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Professor Blues, dall’Economia keynesiana al pianoforte

L’economia, la società, la politica, il blues. Intervista a Marco Mazzoli, professore di Politica economica all’Università di Genova e bluesman di livello attraverso le note e i difetti dell’economia di mercato

marco mazzoli piano

 

di Monica Di Carlo

Potete trovarlo seduto a una cattedra della facoltà di Economia dell’Università di Genova, dove è professore associato di Politica economica, oppure a far correre le dita sui tasti bianchi e neri di un pianoforte nel corso di una serata. Marco (Ray) Mazzoli, che ha insegnato anche all’Università Cattolica del Sacro Cuore (con dispensa, perché è evangelico valdese), è allo stesso tempo pianista, cantante e compositore di musica blues. Riccioli bianchi e vaghissimo accento emiliano, Mazzoli sorride raccontando il ricordo dei primi passi nella musica dei “diavoli blu”. Il nome di questo genere deriva infatti all’espressione americana “to have the blue devils”, letteralmente, appunto, “avere i diavoli blu” che in lingua inglese indica un ben preciso stato d’animo che ha come confini sofferenza, tristezza, infelicità e malinconia. Eppure Mazzoli è tutt’altro che malinconico. Anzi, da buon emiliano è allegro e gioviale, anche se si infervora quando racconta che ha cominciato a studiare economia spinto dall’interesse al comportamento umano collettivo. <L’idea che mi animava – spiega – era quella di contribuire nel mio piccolo a creare una società più giusta, senza emarginazione sociale e dove la povertà è limitata. Col tempo sono diventato un economista keynesiano>.
Ma l’amore per la musica è arrivato prima, tanto che accompagna le sue giornate sin da quando era bambino e in casa sua di musica se ne ascoltava molta <Ho preso lezioni di piano classico dai 10 ai 18 anni  – spiega -, mi sono appassionato al jazz per poi concentrarmi sul blues perché è una musica più istintiva, diretta>. Poi racconta che ama non solo il blues tradizionale <quello di Robert Johnson e degli anni ’30>, ma anche <Blues più elaborato, composizione anche molto sofferte>.
<Mi sono avvicinato a questo tipo di musica perché è più diretta, istintiva, popolare e meno colta, ma raggiunge forme artistiche interessanti> spiega, per poi spiegare che suona dal blues tradizionale, allo swing e al rhythm & blues.
Quattro i cd all’attivo in tre dei quali è special guest il giovane (trentenne), ma già prestigiosissimo sassofonista Mattia Cigalini, nato nel piacentino (dove Mazzoli risiede) e autore, tra le altre cose dell’album “Beyond” che contiene brani di Lady Gaga, Rihanna, Shakira, Jennifer Lopez, Black Eyed Peas, ed originali dello stesso Cicalini. <Sono onorato della sua amicizia> dice il “prof” dell’ex enfant prodige che ha esordito a soli 12 anni.
Cosa sono la musica e l’economia nella vita del professor Mazzoli? <Due aspetti entrambi importanti – risponde -. Io credo che una qualche forma di arte e passione per l’arte aiuti a vivere una vita migliore o, quantomeno, più sopportabile. Non ho mai pensato di vivere con la musica> perché nell’insegnamento, soprattutto di una materia come l’economia, è una sorta di missione che sta sopra a tutto. <Noi professori universitari di marcoeconomia abbiamo il dovere morale di prendere posizioni nette su molte questioni socio economiche. Se non lo facciamo noi non lo fa nessuno>.
Mazzoli parla dei rischi e dei “difetti” dell’economia di mercato con la consapevolezza che il mercato ha anche molte imperfezioni che, a suo parere, andrebbero corrette. <Keynes, Amartya Sen e gli economisti progressisti coniugano efficienza ed etica> dice. Sì, perché i principi etici sono anche utili alla società e quindi al mercato. <Dove ci sono meno fasce deboli – spiega – dove la popolazione non è spinta verso la soglia di povertà, si registrano più crescita e più mercato>. Poi aggiunge: <Il mercato ha diverse forme di imperfezione – prosegue – Servono interventi attivi di politica economica per correggerli. I neoliberisti sono contro le politiche economiche attive e tendono quindi a lasciare lo status quo, i keynesiani sostengono, invece, che servono politiche economiche attive non solo per motivi etici, ma di efficienza economica. Eppure i governi neoliberisti esercitano forme di intervento sulla politica economica pazzesche. Nei primi anni di governo Reagan negli Usa, ad esempio, la spesa pubblica fu aumentata incredibilmente a causa delle spese militari>.
<L’Economia oggi subisce la profonda influenza del pensiero unico neoliberista che attua forme di pressione mediatica molto forte e si basa su assunti ideologici assunti non veri, come le proprietà di autoregolazione perfetta del mercato – prosegue Mazzoli -. È diventato ideologia perché si basa su assunti non veri e nonostante questo continua ad influenzare le scelte economiche dei governi, incluso il nostro. Quando sono state create le architetture dell’Unione europea non sono stati inclusi i principi di tutela della dignità umana e del lavoro. Queste sono le vere radici cristiane dell’Europa e nessuno di questi principi, alla base del welfare di tanti paesi europei, è stato inserito nella costituzione europea e nei trattati europei. Questo è un errore di fondo, perché l’assenza di questi principi nel welfare fa sì che le imperfezioni di mercato spingano sotto la soglia di povertà fasce sempre crescenti della popolazione e questo danneggia sia la domanda sia la crescita e il benessere sociale perché di conseguenza crescono le fasce di emarginazione, le tensioni e la violenza. Keynes era ricco, apparteneva a una élite sociale, ma aveva capito che l’economia è fatta di interdipendenze. Aveva capito che che bisogna agire sulle imperfezioni del mercato>.
Poi il professor Marco Mazzoli fa un passaggio su temi nazionali di grande attualità: <Sappiamo che il mondo della politica ha molti collegamenti con le fondazioni bancarie e il settore bancario in generale> dice. <Pensare che i continui e reiterati interventi del Governo Renzi a favore di alcune banche sia dovuta a questa commistione sarebbe sicuramente pensare male. Un autorevole esponente della Prima Repubblica (Giulio Andreotti n. d. r.) – ironizza il professore – diceva che a pensare male si commette peccato. Il resto della citazione non la ricordo…>.
Ma cosa c’entra tutto questo con il blues? <Ci sono incroci nella musica che nella mia vita di economista mai avrei pensato – dice Mazzoli -. Il blues è una forma di musica e arte viva e vitale che ha un collegamento diretto con le storie di vita quotidiana, anche drammatiche e dolorose. Testo e musica si accompagnano molto. L’espressione della musica blues ha influenzato geni della musica come Gershwin e altri artisti>. Insomma, è un po’ il trade d’union tra il jazz e la musica leggera. <In tutti i paesi c’è gente che fa blues – conclude Mazzoli -. Chi fa blues deve interpretare, ma anche comporre musica perché deve trasmettere il proprio vissuto>. Il professore non lo dice, ma l’analogia col suo ruolo professionale si capisce. Musica e insegnamento dell’economia sono due “necessità”, due forme di urgenza di interconnessione con la società, di spiegare agli altri qualcosa che altrimenti resterebbe per pochi eletti. E si sa che tutto ciò che è per pochi finisce per scomparire o per diventare un’arma contro i molti.

Questo il sito di Marco “Ray” Mazzoli http://marcoraymazzoli.wix.com/marcoraymazzoli

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