parlare dei “massimi sistemi” o elargire lezioni di etica alla popolazione, quello che Le offro sono levatacce al mattino per andare a controllare la città, riunioni a tarda sera per verificare che tutto proceda secondo i piani, poche apparizioni pubbliche perché impegnati a costruire il futuro di Genova e non a tagliare nastri.
Capisco che andare a verificare che una buca sia stata riempita, l’asfalto ripristinato, che i vigili vigilino e che i lavori non si tramutino in appalti gonfiati non è allettante .
Però è questo che Le posso offrire, fare tutte quelle piccole grandi cose che veramente impattano sulla vita dei Genovesi, curarsi di loro nel piccolo quotidiano, per offrirgli un grande futuro.
Dall’altra parte, però, Le offro un’opportunità unica.
Le offro, egregio, la possibilità di non prostrarsi a quel circo mediatico che sono le “primarie del PD”, Le offro la possibilità di non dover andare a mendicare qualche voto alla comunità cinese o implorare un partito nemico per qualche voto in più.
Ci pensi e valuti Lei se è il caso di continuare a portare parole di buon senso a chi non le vuole ascoltare, veda Lei non sbaglia i testi delle Sue “lettere aperte”. Sbaglia il destinatario.
Come può chi ha partecipato attivamente allo sbando di Genova, chi ha sempre flirtato con i centri sociali, chi ha sempre messo a posto COOP varie, ricevere i Suoi preziosi suggerimenti su sicurezza, mercato e cambiamento di direzione?
Carissimo Ragazzoni in una sola cosa sbaglia: Lei si scaglia con veemenza contro l’amministrazione Doria, ma questa non è che la punta dell’iceberg della mala gestione da parte della sinistra.
Si è arrivati all’amministrazione Doria perché prima c’era l’amministrazione Vincenzi e ancora prima Pericu e se Lei vuole arriviamo sino a Cerofolini. Genova non nasce come città disastrata, la sinistra ce l’ha portata piano piano.
Secondo Lei chi ha portato Genova ad essere quello che è avrà mai attenzione alle Sue parole?
Se le Sue proposte non trovano dignità in quel contesto, Le assicuro che qui, da me, non c’è questo problema. Non guardiamo al pedigree di chi fa le proposte, siamo meritocratici guardiamo alle proposte, alla loro bontà e fattibilità.
Mi creda, caro Regazzoni, a me NON INTERESSA IL COLORE DEL GATTO, A ME INTERESSA CHE PRENDA IL TOPO. [la citazione originale di Deng Xiaoping è “Non importa se il gatto sia nero o bianco, purché acchiappi i topi”, l’ho presa ad ispirazione per la mia chiosa]
Ci pensi
Con sincera stima,
Stefano Balleari
Candidato a Sindaco di Genova per Fratelli d’Italia.
Un doveroso PSper parlare di sicurezza: ma Lei IL CIPPO IN MEMORIA DI CARLO GIULIANI LO LEVEREBBE? Glielo chiedo perché è inutile parlare di sicurezza se poi si mantengono quelli che sono i simboli di comportamenti illegali comprovati dalla giurisprudenza (se Placanica ha agito per legittima difesa vuol dire che Carlo Giuliani ha attentato alla sua vita).”
Ora la di la’ del suggestivo riferimento alla citazione originale del più o meno rivoluzionario, Deng Xiaoping “Non importa se il gatto sia nero o bianco, purché acchiappi i topi”, sulla quale, probabilmente il prof. Regazzoni ambirebbe aprire un confronto filosofico, pare che Stefano Balleari con quei topi che infestano il centro storico, i quartieri periferici e non solo, in virtù delle scelte scellerate di Doria, abbia un conto aperto che si placa solo di fronte a Topo Gigio, personaggio di pezza del nostro immaginario che ha proposto come testimonial per la campagna “Strappazziamoli si Coccole” del suo autorevole compagno di partito, il consigliere regionale ed esponente di Fdi, Matteo Rosso, proponente di corsi per volontari che si prendano cura dei bambini abbandonati. E, sempre nel suo personale immaginario, Balleari si ritrova nei panni del gatto che gioca e cerca di mettere in gabbia Regazzoni, con la sua mirabolante proposta.
Perché, vista la personalità esuberante e dominante dei Nostri – il professore e filosofo Regazzoni e’ uno che non si ferma davanti a nulla, nemmeno nel mettere a confronto sulla filosofia dell’amore platonico, appunto Platone e la cantautrice rock Patty Smith – occorrerebbe, in caso di alleanza, mettersi d’accordo, su chi dei due potrebbe essere, eventualmente, il primus inter pares.
Anche perché, ciò detto, Regazzoni può vantare il personale endorsement ricevuto dal compagno di liceo, il D’Oria, Lorenzo Cuocolo, figlio del compianto Fausto, democristiano, già presidente del consiglio Regionale e della Fondazione Carige, in epoca più fortunata di quella attuale, legata al padre-padrone dell’istituto di credito, Giovanni Berneschi. Lorenzo Cuocolo, docente di diritto pubblico comparato alla Bocconi e presidente di Italia Futura, movimento ideato da Luca Cordero di Montezemolo, rifiuto’ il ruolo di capolista in Liguria alle ultime politiche di Lista Civica a favore della attuale deputata Roberta Oliaro, poi regolarmente eletta. Cuocolo nei rumors precedenti sui potenziali candidati sindaci, pur essendo di simpatie liberali, veniva indicato come un papabile per la carica di sindaco del centro sinistra, e quindi uno dei potenziali concorrenti nelle primarie. Intanto si dice che nell’ombra Burlando si stia muovendo alla ricerca di un’altra candidata possibilmente donna. Il docente della Bocconi, dicevo, comunque si è espresso a favore di Regazzoni con un messaggio postato sulla pagina facebook del suo compagno del D’Oria. Forse sintomo, non dichiarato apertamente della sua mancanza di volontà di impegnarsi ulteriormente in politica, prediligendo la carriera universitaria. “Simone Regazzoni è una delle poche persone, nel dibattito politico genovese, che stimola approfondimenti critici. E’ uno spirito libero, è una persona di grande cultura e di buona fede. Ed è un po’ provocatore. Ai tempi del D’Oria eravamo fierissimi avversari, contrapposti sempre e su tutto. Ora lo ritrovo nel dibattito cittadino. Non sempre (ma spesso) sono d’accordo con lui. E, comunque, dà sempre un po’ di pepe al dibattito sui problemi di una città che è bella da morire. Nel senso che sta velocemente morendo. Il suo PD dovrebbe includerlo, invece mi pare lo consideri un fastidio. ‪#‎iostoconRega‬che, se anche a volte provoca, ha l’indiscutibile merito di tenere in vita una città, con la respirazione bocca a bocca”.
Inoltre, pochi giorni fa, lo stesso Regazzoni ribadiva di essere assolutamente pronto a scendere in campo rintuzzando la voce, fatta circolare nei sonnacchiosi ambienti del Pd che si trattasse di un apripista pronto a ritirarsi al segnale di un suo dominus occulto “Questa mattina me lo hanno chiesto anche nel bar del Centro storico dove quasi ogni mattina prendo il caffè: “Ma ti candidi davvero?”Sì, mi candido davvero. Questa città è ferma. Per ripartire serve in primo luogo una rottura con l’élite del potere che l’ha gestita fino ad oggi. Fine di un’era politica. Voglio ripartire dai problemi concreti delle persone. Con parole chiare, risposte concrete e decisioni efficaci. Senza il timore di parlare di temi come sicurezza, decoro urbano e immigrazione.Con chi? Con chi ci sta, con chi ha idee, con chi ha voglia di dire la sua per cambiare”. E ribadendolo in diretta “Per guadagnare tempo: in pausa pranzo intervista a Radio Babboleo su mia candidatura a primarie per sindaco di Genova, Doria, Pd, Centro storico, sicurezza, immigrazione e una generazione di quarantenni che prova a prendere in mano le sorti della nostra citta’”. E Balleari ha giocato d’anticipo, forse intuendo che nella sua personale battaglia gatti contro topi, per stanare e sconfiggere i ratti ha bisogno di un secondo alleato nelle vesti di gatto. Riscuotendo anche personali consensi per la sua mirabolante quanto inconsueta proposta apparsi sulla sua pagina facebook. Per contro Regazzoni può contare su convinti supporter appartenenti alla base del Pd, refrattari all’atteggiamento dei dirigenti del partito che combattono la canicola,di questi giorni lasciando in frezeer idee e strategie che possano cercare di smuovere alcunché in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo anno. Francesca Romani Gallerani Pozzo “È ufficiale Simone Regazzoni si candida. Questo vuol dire che a Genova c’è un gruppo di giovani con idee, passione, progetti che vuole cambiare una città ferma da troppo tempo. Una città bellissima che Simone ama e che conosce bene. E siccome io conosco bene Simone non posso che essere felice di questa sua scelta e lo sosterrò fino alla fine. Daje Genova!”
Sin qui fatti e post ora rifacendomi al finale della vignetta cercherei di improvvisarmi mago visionario per guardare al futuro. A quel consolatorio ritorno al futuro – almeno ci si lascino i sogni a fugare gli incubi reali- a cui alludevo nel titolo. Il finale della vignetta diceva “Resistono gli idioti” . E partendo dagli idioti, che resistono Fedor Michajlovic Dostoevskij scriveva “ci si lamenta di continuo che in questo paese manchino uomini pratici. Di politici, invece ce ne sono molti, e lo stesso si può dire per i generali o per gli amministratori. In caso di necessità se ne possono trovare quanti se ne vogliono” (L’idiota). Parafrasando, il finale già scritto saranno due esponenti della società civile, tirati fuori fra mille strombazza menti,,una volta decise le sorti dei partiti, dal cappello di prestigiatori cariatidi, probabilmente donne, che di cattivo umore e sbandierando lo spirito di servizio si affronteranno stancamente e sbuffando a singolar tenzone. Mettendo all’angolo i due nostri personaggi che al contrario uniscono a capacità, e ambizione, coraggio e praticità. Certo il passaggio successivo, che dovrebbe essere, gioco forza, quello di una lista civica formato da autorevoli esponenti trasversali, e’ rischioso. Ma il mio parere, personalissimo e visionario, forse, e’ che i cittadini non ne possano più dei balletti della vecchia politica che tratta del tran tran di dei sistemi universali dimenticandosi delle buche e degli orinatoi chiusi del centro storico. La mia sensazione è che i genovesi intendano rivendicare una propria dignità. Insieme al diritto di tornare a vivere in una città accogliente, con o senza extracomunitari,… e sicura. Terrile, segretario provinciale Pd, parlava prima di autoesiliarsi, di alleanze e di programmi. E Regazzoni e Balleari il programma lo hanno presentato e stanno mettendolo a punto. Poco importa se i desiderata di Regazzoni possono apparire discutibili e impattanti rispetto a vecchie e antistoriche ideologie. Tanto è che la strada della lista civica, fantasma sbandierato da Doria, da un parte o dall’altra inizia a far paura. Legittimo, ma non giustificabile per un partito che aspettando il referendum stenta a decidere persino i capisaldi per cui battersi. E imballato allo stesso modo appare il centro destra, ostaggio di un Berlusconi che mira a punire Toti lanciandogli contro Parisi, con la tattica immarcescibile si salvaguardare solo se stesso. Insomma Genova, ancora una volta schiava dei tatticismi nazionali. Per questo Balleari e Regazzoni hanno dalla loro, oltre alla simpatia per gli outsider riscossa in questi giorni di impigrimento estivo, il vantaggio di una isolata campagna elettorale che mira a far breccia, con largo anticipo, su un elettorato adirato contro i partiti tradizionali. È vero, se così fosse, all’orizzonte ci sono i pericoli determinati dai signori del voto di pancia, i pentastellati. Ma il MoVimento Cinque Stelle, qualche delusione ai propri entusiasti supporter ha già iniziato a darla. Senza contare il momento di rifondazione del movimento, alle prese con un Grillo che sta cercando una via di uscita, dopo il decesso di Gianroberto Casaleggio, il vero ideologo che ha creato il movimento a immagine e somiglianza della sua azienda. Un nuovo soggetto politico, in una città laboratorio, ancorché onoratamente provinciale, come la nostra potrebbe avere un successo degno di una tesi di laurea. Potrà sembrare una boutade, una gag, fantapolitica. Per questo avevo bisogno di una vignetta per iniziare un discorso complesso, e tanto lungo. E me ne scuso. Poi mi dico che la faccia del M5S e’ stato per anni un capocomico, trasformatosi da vate in Elevato. E allora, forse, provocatoriamente cullo qualche speranza. E, passando dal faceto al serioso, brindo al coraggio dei due autocandidati. Con un’altra frase di Dostoevskij che voglia essere di buon auspicio e simbolo di resurrezione. “Oggi c’è più ricchezza ma meno forza. Nessuna idea sa unire i cuori: tutto è rilasciato, rammollito, sfatto. Tutti noi siamo sfatti”.

Il Max Turbatore

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